• Menu
  • Skip to right header navigation
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina

Before Header

Agrigento Ieri e Oggi

Una Storia che continua a parlare.

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
festa-di-san-calogero
festa-di-san-calogero

San Calogero e i riti del pane in provincia di Agrigento: tradizione e fede

1 Gennaio 2025 //  by Elio Di Bella

La devozione a San Calogero in provincia di Agrigento: dai riti del pane ai pellegrinaggi a piedi scalzi. Tradizioni vive che uniscono fede, cultura e comunità.

Chi è San Calogero: Il Santo dei Mietitori

San Calogero, santo contadino, come lo ha opportunamente definito Antonino Frenda era acclamato dai mietitori nel corso della loro giornata lavorativa.

La devozione al Santo tra folklore e fede

Quando, durante il lavoro di mietitura, si ha «una mano alla falce e l’altra a un manipolo di frumento si suole invocare a voce alta: Viva San Calò», ricorda Uccello riferendo le parole di Vincenzo Cacciatore, contadino di Aragona.
E Sergio Bonanzinga, ci ricorda l’acclamazione corale: «e tutti gridamu! Evviva san Calò!»”.
«Laudamu San Caloiaru di Naru / ca nn’a scanzatu di fami, pesti e tirrimotu», recita una formula devozionale del folklore agrario narese.

La devozione a Naro

A Naro il 18 giugno centinaia di devoti provenienti dal territorio comunale e da paesi viciniori (Canicattì, Delia, Sommatino) accorrono presso il santuario urbano di San Calogero, talora dopo un lungo pellegrinaggio a piedi scalzi, recando frumento e pani antropomorfi unitamente alla loro richiesta di guarigione.
I pani rappresentano soggetti umani a figura intera e, più di rado, singoli organi o parti del corpo.
I pellegrini recanti i pani vengono accolti da sacerdoti presso un lungo tavolo posto di fianco al santuario.

Previa rapida benedizione del sacerdote, vengono suddivisi in frammenti e distribuiti tra i fedeli che si assiepano intorno e che afferratone un pezzo immediatamente lo consumano dopo aver recitato una breve orazione o lo serbano per gli amici e i parenti restati in casa.

Molto del pane viene poi raccolto entro ampie ceste per essere successivamente distribuito ai meno abbienti.
Da rilevare che qui, a enfatizzare il rapporto tra Santo e raccolto, a Straula, il fercolo processionale trainato a mano per mezzo di lunghe funi, riprende tipologicamente la “slitta” con la quale i covoni venivano trasportati nell’aia per la trebbiatura.Della festa e del relativo uso riferiva già Pitrè nel suo Feste patronali in Sicilia.

La testimonianza di Pitrè

Scrive Pitrè: «Gli ex-voto invece che di membra umane imitate in cera sono di pane. Tu quindi troverai un gran pane che raffigura una gamba, un piede, un braccio, una testa.
Questi pani o si portano in Chiesa o si offrono in istrada nel momento che passa la statua del Santo.
Lì, durante la festa solenne, qui, trinciandosi una benedizione purche sia, il pane viene benedetto e diviso in due: un pezzo viene messo nel sacco, sarà poi diviso ai poveri; un altro, rotto in molti pezzetti, è gettato ai devoti presenti.

Ex voto di pane: forma e significato

Così benedetto, questo pane diventa prodigioso e come tale mangiato in occasioni tristi e calamitose della vita»”.

Si mangiano, ricorda Uccello che pure riferisce di questa festa, previa benedizione e spezzettamento «dopo aver fatto il segno della croce e aver recitato un’ave maria».
L’offerta dei pani nel corso della processione è pure caratteristica di Campofranco, paese del nisseno, dove il Santo si celebra in luglio, in esplicito riferimento al momento di chiusura dei tradizionali lavori di mietitura.

La devozione a Campofranco

A Campofranco, sede di un santuario dedicato al Santo, affluiscono la notte dell’ultima domenica di luglio, per partecipare alla festa dell’indomani, i fedeli da Milena, Bompensiere, Sutera e Casteltermini.
Riuniti in piccoli gruppi i pellegrini affrontano u viaggiu scanzu (a piedi scalzi) al fine di sciogliere il voto contratto.
Essi recano come ex voto i pupi o pani i San Calò, forme di pane che riproducono le parti del corpo guarite e più spesso l’intera figura, in dimensioni variabili rispetto all’entità del miracolo che si ritiene di aver ricevuto.
Tali pani, in parte benedetti dal sacerdote in parte sacralizzati per contatto con il simulacro nel corso stesso della processione, vengono suddivisi, tagliati e consumati, in prossimità della vara del Santo e pure in parte riportati nei paesi di partenza e offerti al vicinato.

