Una rilettura della monarchia siciliana attraverso la storiografia
La storia del Regnum Siciliae, nella Sicilia medievale, quell’architettura politica straordinaria e precaria eretta nel cuore del Mediterraneo, è stata tradizionalmente narrata come un’epopea maschile: la maiestas terribile di Ruggero II, l’intelletto universale di Federico II, l’ambizione catalana dei Martini. Tuttavia, se osserviamo la filigrana del potere tra il 1130 e il 1412, emerge una realtà parallela e determinante: una storia al femminile dove la sopravvivenza stessa dello Stato è affidata al corpo, alla dote e alla resistenza delle regine.
Basandosi sulla puntuale analisi di Laura Sciascia nel saggio Bianca di Navarra, l’ultima regina, e integrando le evidenze materiali e documentarie, è possibile tracciare una contro-storia della monarchia isolana. In tre secoli, la corona transita per linea femminile in tre snodi cruciali, trasformando le regine da semplici consorti a vettori di legittimità dinastica e, spesso, a uniche garanti della continuità statale in un contesto di “catastrofi genealogiche” maschili.
Dagli Altavilla al Legame Iberico: La Costruzione della Dinastia nella Sicilia medievale
La fondazione del regno normanno non è solo un atto militare, ma un disperato tentativo di inserimento nel tessuto monarchico europeo, operazione affidata alle alleanze matrimoniali.
Albira di Castiglia e il Mito del Sangue
La prima regina, Albira (o Elvira) di Castiglia, figlia di Alfonso VI, porta a Palermo il prestigio della Reconquista. La sua importanza è visualizzata plasticamente nel Liber ad honorem Augusti: nella miniatura delle nozze, Albira siede in trono mentre Ruggero II, ancora conte, le si avvicina a cavallo. È l’immagine di una gerarchia sottile: lei è figlia di re, lui è un parvenu politico che cerca nobilitazione attraverso il sangue di lei. Tuttavia, il regno di Ruggero è segnato da quella che Sciascia definisce una “catastrofe genealogica”. Albira muore nel 1135, seguita in rapida successione da quasi tutti i figli maschi adulti. La sopravvivenza della dinastia rimane appesa a un filo sottile, Guglielmo I, lasciando il fondatore nella disperazione di un progetto dinastico crollato.
Margherita di Navarra: La Reggenza “Internazionale”
Con Margherita di Navarra, moglie del “Malo” Guglielmo I, la regina diventa l’architrave del governo. Discendente del Cid e dei conti normanni di Perche, Margherita gestisce la transizione più difficile: la reggenza per il figlio Guglielmo II (1166-1171). Consapevole dell’inaffidabilità dei baroni locali, Margherita attua una politica audace: importa “cugini” dall’Europa. Chiama Stefano di Perche dalla Francia e lo nomina Cancelliere, e tenta di inserire il fratellastro Rodrigo di Navarra nel tessuto feudale. È un tentativo di internazionalizzare la corte che si scontra con la xenofobia locale, ma che lascia tracce indelebili. Una di queste è il pendente-reliquario di Thomas Becket, conservato oggi al Metropolitan Museum, che ritrae la regina benedetta dal vescovo Reginald di Bath. Questo gioiello testimonia come Margherita avesse inserito la Sicilia in una rete spirituale e politica che univa Palermo all’Inghilterra dei Plantageneti, molto prima che il culto del santo inglese si diffondesse nei mosaici di Monreale.
Elio Di Bella


L’ECCIDIO DI LICATA DEL 5 LUGLIO 1960