Quando a Girgenti venne costruito il grande lavatoio seicentesco di contrada Mirati
Sulle strade polverose di Girgenti, l’aria era densa e afosa.
Agata Giordano, con le mani sui fianchi robusti e il viso imperlato di sudore, fissava il marito Antonino Buscemi con aria di sfida.
“Antonino, l’acqua del pozzo si sta esaurendo e la fontana pubblica è sempre più affollata. Come laviamo i panni, con le lacrime?”
Antonino, intento a riparare una ruota del suo carretto, sbuffò sonoramente. “Agata, sempre cu ‘sta storia del lavatoio! Lavate al fiume come hanno sempre fatto le nostre madri, che c’è di male?”
“Ma compare Turi Cacciatore mi ha detto che a Palermo hanno costruito dei lavatoi pubblici coperti, con l’acqua corrente e gli stenditoi. Le donne non devono più inginocchiarsi per ore sulle pietre del fiume, rovinandosi la schiena e le ginocchia!”
Antonino alzò gli occhi al cielo. “Agata, Palermo è Palermo, Girgenti è Girgenti!”
Ma Agata non era donna da arrendersi facilmente. “Antonino, lo sai che la febbre si diffonde con lo sporco. Un lavatoio pubblico migliorerebbe la salute di tutti, soprattutto dei bambini!”
Antonino, conoscendo la testardaggine di sua moglie, decise di cambiare tattica. “Va bene, Agata, parliamone stasera con compare Turi e don Calogero Inglima. Se anche loro sono d’accordo, domani mattina andrò dal Vicario del Vescovo a proporre la costruzione di un lavatoio.”
Agata, soddisfatta a metà, tornò alle sue faccende domestiche. Sapeva che convincere don Calogero, il notabile del quartiere, sarebbe stata un’impresa ardua, ma confidava nella sua capacità di persuasione e nell’appoggio di compare Turi.
La sera, riuniti attorno a un tavolo ingombro di pane, formaggio e olive, Antonino, Agata, compare Turi e don Calogero iniziarono a discutere animatamente.
“Un lavatoio pubblico? Sciocchezze!” tuonò don Calogero. “Le donne hanno sempre lavato al fiume e continueranno a farlo! Dove andremo a prendere i soldi per costruire un lavatoio? E chi si occuperà della manutenzione?”
Compare Turi, uomo pacato e riflessivo, cercò di mediare. “Don Calogero, capisco le sue preoccupazioni, ma un lavatoio pubblico porterebbe molti vantaggi. Pensi alla comodità per le donne, alla salute pubblica, al decoro della nostra città.”
Agata, con il fuoco negli occhi, aggiunse: “E poi, don Calogero, un lavatoio potrebbe diventare un luogo di incontro per le donne, dove scambiarsi notizie, consigli e aiutarsi a vicenda. Non sarebbe una cosa meravigliosa?”
Don Calogero, colpito dalle parole di Agata, iniziò a vacillare. L’idea di un luogo dove le donne potessero socializzare e rafforzare i legami comunitari gli piaceva. E poi, ammettiamolo, un lavatoio pubblico avrebbe dato lustro al quartiere e accresciuto il suo prestigio come notabile.
“Va bene,” concesse don Calogero con un sorriso magnanimo. “Domani stesso andrò dal Vicario con Antonino per chiedere un lavatoio.”
Agata, raggiante, abbracciò il marito. La sua tenacia aveva vinto. E così, grazie alla determinazione di una donna, anche a Girgenti, nel cuore del Seicento, arrivò il progresso. E con esso, un luogo di incontro, di lavoro e di condivisione per le donne, un piccolo scrigno di vita quotidiana che avrebbe segnato la storia della città. Così nacque il lavatoio detto Mirati perché costruito a Girgenti in contrada Mirati


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