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guerra fredda
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La Guerra Fredda: Anatomia di un Conflitto Ideologico che Ridefinì l’Ordine Mondiale (1945-199

27 Maggio 2025 //  by Elio Di Bella

Analisi storico-accademica della Guerra Fredda (1945-1991): dalle origini alla fine, attraverso crisi di Berlino, Cuba, deterrenza nucleare, Terzo Mondo e il ruolo dell’Italia. Studio approfondito per specialisti di storia contemporanea.

Introduzione

La guerra fredda e i suoi eventi hanno lasciato un’eredità significativa, venendo spesso citati nella cultura popolare, in particolare con temi di spionaggio e minaccia di guerra nucleare, mentre la storiografia si è ampiamente occupata di studiarne le cause, le responsabilità e le conseguenze. La Guerra Fredda rappresenta uno dei fenomeni più complessi e determinanti della storia contemporanea, un conflitto che per quasi mezzo secolo ha plasmato l’ordine geopolitico mondiale senza mai tradursi in un confronto militare diretto tra le due superpotenze protagoniste.

Che scontro fu ?

La guerra fredda che lo storico Luigi Salvatorelli ha definito uno scontro “non tanto fra capitalismo e comunismo, quanto fra una concezione liberale-democratica del mondo e una colettivistico-autoritaria”, si configura come un confronto totalizzante che ha investito tutti gli aspetti della vita politica, economica, sociale e culturale del secondo Novecento. Questo saggio si propone di analizzare in profondità le dinamiche, le fasi evolutive e l’eredità di un conflitto che ha ridefinito i rapporti internazionali e ha influenzato profondamente anche i paesi che tentarono di sottrarsi alla logica bipolare.

1. Le Radici del Conflitto: Interpretazioni Storiografiche delle Origini (1945-1947)

Già alla fine della seconda guerra mondiale, lo scrittore inglese George Orwell usò il termine “guerra fredda” nel suo saggio You and the Atomic Bomb, pubblicato il 19 ottobre 1945 sul quotidiano britannico Tribune. Tuttavia, il primo uso sistematico del termine per descrivere lo specifico scontro geopolitico del dopoguerra avvenne durante un discorso di Bernard Baruch, un influente consigliere dei presidenti democratici, tenutosi il 16 aprile 1947, in cui affermò: «Non lasciamoci ingannare: siamo oggi nel bel mezzo di una guerra fredda».

Le interpretazioni storiografiche sulle origini della Guerra Fredda hanno attraversato diverse fasi evolutive. Gli storici parlano comunemente di quattro diversi approcci allo studio della Guerra Fredda: “ortodosso”, “revisionista”, “realista” e “post-revisionista”. La scuola ortodossa, prevalente negli anni immediatamente successivi al conflitto, attribuiva il deterioramento dei rapporti alla violazione da parte di Stalin degli accordi di Jalta, dell’imposizione di governi dominati dai comunisti nell’Europa orientale.

Approvvio revisionista

Al contrario, l’approccio revisionista, sviluppatosi negli anni Sessanta, attribuisce tutte le colpe per le origini e gli avvenimenti della guerra fredda all’amministrazione americana, fino ad affermare che la percezione estremamente negativa dell’Unione Sovietica diffusa negli Stati Uniti fu dovuta non “alla minaccia di un massiccio riarmo sovietico”, ma ai “caratteri peculiari del sistema politico americano”.

Dal 1989 il dibattito storiografico si è potuto arricchire del contributo di storici del blocco orientale e documenti sovietici che fino ad allora erano segretati che hanno confermato la mancanza in Stalin di un piano per la conquista dell’Europa e di una sua reale intenzione nella ricerca di una collaborazione pacifica con l’Occidente; tuttavia questi hanno anche evidenziato di come la sua intransigenza ideologica e la ferrea convinzione nel successo mondiale del comunismo avessero guidato le azioni del leader sovietico contribuendo a determinare un clima di reciproco sospetto.

