Le origini e le tradizioni di Canicattì: dalle leggende alle verità storiche, scopri la sua evoluzione.
Interpretazioni del Nome di Canicattì
Il popolo di Canicattì non ha, ch’io mi sappia, una propria e definita leggenda sull’origine della sua città. Fluttua nell’interpretazione del nome, associandovi fievoli reminiscenze storiche, che può 1’indagine rivelare più o meno esatte, s’affida a localizzazioni indubbiamente erronee, più spesso si abbandona al motteggio.
Prima Tradizione: Il Feudo della Fica
Una prima tradizione afferma recisamente che ove sorge oggi il paese fosse stato lu feu di la fica, del quale più nulla altro ricorda, mentre il paese era posto a Casalotti a nord-est di Canicattì, località di non dubbia importanza archeologica, tutta sparsa di antiche vestigia di case, di frantumi di rossi mattoni, fertile di storie e di travatura.
L’Evoluzione della Comunità di Canicattì
Ma, continua la tradizione, Casalotti era esposto a tramontana, onde gli abitanti chiesero ai possessori del feu di la fica, che erano li eredi di li Vurdunara (Bordonaro) , di venire ad abitare nel feudo. L’ottennero; e posero sede sulla collina oggi detta la Vutti (denominazione piuttosto recente, che ricorda, opino, una stazione di segnalazioni telegrafiche a fuoco, o, secondo altri vorrebbe meglio specificare dove si vedono ancora li casalina di Ciacià.
A poco a poco si estesero sulle alture (pizza) onde si dissero Pizzari; ma in proseguo di tempo scesero nella valle lungo un torrente (che va a formare, poi il fiume, Naro); dove erano molti canneti ed aria malsana, così che gli abitanti – continua narrando- popolo, se richiesti ove abitassero, rispondevano: a li canni cattivi. Ricordo che storici e geografi antichi non scrivono Canicatti, ma Cannicattì.
In una seconda versione tradizionale lu feu di la ficu viene localizzato, o almeno la massaria di esso, sulla collina ove ora sorge il palazzo del Signor Gioacchino La lumia e la chiesa di S. Barbara.
Il feudo era tenuto o infestato da ladri o da saraceni che vi seminavano il terrore e nessuno quindi ardiva venire a lavorare nelle contrade vicine. Ma il feudatario – Lu principi di la ficu – fece bandire che chiunque, fosse venuto a lavorare nel feudo, avrebbe avuto in compenso mezza salma dii terra, e sicurezza della persona.
Così si andò formando un primo nucleo di case, attorno all’ antica madrice, che era posta, parrebbe, sotto l’attuale chiesa di S. Barbara.
Altra tradizione si desume da questa frase d’una fiaba locale intitolata Caiu Caianu. L’azione della fiaba rimonta al tempo in cui lu paisi si chiamava Cattì.
L’Eredità dei Saraceni nel Feudo
Però attorno a questo nome il popolo non serba più altro ricordo, benché questa parmi la tradizione più significativa, potendo avvicinarsi agevolmente il Cattì all’ arabo Kattà, che l’ Amari, sulle indicazioni dell’ Edrisi, identifica con Canicattì.
Tradizioni e Antichi Motteggi
Diffusissimo è poi un motteggio popolare che attribuisce l’origine del nome del paese all’indole degli abitanti, che chiama cani e gatti.
Giovi intanto notare la non infrequente denominazione, anche da parte di storici e geografi, accanto a Canicattì e a Cannicatti, anche di Canigattì (il popolo dice sempre Caniattì).
Quando sia nato il motteggio non so; ma è verisimile sia dovuto a lotte paesane in tempi più o meno recenti, se pur non lo si debba senz’ altro a quelli di Naro, come mi diceva un contadino.
Nella storia lunga delle competizioni comunali, Naro e Canicatti han cumulato mal celati rancori, e buon numero di motteggi e siti ingiuriose: Caniattinisi – cani e gatti; Narisi – scorcia ’mpisi, – ca di li peddi – nni fannu cammini. Ancora: Narisi – unu ogni mpaisi; s’un ci nn’è – miegliu è.
Ma con buona pace di ognuno, il popolo di Canicattì finisce con l’affermare d’ esser venuto da quelli di Naro e da quelli di Delia. Difatti oso narra: «Triccent’ anni prima fu fattu Naru, ducientu Dielia. e nu’ siemu dilatili e narisi. » Come ciò?
Forse, astraendo dalle indicazioni cronologiche, dalle quali difficilmente si potrebbe cavare un senso, la tradizione conserva la memoria d’un tempo in cui Canicattì dovette essere una semplice stazione di passaggio pei vivi rapporti tra Naro e Caltanissetta, città entrambe, nel periodo arabo, fiorenti.


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