La devozione a Realmonte

A Realmonte, in provincia di Agrigento, il santo è celebrato la II domenica di agosto in significativa alternanza con San Giuseppe.
In questa circostanza i fedeli recano al santo i pupi, tradizionalmente impastati in casa e fatti poi cuocere nei forni dei panifici, deponendoli al di sotto di un’edicola votiva che ha sede presso la sede della Società riunita San Giuseppe-San Calogero.

In questo caso però i pani prima di essere distribuiti e consumati saranno messi all’asta e acquistati o riacquistati dai devoti per finanziare la festa.

All’asta dei pani segue la processione caratterizzata da ulteriori episodiche offerte di pupi e dal lancio di speciali panuzzi sul Santo, fatto che si registra anche nel corso della più nota festa calogeriana, quella di Agrigento dove pure ricorrono, seppur oggi episodicamente, gli ex voto anatomorfi.

La devozione ad Agrigento

Nella città dei templi, infatti, scrive Antonino Uccello, «durante la processione vengono gettati al santo dei panini a forma di pagnottelle che poi i fedeli e gli stessi portatori raccolgono e conservano durante l’anno, per servirsene in occasione di una infermità o di una calamità naturale.
Una leggenda popolare narra, infatti, che in tempi di epidemia, il santo andava a raccogliere il pane per distribuirlo ai poveri».

La devozione a Porto Empedocle

Anche a Porto Empedocle, dove il Santo e festeggiato i primi di settembre, con rutilanti itinerari processionali che distribuendosi per tre giorni coprono l’intero spazio urbano e periurbano, vengono lanciati da balconi e finestre i panuzzi a ribadire la sua potentia produttiva e redistributiva.

Il pane antropomorfo: una pratica diffusa in Sicilia

E anche qui pani in forma di gambe e di braccia: i pupi i san Calò, recati al momento della vestizione, ossia della preparazione del simulacro e del relativo fercolo per il percorso processionale, e appesi direttamente al fercolo del santo insieme a banconote e mazzi di fiori.


Quanto siamo andati illustrando non esaurisce davvero il panorama dei contesti festivi caratterizzati dalla presenza di ex voto di pane antropomorfi. Ancora, infatti, potrebbe dirsi dei pani offerti a San Calogero a Delia, Milena, Favara, San Cataldo, Sutera, come pure di quelli dedicati a San Filippo di Agira ad Aidone e a San Rocco a Butera, a San Giovanni Battista a Raffadali e a Sant’Antonio da Padova a Castronovo.

Gli ex voto

Tutti questi Santi ricevono, certo, il pane a testimonianza di una supplica esaudita e dunque per sancire lo scioglimento di un voto contratto: ma lo ricevono anche per restituirlo e redistribuirlo tra gli uomini. Concretamente al momento del rito, domani al momento del raccolto.

Chiara dunque l’intenzione nella dazione dell’ex voto di pane non solo di ringraziare ma di attivare un positivo circuito di scambio con la trascendenza.

Questo pane donato al Santo (e che porta dentro la fatica del reperimento della farina, dell’impasto, della cottura, del trasporto peregrinale) è però sacro.

Sacro perché benedetto dal sacerdote, sacro perché toccato dal santo stesso.

Piuttosto che un cibo sacro, però, quel pane è ora la potenza del santo fattasi alimento, una potenza che si rende così disponibile ad essere incorporata, diffusa tra gli uomini a loro profitto.

l pane votivo: sacro alimento e simbolo di fede

Il pane destinato ai Santi è, infatti, integralmente consumato dagli uomini (tradizionalmente e preferibilmente a certe categorie di uomini) così come avviene per i dolci e la cuccìa realizzati in occasione della Commemorazione dei Defunti, così come avviene per i pani di san Giuseppe, solo per dire di due casi esemplari.

Fonte: Estratto da Ignazio E. Buttitta, San Calogero eroe mietitore: continuità rituali, tempi delle feste e ritmi ergologici in Sicilia

Visita il sito agrigentoierieoggi .it per scoprire di più su San Calogero e le antiche tradizioni siciliane. Segui la nostra pagina Facebook e il nostro canale YouTube per restare aggiornato su contenuti esclusivi e approfondimenti storici.

Categoria: Agrigento Racconta, Cultura, In 5 MinutiTag: agrigento, san calogero

Post precedente: « Agrigento, Convento di San Vito: Storia, Misteri e Abbandono
Post successivo: Sicilia d’inverno: borghi e tradizioni per un turismo autentico »

Footer

Copyright

I contenuti presenti sul sito agrigentoierieoggi.it, dei quali il Prof. Elio di Bella è autore, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso. È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.

Privacy

Questo blog rispetta la normativa vigente in fatto di Privacy e Cookie . Tutta la docvumentazione e i modi di raccolta e sicurezza possono essere visionati nella nostra Privacy Policy

Privacy Policy     Cookie Policy

Copyright © 2026 Agrigento Ieri e Oggi · Creato da Webbando.net