2. La Cristallizzazione del Bipolarismo: Il Blocco di Berlino (1948-1949)

Il blocco di Berlino rappresenta la prima grande crisi della Guerra Fredda e il momento di cristallizzazione definitiva del sistema bipolare. Il 24 giugno 1948 l’URSS bloccò gli accessi ai tre settori occupati dalle truppe di USA, Regno Unito e Francia a Berlino, tagliando tutti i collegamenti stradali e ferroviari che giocoforza attraversavano la parte di Germania sotto controllo sovietico.

La crisi aveva radici profonde nella questione della ricostruzione tedesca. Il presidente statunitense Harry S. Truman rifiutò che la Germania Ovest pagasse danni di guerra ai sovietici e il 18 giugno 1948 introdusse il nuovo marco tedesco al posto della valuta d’occupazione nei tre settori occidentali della Germania. Questa mossa rappresentava una sfida diretta all’influenza sovietica e i sovietici obiettarono che, essendo stati invasi due volte da uno Stato tedesco negli ultimi trent’anni, volevano una Germania smilitarizzata, come il Giappone, prima che si potesse parlare di riunificazione.

La risposta occidentale

La risposta occidentale fu straordinaria per portata e significato simbolico. Il 25 giugno, il giorno dopo l’inizio del blocco, fu iniziato un enorme ponte aereo, che poi durerà ben 462 giorni. Centinaia e centinaia di aeroplani, chiamati affettuosamente “Rosinenbomber” (bombardieri d’uva passa) dalla popolazione locale, trasportarono un’enorme varietà di provviste. Furono in totale effettuati 278 228 voli, trasportando 2 326 406 tonnellate di cibo e altre forniture, tra cui un milione e mezzo di tonnellate di carbone per riscaldamento e produzione di energia elettrica, dando vita al più grande trasporto umanitario della storia.

Il successo del ponte aereo costrinse l’Unione Sovietica a cedere. L’Unione Sovietica tolse il blocco a mezzanotte del 12 maggio 1949. Le conseguenze furono decisive per il futuro dell’Europa: il 23 maggio 1949 le tre zone occidentali furono trasformate nella Repubblica Federale Tedesca. Così Stalin rispose, il 7 ottobre 1949, trasformando la zona d’occupazione sovietica della Germania in uno Stato “indipendente”, ma egemonizzato dall’URSS, la Repubblica Democratica Tedesca.

3. L’Equilibrio del Terrore: La Deterrenza Nucleare e la Dottrina MAD

La dimensione nucleare ha rappresentato l’elemento più caratterizzante e pericoloso della Guerra Fredda. La locuzione “equilibrio del terrore” si usa per descrivere la pace tenue che esistette tra le due superpotenze come risultato del fatto che entrambi i governi erano trattenuti dall’agire in base alla prospettiva di una guerra nucleare che avrebbe distrutto il mondo.

Il concetto teorico che sostenne questo equilibrio fu la “Distruzione Reciproca Assicurata” (MAD – Mutual Assured Destruction). Sigla di mutual assured destruction coniata nel 1963 dall’allora segretario per la difesa statunitense R. McNamara, per indicare una situazione strategica (equilibrio del terrore), nella quale l’arsenale di ciascuna delle due potenze (USA e URSS) poteva, sferrando un attacco nucleare all’altra, distruggerne circa il 40% della popolazione e il 60% della base industriale, subendo a sua volta le stesse conseguenze.

La bomba atomica

La bomba atomica creò una nuova realtà politica, nella quale due superpotenze avevano la capacità di annichilire tutta la vita sulla Terra. L’ostacolo alla guerra tra il blocco sovietico e quello occidentale non fu più tanto la paura che la parte avversa fosse più potente, ma piuttosto la realizzazione che con l’uso di arsenali nucleari abbastanza grandi e mortali, l’eventuale vittoria avrebbe comunque prodotto la distruzione della propria nazione e del resto del mondo.

Questo paradossale sistema di sicurezza, basato sulla minaccia di distruzione totale, creò una stabilità precaria ma duratura. Si avviava dunque una escalation nella corsa agli armamenti destinata a durare vari anni, con pericolose conseguenze per la sicurezza stessa dei popoli. Per limitare l’aumento delle potenze nucleari e degli arsenali esistenti furono dunque conclusi vari accordi per il controllo quantitativo e qualitativo degli armamenti, dal Trattato per il divieto parziale degli esperimenti atomici (1963) al Trattato di non-proliferazione (Helsinki, nov. 1969), fino agli accordi SALT I (1972) e SALT II (1974, 1979).

