I magnifici templi, i bei tramonti e il mare azzurro non bastano a richiamare (e trattenere) i forestieri
Giornale di Sicilia, 31 dicenbre 1968, cronaca di Agrigento.
Sulle guide turistiche, sui manifesti, dovunque, si parla di Agrigento come di una delle città d’Italia più ricca di attrattive per i turisti. Ma dove sono andati a finire i turisti, quest’anno? Non riteniamo di esagerare affermando che quelli da noi veduti, si potrebbero contare sulle dita di una mano!
Mai come quest’anno, forse, il calo delle presenze degli stranieri, nella città dei Templi, si è fatta sentire con pesantezza. Nessuna stagione — e qui ognuno è idoneo al turismo… — ha favorito gli arrivi dei viaggiatori turistici, sia interni che esteri. Cosa sarà successo? Forse si chiederanno in molti, ritenendo che il terremoto del gennaio scorso e la frana del luglio 1966 siano ormai dei brutti ricordi per tutti. In un certo senso, ciò è giusto. Non bisogna, però, dimenticare che certi avvenimenti disastrosi lasciano delle conseguenze postume assai lunghe e gravi.
Premesso questo, la causa del dimagrimento dell’«industria dello straniero» è da ricercarsi altrove. In problemi, cioè, di marca squisitamente agrigentina, che vanno dalla mancanza di idonee strutture, alla scarsa ricettività, all’abulia congenita dei conterranei di Luigi Pirandello.
E’ ora che ci si renda conto, una volta per tutte, che non bastano soltanto i magnifici templi greci, le meravigliose vestigia, i bei tramonti, il mare sereno ed azzurro, per attirare verso questo estremo lembo di Sicilia, le masse turistiche.
Cosa si fa, infatti, per invogliare lo straniero a trascorrere nella nostra città qualche ora in più, dopo la rituale visita alla valle? Diciamocelo francamente. Nulla. La mancanza di ricettività, dei locali dove i turisti possano trascorrere una piacevole serata, la mancanza dell’acqua che talvolta incide addirittura sulla igiene personale, sono, senza dubbio, i maggiori handicap dello sviluppo del turismo agrigentino.
Eppure la città è dotata di zone veramente idonee dove potrebbero sorgere gli impianti turistici essenziali. La nostra città possiede inoltre gruppi folkloristici di livello internazionale che bene o male, potrebbero allietare le serate dei turisti i quali — lo sappiamo tutti — apprezzano più di ogni altra cosa, questo genere di spettacolo.
Di recente è sorto anche un teatro cabaret che con i dovuti incoraggiamenti e adeguati ampliamenti di programmi, potrebbe costituire un locale «à la page» per i visitatori di Agrigento. I «numeri» in un certo senso, ci sarebbero. Cosa manca, allora?
Per far presto si potrebbe dire la buona volontà, la giusta valutazione del problema. Ad essere sinceri, e per non essere pessimisti ad oltranza, diremo che qualche simpatica e buona iniziativa, anche se isolata, c’è stata, ogni tanto.
Per fare un esempio potremmo citare l’estate di Agrigento lido [San Leone, ndr] con le dovute riserve, s’intende che con serate danzanti e numerose elezioni di misses ha incrementato un turismo piuttosto locale. I lettori ricorderanno anche la recente iniziativa dell’Ente provinciale del turismo di ospitare, nella città dei templi, un cospicuo numero di novelli sposi provenienti da ogni parte d’Europa. E’ poco, d’accordo, ma questo potrebbe costituire il via per tutta una serie di iniziative atte a migliorare e incrementare — sarebbe più opportuno dire salvare — il turismo Agrigentino. Il resto verrebbe da solo, con il benessere che le stesse masse turistiche apportano alle località da loro scelte.
Matteo Collura


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