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Agrigento Arcaica: Arte, Architettura e Identità nella Città delle Divinità Ctonie

29 Gennaio 2025 //  by Elio Di Bella

L’Agrigento arcaica emerge come una crocevia di influenze culturali e artistiche, con un’identità civica in evoluzione e un patrimonio architettonico sperimentale. Il ruolo di Falaride e le connessioni con Gela e Selinunte riconsiderati alla luce delle testimonianze archeologiche.

L’opera di Pirro Marconi , Agrigento arcaica

L’opera di Pirro Marconi , pubblicata nel 1933 con il titolo Agrigento arcaica: Il santuario delle divinità ctonie e il tempio detto di Vulcano , rappresenta una pietra miliare nello studio dell’Agrigento arcaica. Questo volume raccoglie e analizza i risultati delle campagne archeologiche condotte nella città, offrendo una sintesi essenziale sulle origini e sullo sviluppo del centro coloniale.

Marconi mirava a colmare una lacuna nella storiografia agrigentina, fornendo il primo studio organico e approfondito sull’Akragas arcaica dopo ottant’anni.

Il suo lavoro, oltre a un’accurata revisione delle testimonianze letterarie e archeologiche disponibili, introduce un nuovo approccio teorico all’identità delle colonie greche, interpretando Agrigento non come un’entità rigidamente legata a un’unica origine etnica, bensì come una comunità dinamica e integrativa.

L’identità civica della città si sarebbe consolidata solo tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., piuttosto che essere un elemento strutturale del primo insediamento coloniale.

Arte e Architettura: Evoluzione e Influenze

Uno degli aspetti centrali dello studio di Marconi è l’analisi dei modelli culturali e dei linguaggi artistici presenti ad Agrigento dalla sua fondazione fino all’inizio del V secolo a.C.

Il volume individua le diverse influenze artistiche che contribuirono a plasmare l’identità visiva della città , suddividendole in fasi cronologiche distinte.

Influenze dalle città greche

Nella prima metà del VI secolo a.C., si osservano influenze provenienti da Gela, Corinto e Megara , che raggiunsero Agrigento per il tramite di Siracusa e Selinunte.

Durante il terzo quarto dello stesso secolo, si assiste invece a un progressivo orientamento verso la Ionia, in particolare verso Mileto e Samo.

Solo nell’ultimo quarto del VI secolo emerge un vero e proprio stile agrigentino , caratterizzato dall’assimilazione di elementi attici e dalla reinterpretazione di motivi decorativi precedenti, principalmente di origine gelese.

l’influenza ateniese

L’arte agrigentina tardo-arcaica si distingue nettamente dalle altre produzioni siceliote proprio per la marcata influenza ateniese.

Questo nuovo linguaggio artistico si codifica in diverse categorie di manufatti, che si diffonde in tutta la Sicilia, contribuendo alla costruzione di un’identità artistica peculiare.

In parallelo all’evoluzione della ceramica e della scultura, anche l’architettura agrigentina subisce una trasformazione significativa.

Marconi evidenzia come, mentre l’arte mobile si standardizzava attorno a uno stile omogeneo, l’ architettura della città restava estremamente sperimentale, senza aderire a un modello unico.

Propensione all’innovazione

La varietà delle strutture rinvenute ad Agrigento rivela una forte propensione all’innovazione, che si manifesta tanto nelle tecniche costruttive quanto nella scelta degli schemi urbanistici.

Un esempio emblematico di questa sperimentazione architettonica è il Santuario delle Divinità Ctonie , dedicato probabilmente a Demetra e Persefone, il cui complesso si distingue per l’uso di diverse soluzioni stilistiche e tecniche edilizie.

Lo stesso vale per il cosiddetto Tempio di Vulcano , che, nonostante il nome improprio attribuitogli in epoca moderna, costituisce una delle testimonianze più significative dell’architettura arcaica agrigentina. Questi edifici, esaminati da Marconi con un approccio sistematico, offrono una visione chiara della crescita monumentale della città, evidenziando l’influenza di più tradizioni architettoniche.