4. La Crisi dei Missili di Cuba: Il Mondo sull’Orlo dell’Apocalisse (1962)

La crisi dei missili di Cuba fu uno dei momenti più critici della guerra fredda e più a rischio di innesco di un conflitto nucleare. Nell’ottobre 1962, per tredici giorni drammatici, il mondo si trovò sull’orlo di una guerra termonucleare che avrebbe potuto annientare la civiltà umana.

Le radici della crisi risalivano ai rapporti tra Stati Uniti e Cuba rivoluzionaria. Reagendo all’installazione di missili PGM-19 Jupiter in basi in Italia e Turchia (1959) e alla fallita invasione della baia dei Porci (1961), il leader sovietico Nikita Chruščёv decise di posizionare missili con testata nucleare a Cuba come deterrenza contro una possibile invasione statunitense dell’isola.

La scoperta americana dei missili avvenne il 14 ottobre 1962. Tutto è partito da alcune foto su Cuba scattate da un aereo spia U-2, pilotato dal maggiore Richard S. Heyser. Ore dopo i fotogrammi rivelano installazioni missilistiche in costruzione sull’isola. Le fotografie mostravano installazioni militari a pochi chilometri dalla cittadina di San Cristobal: la base missilistica sovietica avrebbe avuto una portata offensiva che includeva la costa atlantica statunitense e decine di Paesi del Centro e Sud America.

Kennedy

La risposta di Kennedy fu calibrata ma ferma. Il 22 ottobre Kennedy rivolse un messaggio televisivo al popolo americano, annunciando l’inizio del blocco navale (definito quarantena). “Questa decisione di posizionare armi strategiche per la prima volta al di fuori del territorio sovietico è chiaramente una provocazione… La strada che abbiamo scelto è piena di pericoli… Il prezzo della libertà è sempre alto, e gli americani lo hanno sempre pagato. E una strada che non sceglieremo mai – disse Kennedy – è quella di arrenderci o essere sottomessi”.

Il momento più pericoloso si raggiunse il 27 ottobre. La tensione continuò a salire e raggiunse l’apice il 27 ottobre, quando un aereo spia americano fu abbattuto nei cieli di Cuba. Un episodio che non ebbe conseguenze anche perché la Russia aveva già deciso di lasciar perdere la causa cubana: già poche ore prima Krusciov offrì di ritirare i missili se gli Stati Uniti avessero promesso di non invadere l’isola.

Kennedy

La catastrofe nucleare fu evitata solo grazie a Kennedy, il quale, nonostante fosse rimasto profondamente scosso dagli eventi in corso, si oppose fermamente a coloro che, all’interno della Casa Bianca, avrebbero preferito risolvere la crisi esclusivamente con il linguaggio delle armi. Krusciov, dal canto suo, quando al Cremlino giunse la notizia che gli Stati Uniti erano pronti a combattere, divenne consapevole che tutte le strade portavano alla catastrofe.

5. L’Italia nella Guerra Fredda: Centrismo, Socialismo e Scelte Atlantiche

L’Italia repubblicana visse intensamente le contraddizioni della Guerra Fredda, sviluppando una strategia politica originale che combinava antifascismo e anticomunismo. Il centrismo nella storia d’Italia è stata la formula politica imperniata sulla Democrazia Cristiana che ispirò i governi della Repubblica Italiana dal 1947 al 1958 e, almeno formalmente, fino al 1963.

La vittoria della compagine centrista nelle elezioni politiche del 18 aprile 1948 comportò la definitiva emarginazione del PCI e del PSI che in occasione delle elezioni avevano dato vita al Fronte Popolare, e il centrismo assunse un chiaro significato atlantista, filo-occidentale e anticomunista, sottolineato dall’adesione al Patto Atlantico nel 1949.

Il Partito Socialista Italiano rappresentò un caso particolare nel panorama europeo. La storia del Psi negli anni della guerra fredda procede in parallelo con l’evolversi del legame stretto il Pci, in un condizionamento che ne limitò fortemente l’autonomia progettuale sino al 1956. Figure come Pietro Nenni e Sandro Pertini incarnarono le contraddizioni di un socialismo democratico stretto tra le pressioni della Guerra Fredda.

