Una discesa che racconta un secolo
Chi guarda questa cartolina si trova in piedi sul ciglio della carreggiata, con la città alle spalle e il vuoto davanti. La strada scende decisa verso il fondovalle urbano, larga, asfaltata di fresco, con marciapiedi ampi: è la via Domenico Bartoli, l’odierna via Empedocle. Il nome che l’editore stampa in calce non è casuale — e non durerà.
Il lato destro: la città nuova
A destra incombe una palazzina moderna: volumi netti, balconi angolari a spigolo arrotondato con ringhiere a barre orizzontali, cornici marcapiano continue, finestre a nastro con vetri a piccoli riquadri. È linguaggio razionalista degli anni Trenta, l’architettura del ventennio che qui si affaccia con sicurezza sulla strada. Al piano terra si allineano i vani commerciali chiusi da saracinesche metalliche e un grande portone di legno: la vocazione di via Empedocle a strada di negozi e uffici nasce già qui. L’intonaco è pulito, gli spigoli intatti: l’edificio è recente.
Il lato sinistro: il regno del treno
A sinistra, oltre un parapetto in muratura con ringhiera in ferro, si spalanca il piazzale della stazione di Agrigento Centrale. Si riconoscono le lunghe tettoie a denti di sega dei magazzini merci, i fasci di binari che curvano, i pali della linea aerea e del telegrafo, una pensilina ricurva, un casotto di servizio, una scaletta metallica. Vale la pena ricordarlo: quel piazzale, lungo 1.200 metri, fu ricavato a valle delle vecchie mura, e la stazione fu inaugurata il 28 ottobre 1933, nel dodicesimo anniversario della marcia su Roma. Prima di allora gli agrigentini, per prendere il treno, dovevano scendere fino alla stazione di Agrigento Bassa, aperta nel 1874.
In fondo: la città vecchia
Sullo sfondo la Girgenti storica si accatasta sul colle in un muro compatto di case a quattro e cinque elevazioni, sorrette dai terrazzamenti e dai muraglioni di contenimento. La strada, scendendo, arriva a un fabbricato chiaro con portale ad arco — i resti della chiesa di Santa Lucia, non ancora abbattuta. E sulla destra svetta il campanile della Chiesa della mariana poi ribattezzata Chiesa di Santa Lucia, nella piazza della Ravanusella, quando l’antica Chiesa di Santa Lucia venne abbattuta.
Le figure
In mezzo alla carreggiata cammina un uomo solo, cappotto scuro e cappello a tesa rigida. Vicino al parapetto un gruppetto di cinque o sei persone — un adulto con la coppola, alcuni ragazzi, una figura femminile isolata — sosta a guardare i binari. Più giù, minuscole, altre figure risalgono la strada. Nessun’automobile: il traffico è ancora quello dei piedi.
E Domenico Bartoli?
L’8 giugno 1860 Garibaldi lo nominò governatore del distretto di Girgenti: avvocato, poeta estemporaneo, cospiratore del 1848, redattore del foglio liberale Palingenesi, morì senatore del Regno nel 1897. La città gli intitolò questa strada. Poi, in silenzio, gliela tolse.
Elio Di Bella


Un tuffo nel cuore di Girgenti: Piazza Atenea nel primo Novecento