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Pietro d'Asaro fonte malgradotutto web
Pietro d'Asaro fonte malgradotutto web

Pietro D’Asaro, il Monocolo di Racalmuto: Genio e Mistero nell’Arte Siciliana del Seicento

31 Maggio 2025 //  by Elio Di Bella

Biografia completa di Pietro D’Asaro, il Monocolo di Racalmuto (1579-1647). Analisi delle opere, influenze artistiche e contesto storico del pittore siciliano del XVII secolo.

Introduzione: L’Enigma del Pittore con un Solo Occhio

Nel panorama artistico siciliano del XVII secolo emerge una figura tanto affascinante quanto enigmatica: Pietro D’Asaro, meglio conosciuto come il “Monocolo di Racalmuto“. Nato nel 1579 e morto l’11 giugno 1647, questo pittore cieco dall’occhio destro riuscì a creare opere di straordinaria intensità espressiva, dimostrando che la menomazione fisica può trasformarsi in potenza creativa. Come osservò acutamente Leonardo Sciascia, “riusciva a fare con un solo occhio quello che gli altri facevano con due”, una considerazione che racchiude tutta la paradossale genialità di questo artista provinciale.

La sua vicenda biografica e artistica si intreccia indissolubilmente con la storia del suo paese natale, Racalmuto, e con le dinamiche culturali che attraversarono la Sicilia in un’epoca di profonde trasformazioni artistiche. D’Asaro rappresenta infatti la declinazione provinciale del tardo manierismo e dell’influenza caravaggesca sviluppatasi nella pittura siciliana tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo.

Il presente saggio si propone di ricostruire la figura e l’opera di questo straordinario pittore, inquadrandolo nel complesso panorama artistico siciliano del suo tempo e valutandone l’eredità culturale che giunge fino ai nostri giorni.

Il Contesto Storico: Racalmuto e i Del Carretto nel XVII Secolo

Per comprendere appieno la figura di Pietro D’Asaro, è indispensabile inquadrare il contesto storico e sociale in cui visse e operò. Racalmuto, nel XVII secolo, era governata dalla potente famiglia dei Del Carretto, nobili di origine ligure che avevano acquisito il feudo nel 1307 attraverso il matrimonio di Antonio del Carretto con Costanza Chiaramonte. Nel 1576 Racalmuto era stata elevata da baronia a contea, e alla fine del XVI secolo contava oltre 4.000 abitanti.

I Del Carretto non erano semplici feudatari, ma mecenati illuminati che favorivano le arti e la cultura. La famiglia aveva rapporti con l’Ordine di Malta e con mercanti e banchieri fiorentini trapiantati nell’isola, il che garantiva un respiro culturale più ampio rispetto ad altre realtà feudali siciliane. È presumibile che fossero proprio i Del Carretto a sostenere economicamente i viaggi di studio di D’Asaro, come suggerito dalla presenza nella sua produzione di elementi stilistici che rimandano a esperienze artistiche maturate fuori dalla Sicilia.

Durante il periodo di attività di D’Asaro, Racalmuto attraversava una fase di notevole sviluppo urbanistico e religioso. Il paese si arricchì di conventi, monasteri, chiese e collegi, e possedeva anche un ospedale. Questo fervore edilizio offriva numerose opportunità lavorative agli artisti locali, creando un ambiente stimolante per la crescita artistica.

La Formazione Artistica: Tra Autodidattismo e Maestri Illustri

La prima formazione di Pietro D’Asaro avvenne presumibilmente a Racalmuto, sua città di origine, per poi completarsi tra Palermo, quasi certamente presso la bottega del più anziano e affermato pittore Gaspare Vazzano. Questa fase formativa fu cruciale per lo sviluppo del suo stile personale, che avrebbe poi caratterizzato tutta la sua produzione artistica.

Un ruolo fondamentale nella sua educazione artistica fu probabilmente svolto da Filippo Paladini (1544-1614), pittore fiorentino che si trasferì in Sicilia nel 1595 dopo problemi con la giustizia. Paladini era considerato uno degli ultimi maestri del tardo manierismo toscano, non immune da influenze caravaggesche, e la sua presenza in Sicilia costituì un momento di rinnovamento per la pittura locale.

