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carretto siciliano

Tradizioni popolari contadine in Sicilia: quando arriva la sera

27 Settembre 2021 //  by Elio Di Bella

LA SERA

(Folklore contadino)

Il tramonto è l’ora della poesia: all’operaio, al contadino, che ha lavorato tutto il giorno, rifulge la speranza dell’imminente riposo. E gode che presto sarà nel suo nido, dove lo attendono le affettuose cure della sua donna, le carole dei figlioletti e il desco rifocillatole. D’altro lato, per naturale telepatia, la sposa, che ha già accudito alle faccende domestiche, sentendo prossimo l’arrivo del marito, si dispone a preparare la cena. Non restano che un’ora e quarantacinque minuti di giorno, ed ecco, inappuntabilmente suona S. Anna.

S.’Anna è una linda e pulita chiesa sulle alture di Acireale, di cui domina l’opulente campagna, ed è servita da una comunità di devoti eremiti, scampata alle leggi eversive, perché dichiarata, quale realmente è, una società agricola, sebbene in tonaca e cappuccio.

Il suono argentino del sacro bronzo scuote, più che non facciano da se stesse, le buone massaie, che mettono in ordine i legumi, se già non sieno di quelli, che han bisogno di essere precedentemente messi a mollo, le verdure o le paste da minestra in una cucina grossolana, dove per fortuna predomina  il tradizionale, prezioso succo della uliva, come per molcere, elidere e mitigare la forza del pepe, che non si risparmia quasi a nessuna vivanda.

S. Anna sona pri li maritati,

Pri fari la minestra a li mariti :

dice il popolo.

E già il sole è tramontato da pezza :

le ombre calano a gran passi; dalle varie chiese degli stessi villaggi, sparsi qua là, e che portano il nome di Aci, parte il suono dell’ Ave Maria !

Quei di casa si segnano, e la madre dice:

Trasiti, sant’Angilu di Diu,

E benedite la famigghia mia,

Angelus Domini nuntiata Maria.

Nel mentre la nonna, ha cercato nel luogo topico lo zolfanello, fregandolo alla parete dà fuoco al lume.  

È una reminiscenza del sabato santo, quando il diacono, col nuovo fuoco, accende ad una ad una le tre candele dell’asta, che tiene alle mani entrando in chiesa e portandosi all’altare.

Ed ecco s’ode o par di sentire i passi del babbo, che entra; il quale deposti i ferri, e rassettandosi un po’ della persona, ricevutasi la festa dei piccolini, siede a mensa segnandosi; i ragazzi segnatisi pur essi, dicono: benedicite padre, benedicite madre ecc. e si trionfano tutti, le scodelle fumanti, mentre la madre pur mangiando, va dalla cucina alla buffetta (buffet la tavola) e da questa a quella, or portando, or levando i piatti, non senza qualche richiamo affettuoso del marito, che la vorrebbe seduta, ché non s’affatichi tanto.

Terminata la cena e fatta un po’ di chiacchierata, od anche fumata, alcuni degli uomini, la pipa, si dispongono tutti a mettersi a letto (i cui materassi, ripieni di stoppa o crine vegetale, e che al mattino erano stati levati, sono già distessi ed acconciati-, — cunzari u lettu) che i contadini e gli operai in genere, dovendo la dimane levarsi di buon’ora per andare al lavoro, si mettono pure presto a letto; sanno che presto a letto e presto fuore dà salute e buon umore.

E allora la donna chiude l’uscio di casa ben bene con ferri e bastoni :

In chiuda la porta mia — Cu lu mantu di Maria,

Di S. Poppi cu’ vastuni — e ’a fidi di S. Simuni ,

E, ai qualcunu ha fari mali a mia !

Chi nun trovi non porta e mancu via.

Mettendosi a letto :

Mi curcu cu Diu — cu Marcu e Martin,

Cu Luca e Giovanni — il Signor m’accompagni

Pri strata e pri via — cu so compagnia.

E poi ancora :

In mi curcu pri durmiri — e non sacciu s’haiu a muriri,

Si no agghica cunfissuri — pirdunatiini Signori.

Tutti si segnano : i bambini chiedono ancora la benedizione al babbo, alla mamma, ai nonni. La somiglianza tra il sonno e la morte è troppo nota perchè vi s’insista ; quindi abbiamo ancora :

In mi curcu nta sto iettu,

Non si sa s’è calettu,

E mi copri sta frazzata,

Non si sapi s’è vaiata, ecc.

E così seguitano le similitudini con versi rimanti a due a due.

I nostri contadini sono religiosi, e, nelle serate lunghe d’inverno sino a Pasqua, dicono anche, prima di cena, il rosario.

Salvatore Demaria

Categoria: Storia SiciliaTag: contadino, folklore, siclia

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