Agrigento, un gioiello della Sicilia, dove le rovine antiche incontrano la vita moderna. Scopri il suo passato ellenistico e la realtà attuale in un articolo che rivela la bellezza e le sfide di questa città storica
L’Antica Splendore di Agrigento
Ancora una volta, come il giorno precedente, si presentarono ai nostri occhi ampie distese prive di alberi, dedicate alla coltivazione del grano, senza case o villaggi, per la maggior parte anche senza persone.
Solo di rado si mostrava, in alto sui monti calcarei frastagliati che circondano le pianure ondulate, uno di quei paesini luccicanti di bianco, i cui nomi, per quanto possano essere distanti dalla ferrovia, sono quelli delle stazioni.
Alle costruzioni ferroviarie ovunque si accumulano tavole di zolfo pronte per il trasporto; nuvole di vapore si diffondono dalle viscere dei monti; anch’esse indicano la presenza delle miniere di zolfo, come i lunghi ranghi di asini carichi, guidati da ragazzi, che devono trasportare via i pezzi di zolfo.
Ma anche il lavoro nelle miniere, con la sua miseria e fatica, si riflette nell’espressione viso offuscata e atrofizzata che è propria di una grande parte della popolazione, e che non ricorda in nulla l’allegria di vita che dovrebbe, secondo la nostra immaginazione, aleggiare sul luogo dove un tempo sorgeva una fiorente comunità ellenistica.
La città di Agrigento stessa si raggiunge in treno da dietro: una valle separa il lato della stazione dalle catene di rocce che conferiscono inaccessibile solidità alla parte più alta della città a nord.
La Vita Moderna tra le Antiche Rovine
Una volta attraversata questa valle e entrati in città dalla Porta del Ponte, si incontra, nella stretta strada che si curva più volte e che, attraversandola in lunghezza, costituisce l’arteria principale del traffico della moderna Agrigento,
e nelle piazze che la collegano, una popolazione dall’aria cupa e minacciosa, che incombe sul viaggiatore, il quale, per di più, in nessun luogo in Italia è così molestato dalla sfacciata invadenza dei monelli di strada, che si offrono per ogni tipo di servizio di guida.
Anche questo è un segno inequivocabile della povertà, che manca di mezzi di sussistenza e che si affretta avidamente anche per il più misero guadagno.
Dobbiamo continuamente e con forza rammentarci mentalmente che questo è il luogo dove un tempo si ergeva una delle città più belle e lussureggianti del mondo greco,
nelle cui strade si affollava una folla incline al piacere, che, finché il destino inesorabile lo permetteva, considerava l’esistenza umana solo dal suo lato bello e sereno.
Il Contrast tra Passato e Presente
Ma se si sale su una delle colline come la Rupe Atenea, o se si esce dalla città con le sue strette e soffocanti strade verso il margine meridionale,
allora si offre agli occhi sorpresi una vista che ci impone quasi la memoria dello splendore e della prosperità dell’ellenistico Akragas.
Davanti a noi si estende una terrazza ricoperta di rigoglioso verde, che scende dolcemente e poi risale leggermente verso sud.
Dal fitto bosco di ulivi e altri alberi da frutto si ergono qua e là edifici bianchi, anche rovine di forma classica, e presto riconosciamo, incoronando il margine meridionale crescente,
le snelle file di nobili colonne, quelle rovine di templi che appartengono al più bello di ciò che rimane dello splendore dell’antichità classica che ci è ancora permesso di vedere.
Ma oltre, verso l’orizzonte, si alza la scintillante superficie blu del mare africano, una vista che trasporta la nostra fantasia direttamente nei combattimenti storici mondiali che si sono svolti qui.
Da un presente povero i nostri pensieri vagano indietro ai tempi del fasto che questo luogo una volta ha sperimentato.
È quindi ovvio ricordare le catastrofi che hanno ridotto questa magnificenza in rovine.
Conclusione: Il Futuro di Agrigento
Sono catastrofi, tuttavia, che colpiscono i nostri sentimenti ancora più dolorosamente dal momento che era l’essenza greca nobile che qui ha ceduto a forze barbare, alla crudeltà orientale e alla violenza dei Romani. Tuttavia, forse non per sempre.
Perché, a parte il fatto che i frutti di quel fiorente sviluppo culturale non sono andati perduti prima della loro caduta, non dobbiamo rinunciare alla speranza che, come da l’occhio cupo dell’attuale siciliano ci colpisce un lampo amabile quando ci si rivolge a lui in modo amichevole,
così da un presente oscuro possa di nuovo scaturire lo stesso splendore solare che un tempo irradiava su queste terre.”


Storia del Regno di Sicilia: Dall’ascesa Normanna all’Unificazione d’Italia