L’influenza di Paladini su D’Asaro è documentata non solo stilisticamente, ma anche attraverso una testimonianza diretta. Su una tela rappresentante San Isidoro Agricola, conservata a Barrafranca, D’Asaro si definisce “Infelix dixipulus (sic) Philippo Paladini”, fornendo una prova concreta del rapporto maestro-allievo.

I Viaggi di Studio: Roma, Genova e Oltre

Secondo quanto riportato dall’erudito pittore cappuccino padre Fedele da San Biagio, D’Asaro sarebbe “ritornato da Roma, dove fece il suo studio e da Genova dove si fece commodo”. Questi viaggi, probabilmente finanziati dai Del Carretto, furono fondamentali per l’ampliamento degli orizzonti artistici del pittore.

È stato ipotizzato che D’Asaro avesse visitato anche Napoli e Milano, attrattato forse dall’anno giubilare del 1600. Questi soggiorni gli permisero di entrare in contatto con le principali correnti artistiche del tempo, assimilando influenze che avrebbe poi rielaborato in chiave personale nelle sue opere siciliane.

L’Influenza di Caravaggio e il Rinnovamento della Pittura Siciliana

Il periodo di attività di Pietro D’Asaro coincise con uno dei momenti più significativi della storia dell’arte siciliana: il passaggio di Michelangelo Merisi da Caravaggio nell’isola tra il 1608 e il 1609. Caravaggio, in fuga da Roma per l’accusa di omicidio, giunse in Sicilia dopo essere evaso dal carcere di Malta, lasciando opere di straordinaria intensità a Siracusa, Messina e Palermo.

Dal punto di vista artistico, Caravaggio ebbe un fortissimo impatto sugli altri pittori operanti in Sicilia, alcuni dei quali cercarono di imitarne lo stile e, per questo, sono chiamati “caravaggeschi”. Tra gli artisti più importanti che subirono questa influenza vi furono Filippo Paladini, Alonzo Rodriguez e Mario Minniti.

Il Chiaroscuro e la Tecnica Caravaggesca in D’Asaro

L’opera del Monocolo di Racalmuto denota la conoscenza del variegato panorama artistico della Sicilia di fine Cinquecento in relazione ai diversi influssi provenienti dalla pittura fiammingo-olandese, dal manierismo tosco-romano e in particolare dalla parentesi caravaggesca. D’Asaro assimilò magistralmente la lezione caravaggesca del chiaroscuro, rielaborandola secondo la propria sensibilità artistica.

Nelle sue opere mature si evidenzia un uso sapiente della luce come elemento narrativo e drammatico. Come osservato nel documento originale, D’Asaro “farà risaltare i contrasti delle luci e delle ombre che con i personaggi animano la scena”, dimostrando una piena comprensione della tecnica caravaggesca filtrata attraverso l’insegnamento di Filippo Paladini.

Le Opere: Un Corpus Artistico tra Tradizione e Innovazione

I Primi Capolavori: San Giuliano e la Natività

La prima opera documentata di D’Asaro risale al 1608: il “San Giuliano” nella chiesa omonima di Racalmuto, firmato “L’orbu di Racalmutu pingeva 1608″. Quest’opera, pur mostrando i limiti di un artista ancora in formazione, rivela già alcune caratteristiche che diventeranno distintive del suo stile.

Nel 1609 dipinse per il convento di San Vito a Chiusa Sclafani una grande tela raffigurante “La Natività”, oggi conservata nella Pinacoteca del Museo di Palermo. In quest’opera si evidenzia chiaramente l’influenza del maestro Filippo Paladini nelle figure manieriste, ma già si intravede l’assimilazione della tecnica caravaggesca nel trattamento del cielo tenebroso che incombe sui personaggi.

Le Sacre Famiglie e il Genere della Natura Morta

Una caratteristica peculiare dell’arte di D’Asaro è la commistione tra il genere tradizionale della sacra conversazione e quello innovativo della natura morta, evidente nelle tre “Sacre Famiglie” rispettivamente conservate a Racalmuto, Cammarata e Canicattì. Questa formula compositiva, non riscontrabile nella coeva pittura siciliana, rappresenta uno degli aspetti più originali della produzione del Monocolo.

L’inclusione della natura morta nelle scene religiose trova riscontro nella pittura fiamminga e italiana del Cinquecento, ma D’Asaro sviluppa una versione personale di questa tradizione, “dando vita a una formula innovativa che incontrerà una certa fortuna presso la committenza aristocratica locale”.