Revisione delle Interpretazioni Tradizionali: L’Identità di Agrigento tra Mito e Realtà

Un aspetto particolarmente innovativo dell’opera di Marconi è la sua rilettura critica della tradizione letteraria relativa alle origini di Agrigento.

Tradizionalmente, la fondazione della città venne attribuita ai coloni di Rodi e Creta , un’idea derivata principalmente dal secondo inno olimpico di Pindaro , ha celebrato le origini rodie degli antenati del tiranno Terone.

Tuttavia, attraverso un’attenta analisi filologica, Marconi dimostra che questa connessione è il risultato di una reinterpretazione ellenistica , nata dall’esigenza di conciliare il racconto di Tucidide, che attribuisce la fondazione ad un gruppo di coloni provenienti da Gela , con la versione poetica di Pindaro, utilizzata per legittimare il potere degli Emmenidi , la famiglia tirannica di Terone.

Il legame con Rodi

L’idea che Agrigento fosse etnicamente legata a Rodi appare quindi priva di un fondamento storico concreto. Al contrario, l’archeologia suggerisce che le principali influenze culturali e artistiche della città derivata da Gela e Selinunte , piuttosto che dal mondo egeo.

Questo spostamento del focus interpretativo modifica in maniera significativa la nostra comprensione della formazione dell’identità agrigentina, sottolineando il carattere ibrido e multiforme della sua popolazione e delle sue espressioni artistiche.

Il Mito di Falaride e la Costruzione della Memoria Storica

Un’altra figura centrale nella narrazione storica di Agrigento è Falaride , considerato il primo tiranno della città.

Le fonti letterarie attribuiscono a Falaride non solo una fama di brutale crudeltà – immortalata nella leggenda del Toro di bronzo , uno strumento di tortura in cui i nemici venivano arsi vivi – ma anche un ruolo decisivo nell’espansione territoriale e nello sviluppo architettonico della città.

Secondo la tradizione, Falaride avrebbe governato tra il 570 e il 550 aC, consolidando il potere agrigentino nel cuore della Sicilia e portando avanti un ambizioso programma edilizio.

Tuttavia, Marconi e altri studiosi moderni suggeriscono che la figura di Falaride sia in gran parte una costruzione letteraria .

La narrazione delle sue imprese appare infatti anacronistica e potrebbe essere stata modellata in età classica per fornire un archetipo negativo della tirannide .

È possibile che le gesta attribuite a Falaride siano in realtà una retroproiezione di eventi accaduti alla fine del VI secolo a.C. periodo in cui Agrigento conobbe una fase di espansione territoriale più documentata. In particolare, la sua presunta conquista di Himera e il dominio sulle popolazioni indigene dell’entroterra sembrano riflettere una situazione successiva, più compatibile con l’epoca di Terone.

Conclusioni: Un Nuovo Paradigma per la Storia di Agrigento

L’opera di Marconi ha rivoluzionato il modo di interpretare la storia di Agrigento arcaica , mettendo in discussione molte delle interpretazioni tradizionali basate esclusivamente sulle fonti letterarie.

L’analisi archeologica suggerisce che l’influenza di Rodi sulla città è stata ampiamente sopravvalutata e che, al contrario, le connessioni con Gela e Selinunte siano state determinanti nello sviluppo culturale e artistico di Agrigento.

Inoltre, la figura di Falaride emerge come un costrutto ideologico piuttosto che come un leader storicamente accertato.

Questi elementi contribuiscono a un ripensamento complessivo della storia di Agrigento nel periodo arcaico, sottolineando il carattere multietnico e fluido della colonia e la sua capacità di assorbire influenze culturali diverse.

Marconi non solo ha fornito una sintesi fondamentale delle prove archeologiche disponibili, ma ha anche posto le basi per una nuova interpretazione della città, lontana dai miti e più ancorata ai dati concreti. L’Agrigento arcaica emerge così come un centro dinamico, capace di trasformarsi e adattarsi alle mutevoli condizioni del Mediterraneo antico, rimanendo uno dei poli culturali più affascinanti della Sicilia greca.

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