Nenni

In questi anni, contrassegnati dalla guerra fredda, Nenni si batté contro l’adesione dell’Italia al Patto atlantico, cioè al sistema di alleanza militare con gli Stati Uniti d’America e gli Stati dell’Europa occidentale, contrapponendole una “legittima istanza politica di neutralità”. La posizione di Nenni rifletteva l’ipotesi della creazione di un’atmosfera di distensione e nuovi rapporti di coesistenza e di collaborazione tra i popoli, vedendo con diffidenza anche la realizzazione del sistema di aiuti economici del Piano Marshall, da lui considerato “lo strumento economico della Dottrina Truman e della politica di Wall Street”.

Sandro Pertini rappresentò l’evoluzione del socialismo italiano di fronte alle sfide della Guerra Fredda. Sandro Pertini, uno dei più importanti dirigenti del partito, cercò inizialmente di mediare tra Nenni e Saragat. Dopo le elezioni del 18 aprile del 1948, però, egli sposò la linea frontista e filosovietica, all’interno della collaborazione stretta coi comunisti. Successivamente egli abbandonò questa linea, peraltro non senza contraddizioni, solo dopo il 1956 e l’avvio della stagione del centro-sinistra e del nuovo corso autonomista.

6. Il Terzo Mondo e il Movimento dei Non Allineati: Una Terza Via tra i Blocchi

La decolonizzazione e l’emergere del Terzo Mondo rappresentarono uno degli aspetti più significativi della Guerra Fredda, creando un’alternativa alla logica bipolare. Il processo di decolonizzazione dei popoli asiatici ed africani e il Movimento dei Non Allineati che rappresenta il cosiddetto “Terzo Mondo” offrirono una prospettiva diversa rispetto alla divisione manichea tra blocco occidentale e orientale.

Il secondo dopoguerra venne caratterizzato dalla nascita dell’egemonia bipolare, durante il quale il fulcro del sistema politico internazionale si sposta dalla vecchia Europa continentale, non più dominatrice di imperi coloniali, a due potenze esterne come gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. In questo contesto, i paesi di nuova indipendenza cercarono di costruire un’alternativa.

La Conferenza di Bandung

La Conferenza di Bandung del 1955 rappresentò il momento fondativo di questa alternativa. Essa fu convocata su iniziativa di India, Pakistan, Birmania, Ceylon, Repubblica Popolare Cinese e Indonesia (vi parteciparono in tutto 29 Paesi del “Sud del mondo”) allo scopo di cercare una coesione fondata sui caratteri comuni di povertà e “arretratezza” e di riunire tutti i paesi contrari alla colonizzazione.

«Uragani di risvegli nazionali hanno investito la terra, scuotendola, cambiandola, cambiandola in meglio» tuona il presidente indonesiano Ahmed Sukarno nell’aprile 1955 davanti ai delegati riuniti nella piccola città giavanese di Bandung. La conferenza produsse risultati concreti: La conferenza di Bandung si chiude con un documento in dieci punti, la “Dichiarazione per la pace e per la cooperazione mondiale”, poi divenuto la base per varare il Movimento dei Non Allineati.

Tito

I principali ispiratori del non allineamento, lo iugoslavo Tito, l’indiano J. Nehru e l’egiziano G.A. Nasser, promossero una politica di ‘neutralismo attivo’, volta soprattutto a favorire la distensione internazionale, mentre gli effetti della decolonizzazione si traducevano in una crescita progressiva degli aderenti al movimento.

7. La Guerra Fredda nelle Periferie: Conflitti per Procura e Sfere di Influenza

La guerra fredda è stata una guerra totale sia perché ha interessato larga parte del mondo, anche le aree più periferiche, sia perché ha investito tutte le strutture dello stato e della società (da quelle economiche a quelle politiche e culturali), e venne condotta anche all’interno degli stati stessi attraverso operazioni di varia natura che tendevano a neutralizzare i simpatizzanti del fronte avversario.

