La domenica dell’Epifania del 1862 il contadino Francesco (con un cognome poco leggibile nella sentenza) e il diciassettenne Carmelo Bonfissuto sono da poco entrati nella chiesa madre di Licata ed entrambi in cerca di un posto libero ne avvistano uno in un banco.
Carmelo fu più svelto e raggiungesse proprio un’attimo prima Francesco la panca, stando a quanto ci dice la sentenza numero 89 della Corte d’Assise di Girgenti, (Archivio di Stato di Agrigento, inventario 10 fascicolo 1)
Ma il Carmelo pretese che il contadino Francesco, gli cedesse il posto. Ne nacque allora una contesa per quel posto inevitabilmente che finì col disturbare i fedeli e degenerò ulteriormente perché – attesta la sentenza – i due litiganti “cominciarono a urtarsi” e fu necessario che “per farli accuitare (acquietare n.d.r.) un terzo si frapponesse e riuscì a quest’ultimo acquietarli mercè uno schiaffo dato a ciascuno “: dovette trattarsi probabilmente di una “persona di rispetto” che aveva evidentemente autorità per intervenire in tal modo e così platealmente.
Ma la cosa non finì lì. Infatti, continua la sentenza “terminata la messa…sulla porta della Chiesa erasi portati i due litiganti “che ripresero l’animata discussione sul diritto ad occupare quel posto.
Ma l’alterco divenne sempre più violento e dinanzi ai fedeli che ancora sostavano dinanzi alla chiesa improvvisamente Carmelo “impugnando un coltello lo dirige contro Francesco, che irroga due ferite, una nella parte posteriore dell’inguine sinistro penetrando in cavità e l’altra nel terzo superiore della coscia medesima…l’offeso quaranta giorni dopo moriva. I giudici sentiti i testimoni e considerando la giovane età dell’omicida lo condannarono a sette anni di prigione.
ELIO DI BELLA


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