Le note di viaggio e i resoconti dei viaggiatori sono un elemento centrale per avere una ricca prospettiva sulla Sicilia, in particolare su Agrigento .
Tra il XVIII e il XIX secolo, il “Voyage d’ltalie“, che includeva la Sicilia, divenne una tappa quasi obbligatoria per gli uomini di cultura occidentali.
Questi scritti non si limitavano alla semplice descrizione delle opere d’arte, ma offrivano una visione d’insieme che univa natura, morfologia e architettura.
I viaggi in Sicilia tra bellezza classica e suggestioni letterarie
Viaggiavano con un cuore aperto alla bellezza, alla desolazione, alla generosità, alle miserie umane, alle caratteristiche dei luoghi e dei costumi.
Questo approccio al viaggio, definito da Dolomieu come quello di un “uomo padrone del suo tempo”, è suggerito come un modello da adottare anche oggi.
Similmente, l’approccio geografico dell’Archiduca Leopoldo II di Toscana, che documentava aspetti come lavori agricoli, attrezzi da pesca, vestiti, credenze popolari, canti, dolci tipici, e persino specie di uccelli e piante, viene proposto come un modello da imitare.
I resoconti di viaggio hanno contribuito a rendere la Sicilia emblema della classicità e hanno avuto un ruolo fondamentale nella riscoperta di Akragas.
Viaggiatori, artisti e vedute che raccontano la Sicilia
L’interesse per la Sicilia archeologica e l’architettura greca fu anche stimolato da scritti come l’articolo di Johann Joachim Winckelmann del 1759 sulle annotazioni degli antichi templi di Girgenti (Agrigento), anche se lui stesso non li aveva visitati.
Molti viaggiatori celebri hanno lasciato testimonianze scritte e illustrate. L’opera “Viaggio in Italia” di Johann Wolfgang Goethe, che copre il periodo 1786-1788 e fu pubblicata nel 1814, è considerata un esempio compiuto di Grand Tour.
Goethe, durante la sua visita a Girgenti nell’aprile 1787, lodò il lavoro di Johann Hermann von Riedesel, autore di “Reise durch Sicilien und Gross Griechenland” (1771), definendolo chiaro e rigoroso.
una panoramica:
Dominique Vivant Denon, che viaggiò in Italia nel 1759, raccogliendo illustrazioni per la sua opera, pubblicata in 5 volumi con numerose stampe e schizzi.
Richard De Saint-Non, il cui “Voyage pittoresque au Description des Royaumes de Naples ed de Sicile” (1786) influenzò opere successive.
Jean Houel, autore del “Viaggio pittoresco alle isole di Sicilia, di Malta e di Lipari” (1776-1780), che documentò le isole con splendide gouaches che ritraevano ciò che l’occhio vedeva, dalle rovine romane di Lipari agli scogli bizzarri di Panarea.
Henry Swinburne, che nei suoi racconti riuscì a cogliere l’insieme degli elementi distintivi di Agrigento.
Jakob Philipp Hackert, noto per le sue “Vedute dei luoghi classici della Sicilia” (1777).
Domenico Cuciniello e Lorenzo Bianchi, che pubblicarono il “Viaggio pittorico nel regno delle due Sicilia” (1830-1832), includendo contributi di artisti come Giacinto Gigante.
Elizabeth Campbell, i cui acquerelli del suo viaggio in Sicilia nel 1825 documentano l’architettura dei templi e l’esperienza del viaggio condiviso, ritraendo anche membri del suo gruppo.
Un’eredità viva nei progetti di oggi
Questi documenti letterari, pittorici e grafici costituiscono una vasta “massa di documenti” e sono visti come un “tesoro di informazioni”.
L’analisi dei resoconti di viaggio ha permesso di rintracciare nel territorio punti di osservazione privilegiati e di comprendere le motivazioni che spinsero intellettuali da tutto il mondo a visitare la Sicilia.
Per gli architetti, studiare le dimensioni e le regole compositive dei templi descritte in queste note era un allenamento indispensabile e una pratica propedeutica all’architettura moderna.
Ancora oggi, le vedute raccolte nei resoconti di viaggio vengono utilizzate per ricostruire ampie prospettive sulla città o per focalizzarsi sulle qualità dei templi.
Uno sguardo che unisce paesaggio, architettura e umanità
Questi studi ispirano progetti attuali volti a valorizzare il paesaggio archeologico, come l’individuazione di punti di osservazione privilegiati e la creazione di nuovi itinerari nel Parco della Valle dei Templi.
Le fonti menzionano anche altri viaggiatori come Stendhal, Ludwig I di Baviera, gli architetti Schinkel, Von Klenze, Viollet Le Duc, Eric Gunnar Asplund, Tocqueville (che visitò la Sicilia nel 1829), Dumas, e Maupassant. Anche Raffaello Politi, un artista locale, descrisse le antichità agrigentine e la sua casa dove accoglieva i viaggiatori per mostrare le sue incisioni e collezioni.
La lettura di questi diari di viaggio, anche tradotti in italiano, è suggerita come un’esperienza interessante per scoprire questo patrimonio di conoscenze e impressioni.
Elio Di Bella


L’INTELLIGENZA ATTRAVERSO I SECOLI: UN VIAGGIO FILOSOFICO