Il confronto si estese ben oltre l’Europa, coinvolgendo Asia, Africa e America Latina in una serie di conflitti per procura che caratterizzarono l’intero periodo della Guerra Fredda. A partire dagli anni ’50, il processo di decolonizzazione in atto finisce per essere condizionato dalle dinamiche dello scontro tra USA e URSS. Le due grandi potenze si trovano a giocare un ruolo fondamentale anche nelle periferie del mondo, non tramite una politica coloniale ma mediante l’appoggio politico ai diversi governi al fine di allargare la propria sfera di influenza.

Bilancio umano

Nel corso delle numerose guerre succedutesi dal 1945 al 1980 (non tutte ovviamente legate direttamente al contrasto Est-Ovest) si sono avuti 25 milioni di morti, cifra inferiore ai caduti della seconda guerra mondiale ma comunque molto elevata. Questo dato evidenzia come, nonostante l’assenza di un conflitto diretto tra le superpotenze, la Guerra Fredda abbia prodotto un bilancio umano drammatico attraverso i conflitti regionali.

8. La Distensione e i Tentativi di Dialogo (1963-1979)

Dopo la crisi di Cuba, entrambe le superpotenze compresero la necessità di stabilire meccanismi per evitare escalation pericolose. I negoziati tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica misero in evidenza la necessità di una rapida, chiara e diretta linea di comunicazione riservata e dedicata. Di conseguenza, venne realizzata la cosiddetta linea rossa Mosca-Washington.

Il periodo della distensione fu caratterizzato da importanti accordi bilaterali e multilaterali. La d.n. sembrava dunque aver fatto posto alla distensione. Tuttavia, negli anni Ottanta, l’installazione degli «euromissili» da parte degli USA e il progetto di Scudo spaziale del presidente R. Reagan avviarono una nuova fase della d.n. e della corsa agli armamenti.

Afghanistan

Il dialogo tra le superpotenze non impedì tuttavia l’emergere di nuove tensioni in diverse aree del mondo, dalla guerra del Vietnam all’intervento sovietico in Afghanistan, dimostrando i limiti della distensione e la persistenza della competizione globale.

9. Mikhail Gorbaciov e la Fine della Guerra Fredda (1985-1991)

L’ascesa di Mikhail Gorbaciov al potere nell’Unione Sovietica nel 1985 segnò l’inizio della fase finale della Guerra Fredda. La sua politica di riforme decollò con l’approvazione, durante il ventisettesimo congresso del PCUS (nel mese di febbraio del 1986), della glasnost‘, della perestrojka e della uskorenie (accelerazione dello sviluppo economico). I nuovi princìpi strategici avrebbero non molto tempo dopo condotto alla fine della guerra fredda, arrestando la corsa agli armamenti tra USA e URSS e diminuendo grandemente il rischio di un conflitto nucleare.

Glasnost e perestroika erano politiche riformiste avviate dal nuovo leader sovietico Mikhail Gorbaciov. Furono implementati negli 1980 per arrestare la stagnazione e rilanciare la sofferenza dell’economia sovietica, ma il fallimento di queste riforme contribuì alla dissoluzione dell’URSS e alla fine della Guerra Fredda.

Gorbaciov

Le riforme di Gorbaciov ebbero conseguenze inattese e rivoluzionarie. Molti sovietici credevano di vivere in uno stato comunista di successo; Sotto glasnost, iniziarono a capire quanto fossero tristi le loro vite rispetto a quelle occidentali. glasnost le riforme hanno anche incoraggiato un maggiore coinvolgimento politico e accessibilità.

Nel 1989 la caduta del muro fu l’evento emblematico della fine della guerra fredda, ma il processo di dissoluzione dell’impero sovietico era ormai inarrestabile. Nell’agosto del 1991 l’Unione Sovietica cessò di esistere: Gorbaciov consegnò le chiavi degli armamenti nucleari a Yelstin e, con esse, l’Unione Sovietica era finita.

I risultati effettivi della perestrojka sono questi: la fine della guerra fredda, una serie di accordi sul disarmo nucleare privi di precedenti, la conquista di diritti e libertà per le persone — libertà di parola, associazione, fede, movimento, libere elezioni, multipartitismo. E, cosa più importante, abbiamo condotto il processo di cambiamento fino a un punto in cui non era possibile riportarlo indietro.

