Il mistero avvolgente delle Patere d’Oro, manufatti storici che collegano l’antica Grecia, la Sicilia e Londra. Esplora con noi le storie e i segreti di questi artefatti unici.
L’Incredibile Scoperta al British Museum
In una Londra avvolta dalla nebbia di inizio secolo, l’archeologo siciliano Antonio Salinas, mosso da una sete insaziabile di scoperte, varca le soglie del British Museum, ignaro del mistero che sta per incontrare.
Nel cuore pulsante di questo santuario della storia, i suoi occhi si posano su una patera d’oro, un oggetto di una bellezza inaudita che sembra sussurrare segreti dimenticati dal tempo.
Una preziosa scodella
Questo piatto d’offerta, custodito gelosamente dalla nebbia londinese, nasconde nelle sue forme e decorazioni un enigma che affonda le radici nell’antichità greco-romana, un’epoca in cui gli dei ricevevano tributi in scodelle preziose.
Descritto nel testo “The Mystery of the four gold cups”, nel libro edito dal Brithis Museum “Sicily Culture and Conquest”, questo artefatto segue i design misteriosi dell’Impero Achemenide, riecheggiando un passato in cui la cultura greca si estendeva fino alle remote terre della Francia antica.
Leggiamo nel testo: ““La patera segue un tipo generale e un design proveniente dall’Impero Achemenide nei tempi moderni fino agli insediamenti greci antichi in Francia.
Le figure della patera
Sei tori passeggiano intorno al perimetro esterno del vaso, formati dalla stessa argilla o stampo di legno. I tori sono magri, le loro costole segnate da quattro creste, ciascuna che si riduce in dimensione dalla spalla al posteriore.
I loro occhi sono attenti mentre le loro code pendono, e le loro corna si incurvano verso l’alto seguendo il profilo basso del vaso.
La successiva fascia circolare è semplice tranne che per una piccola luna crescente ordinatamente formata da piccole depressioni punzonate nell’oro.
Al centro si trova un cilindro poco profondo sollevato, con resti di granulazione a gradini che si alzano, il livello più alto avendo perso la maggior parte dei suoi granuli. Il bordo del vaso è decorato con un design intrecciato e perlato superficiale”.
La storia si complica quando risaliamo a 150 anni prima di Salinas, al tempo del barone tedesco Joseph Hermann von Riedesel.
Nelle pagine ingiallite del suo diario di viaggio, si svela l’avvistamento di quattro patere d’oro, custodite gelosamente dal vescovo Andrea Lucchesi Palli.
Questi manufatti, estratti dalle viscere della cittadina di Sant’Angelo Muxaro, sono due lisce e due decorate da sei buoi a rilievo.
Il barone scrisse nel suo diario di viaggio, pubblicato nel 1771 a Zurigo con il titolo di “Viaggio attraverso la Sicilia e la Magna Grecia”,
che due di esse “avevano nel loro contorno delle figure di buoi in rilievo, di stile egizio;
le altre due sono riunite, e per ornamento non hanno che un’orlatura di piccoli punti artificialmente disposti. Queste coppe sono state trovate in un’antica tomba e paiono essere servite al culto del dio Api”.
Misteri Irresolti e Intrighi Storici
L’enigma si infittisce con la figura di Jean-Pierre Houel, il quale, nel suo viaggio in Sicilia del 1787, ci dice che nel Palazzo vescovi si imbatté in soltanto due di queste enigmatiche coppe
e non in quattro e nel nel suo diario ci ha dato il disegno di una di esse. Le altre due venne a sapere che erano state vendute ad un viaggiatore inglese.
Sir William Hamilton
La narrazione si tinge di ambiguità quando scopriamo che una fu nelle mani di Sir William Hamilton, che la donò al British Museum, dove ancora oggi la ammiriamo anche noi.
Ma non sappiamo se fu questo Sir a comprarla a Girgenti o se la acquistò da latri.
L’origine e il destino delle altre patere rimangono avvolti nell’oscurità, come pezzi di un puzzle antico che sfidano il tempo.
La Terza Patere d’Oro e il Labirinto delle Leggende
Infine, emerge la figura di Giuseppe Lanza Branciforte, Principe di Trabia, intrappolato in un labirinto di storie e leggende, il quale si ritrova al centro di un intrigo che riguarda un’altra patera d’oro,
questa dotata di una luna crescente che sembra evocare antichi misteri lunari, che però non compare nel disegno di Houel.
La terza patera ?
Si tratta della terza patera o Houel ha dimenticato di parlarcene e non l’ha neppure disegnata ?
Il velo del tempo avvolge ancora questi oggetti sacri, esposti o perduti, che continuano a sussurrare storie di culti, divinità e viaggi tra mondi lontani.
Conclusione
L’unica certezza è l’aura di mistero che avvolge la loro esistenza, una sfida lanciata agli arditi che, come Salinas, cercano di svelare i segreti sepolti nella storia.
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