Nella seconda domenica di luglio ricorre a Raffadali la festa della Madonna degli ammalati, che si solennizza con ufficio, messa cantata, spari di mortaretti, giuochi d’artifizio, bande musicali ed orchestre e molto concorse di forestieri.
Una volta la pompa era maggiore e maggiore era il numero della gente che accorreva dai comuni circonvicini non sole, ma anche da paesi lontani.
Com’era la festa una volta
Una bella costumanza, che oggi non è più, era questa: usciva il Simulacro preceduto dalle confraternite e dal clero e seguito dalle bande musicali e da una folla interminabile di popolo. A un certo punto si faceva sosta, le musiche tacevano e sulla barella della statua della Madonna saliva un uomo, quasi sempre un contadino, che recitava in versi le lodi della Vergine, come il cuore e la fantasia glieli suggerivano.
Poi la processione seguiva il suo corso, poi altre soste ed altri versi recitati da contadini. Questi versi venivano composti dai loro autori qualche giorno prima e non di rado qualcuno li improvvisava senz’altro. Eppure nessuno si diede mai la briga di trascriverli e di tramandarli, senza pensare che avrebbero potuto servire a qualche cosa.
Pure qualche canto ci è pervenuto ed io scelgo quello che mi sembra il migliore, sebbene, se non m’inganno, mi pare di scorgervi la correzione di qualche poeta addottrinato. E ciò è male!
I canti del popolo
I canti del popolo, perché se ne possa studiar meglio la psicologia, dovrebbero lasciarsi intatti.
Della leggenda dell’immagine di M. SS. degl’infermi ne parla il gesuita Gumppenberg nel suo Atlante Mariano e più diffusamente il P. Domenico Stanislao Alberti della Compagnia di
Gesù nell’opera: Meraviglie di Dio in onore della Sua SS. Madre, riverite nelle sue celebri immagini di Sicilia e dello isole circonvicine – Palermo, 1718 – al foglio 79 capitolo VIII. Sulle tracce di questi autori riferiamo in succinte la leggenda:
Nel 1585 Raffadali, terra della diocesi di Girgenti, nella Valle di Mazzera, venerava nell’altare maggiore della Madrice (che era allora |a chiesa del Crocifisso) una pittura rappresentante Maria fra le nuvole che benediceva una gran folla di malati che le stavano sotto e che le richiedevano in grazia di risanarli.
Miracoli e Grazie
I miracoli e le grazie non mancarono ai devoti raffadalesi, tanto che si formò una Congregazione perché si onorasse la Vergine, cantando ogni sabato le litanie.
Quattro di quei congregati pensarono di procurarsi una statua, allo scopo di portarla in processione per le vie del paese. La proposta commosse tutti i fedeli, i quali, senza badare a spese, diedero l’incombenza ad uno scultore di Burgio, perché desse subito mano all’opera. Intanto l’albero scelto per la statua fu trovato reciso e quivi accanto zampillò una sorgente d’acqua cristallina che ridava la salute a quanti ammalati ne attingevano.
Aggiunge l’Alberti che quando lo scultore aveva condotto la statua a metà, la trovò il domani con sua sorpresa interamente finita. Della quale cosa adirato, lo statuario diè di piglio a un’accetta per troncare l’immagine; ma….rimase immobile, come paralizzato, nell’atto di vibrare il colpo.
La gran lite
Terminata la statua sorse gran lite tra burgitani e raffadalesi, perché tanto gli uni quanto gli altri ambivano l’onore di possederla; i primi perché i miracoli erano stati operati nel loro territorio, gli altri perché l’avevano ordinata; ma per finirla onorevolmente fu stabilito da ambedue le parti che la statua fosse posta sopra un carro e tirato da buoi e lasciato in mezzo a un bivio, di cui una strada conduceva a Burgio e l’altra a Raffadali.
I buoi presero la strada di Raffadali.
‘Nfirmi di vui cu affettu spiciali
Sintì pietà la nastra gran Signura,
Nn’aviti un pignu nni li vostri mali.
St’immagini, sta santa cinusura
Purtannula da Burgiu a Rafadali
Di vui la chiama e di predigiu onura.
Parlati vui, ca umana lingua manca,
Campi di Burgiu, Lucca e Villafranca!
Costa a vui dui vostri agili voi
Supra d’un carru la purtaru a nui,
Quasi turrenti nni ll’impeti soi
Frinarli ‘nvanu tintastivu vui.
Rinnova ora, Maria, sti grazii toi,
Nni lu to mantu nn’arricogli e chiui,
Cechi, e surdi, libbrusi e storpii semu;
Forchì nni tia nudda spiranza avemu!
Una arcana volontà
Narra sempre l’Alberti che l’albero destinato a formare la statua era già stato designate da un’arcana volontà e infatti per parecchie notti di seguito fu osservato attorno ad esso uno strano splendore di cui nessuno sapeva darsene ragione.
Narrati vui comu nna stidda ardenti
St’immagini additau cu arcani raggi,
Comu l’antica stidda d’Orienti
Insignava la grutta a li re Maggi.
Mustrati l’acqua chi guaria li genti
Da morbi chi facianu tanti straggi,
Fonti chi allura da st’arvulu uscìu
Comu quannu Musè la rupu apriu.
patrona di Raffadali
Da tutto queste fu naturale che la Madonna dei malati (Salus Infirmorum) fosse stata dichiarata Patrona di Raffadali e avesse avuto messa ed ufficio proprio. E già nel 1846 la Sacra Congregazione dei Riti dichiarò con decreto del 16 marzo la Vergine Salus infirmorum Patrona principale di Raffadali in perpetuo, con ufficia e messa di rito doppio di prima classe
con l’ottava. E perchè tale solennità giovasse anche al commercio, si stabilì una fiera per la seconda domenica di luglio giorno della festa.
Questo viene riferito dal pregevole annuario del Vescovado
di Girgenti per l’anno 1875»
È d’aggiungere che dalla raccolta dell’elemosina in denaro,
frumento ed altro viene prelevata una certa somma, che poi si
dà, unitamente a pezze di tela e ad oggetti di biancheria raccolti fra i devoti, ad un’orfana in occasione delle sue nozze.
La giovinetta, fino al giorno dei suoi sponsali, viene denominata: La zita di la Madonna.
Chiudiamo con l’ultima ottava del canto popolare.
Nni lu cori, la lingua e menti e sensi,
Chi sunnu tutti lebbra e cancarina,
Sacramu a ttia, chi sanità dispensi,
Maria, vera prubbatica piscina.
Risoni intantu pri li spazii immensi
A ttia e a la Triadi divina,
Innu di gloria e canti stirminati,
Matri di Diu e Matri a li malati.
GAETANO D’ALESSANDRO
Tratto dalla rivista mensile “LA SICILIANA”
Anno III – N° 5 – Marzo 1914


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