10. L’Eredità della Guerra Fredda e le Interpretazioni Contemporanee

La fine della Guerra Fredda ha permesso una rivalutazione critica dell’intero periodo, beneficiando dell’apertura degli archivi e di nuove prospettive storiografiche. In definitiva, tutti i più recenti studi concordano che entrambi i blocchi avessero «agito in modo provocatorio fornendo alla parte avversa abbondanti ragioni di allarme».

L’eredità della Guerra Fredda si manifesta in molteplici dimensioni. Sul piano istituzionale, le organizzazioni create durante il conflitto – dalla NATO al Patto di Varsavia, dalle Nazioni Unite alle istituzioni di Bretton Woods – hanno continuato a plasmare l’ordine internazionale anche dopo il 1991. Sul piano culturale e sociale, la Guerra Fredda ha influenzato profondamente l’immaginario collettivo, la produzione artistica e intellettuale, e i modelli di sviluppo economico e sociale.

fine della decolonizzazione

Dopo la fine della guerra fredda e l’esaurimento del processo di decolonizzazione, il movimento sottolineò il maggior rilievo assunto dalla contrapposizione Nord-Sud rispetto a quella tradizionale Est-Ovest, rivendicando un «nuovo ordine economico internazionale». Questa trasformazione evidenzia come la fine del bipolarismo abbia aperto spazio a nuove forme di conflittualità e cooperazione internazionale.

La storiografia contemporanea ha anche rivalutato il ruolo del Terzo Mondo nella Guerra Fredda. Recentemente, la storiografia ha riletto la Guerra Fredda dall’angolazione delle relazioni Nord-Sud, considerando il Sud del mondo come un vero motore delle dinamiche della contrapposizione Est-Ovest. Questa prospettiva sottolinea come il conflitto non possa essere compreso appieno senza considerare la dimensione globale e l’agency dei paesi non allineati.

Conclusioni

La Guerra Fredda rappresenta molto più di un semplice confronto bipolare tra due superpotenze: essa ha costituito un sistema mondiale complesso che ha ridefinito le relazioni internazionali, i modelli di sviluppo economico e sociale, e le stesse categorie del pensiero politico contemporaneo. L’analisi del conflitto attraverso le sue diverse fasi – dalla cristallizzazione iniziale alla distensione, dalle crisi acute alla dissoluzione finale – rivela la complessità di un fenomeno che ha coinvolto tutti i continenti e ha influenzato profondamente la vita di miliardi di persone.

L’esperienza italiana, con la sua peculiare formula centrista e le tensioni interne al socialismo democratico, illustra come anche i paesi apparentemente marginali rispetto al confronto principale abbiano sviluppato strategie originali per navigare nella complessità della Guerra Fredda. Allo stesso modo, l’emergere del Movimento dei Non Allineati e del Terzo Mondo dimostra come la logica bipolare non sia mai riuscita a inglobare completamente la diversità del panorama internazionale.

Dimensione nucleare

La dimensione nucleare, con la sua paradossale logica di deterrenza basata sulla minaccia di distruzione reciproca, ha rappresentato forse l’aspetto più caratteristico e pericoloso del conflitto, creando un equilibrio del terrore che, pur garantendo l’assenza di guerra diretta tra le superpotenze, ha mantenuto il mondo costantemente sull’orlo della catastrofe.

La fine della Guerra Fredda, lungi dal rappresentare semplicemente la vittoria di un blocco sull’altro, ha aperto nuove sfide e contraddizioni che continuano a caratterizzare il sistema internazionale contemporaneo. L’eredità del conflitto – dalle istituzioni internazionali ai rapporti di forza geopolitici, dalle tecnologie militari ai modelli economici – continua a influenzare profondamente il mondo del XXI secolo.

In questo senso, lo studio della Guerra Fredda non rappresenta solo un esercizio di ricostruzione storica, ma uno strumento indispensabile per comprendere le dinamiche del presente e le sfide del futuro, in un mondo che, pur avendo superato la logica bipolare, continua a confrontarsi con le eredità e le contraddizioni di quel lungo confronto che ha definito la seconda metà del Novecento.

Elio Di Bella

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