L’Autoritratto: Ironia e Mistero

Presso la Chiesa Madre di Racalmuto si conserva l’autoritratto del pittore, “ironico e misterioso”, ritrovato negli anni cinquanta nei vecchi archivi. Quest’opera rappresenta una testimonianza straordinaria della personalità dell’artista, che “allegoricamente si firmava ‘Monoculus Racalmutensis‘: e c’è in questo scherzare sulla sua menomazione tutta l’ironia che appartiene ai racalmutesi di ‘tenace concetto'”.

La Produzione Matura: Opere per Chiese e Committenza Privata

Il Ciclo Racalmutese

Racalmuto conserva la più significativa concentrazione di opere del pittore, tanto da poter costituire un vero e proprio “sentiero del Monocolo” che parte dalla chiesa del Carmelo dove si trovano il “Crocifisso con i SS. Ausiliatori” e la “Sacra Famiglia”. Si prosegue poi fino alla chiesa del Monte con “La Vergine appare a San Biagio”, e infine alla chiesa Madre che custodisce opere importanti come “L’Immacolata con i SS. Francesco e Chiara”, “Cena in Casa del Fariseo” e la straordinaria “Madonna della Catena”.

La Madonna della Catena: Un Capolavoro di Maturità

La “Madonna della Catena” è considerata “uno dei dipinti più compiuti e maturi del Monocolo”, tanto da colpire favorevolmente Vittorio Sgarbi durante una sua recente visita a Racalmuto. Quest’opera è legata anche alla storia locale per la presenza di due fanciulli, probabilmente promessi sposi, Maria Branciforti e Girolamo III Del Carretto, e fu commissionata dal conte Giovanni Del Carretto come ex voto in ringraziamento per essere scampato alla peste del 1624.

Le Commissioni nei Centri Vicini

L’attività di D’Asaro non si limitò a Racalmuto ma si estese a numerosi centri della Sicilia centrale e occidentale. Come riportato nel documento originale, “molti quadri il ‘Monocolo’ dipinse per le chiese dei paesi circonvicini a Racalmuto”, inclusi Montedoro, Canicattì, Barrafranca, Bompensieri, Campofranco, Casteltermini, Grotte, ma anche centri più distanti come Mussomeli, Sutera, Enna e Termini Imerese.

Questa diffusione geografica delle sue opere testimonia il riconoscimento che D’Asaro ottenne presso la committenza religiosa siciliana, divenendo uno dei pittori più richiesti per la decorazione di chiese e oratori.

Lo Stile Artistico: Caratteristiche e Evoluzione

L’Eclettismo Stilistico

La cultura pittorica di Pietro d’Asaro presenta una particolare commistione stilistica dove si fondono elementi provenienti dal naturalismo di tipo bassanesco con alcuni tratti coloristici di memoria baroccesca, fino a spunti napoletani, per arrivare alla parentesi caravaggesca maturata tramite il Paladini. Questa capacità di sintesi tra influenze diverse rappresenta uno degli aspetti più interessanti della sua personalità artistica.

I Limiti Tecnici e la Rapidità Esecutiva

Il documento originale evidenzia come D’Asaro “si mostra molto frettoloso nel preparare la materia dove dipinge e nella tecnica non prende molto impegno”. Questa caratteristica, pur rappresentando un limite dal punto di vista della raffinatezza tecnica, conferisce alle sue opere un’immediatezza espressiva e una spontaneità che le rendono particolarmente vitali e comunicative.

La produzione del Monocolo, pur essendo stata “abbondante”, presenta livelli qualitativi non sempre costanti, con “solo pochi quadri” che riescono “a superare la mediocrità”. Tuttavia, quando raggiunge i suoi momenti migliori, D’Asaro dimostra una capacità espressiva di notevole intensità.

Il Mistero della Morte e della Sepoltura

Per 367 anni non si era mai saputo con precisione dove fosse sepolto il grande pittore del Seicento. Recentemente, secondo un importante documento d’archivio del 1603 conservato nell’archivio della Matrice di Racalmuto, è stato possibile stabilire che i resti del pittore sono custoditi nell’antica chiesa di Santa Maria di Gesù, all’interno del cimitero comunale di Racalmuto.

Questa scoperta aggiunge un tassello importante alla biografia del pittore e potrebbe aprire nuove prospettive per la valorizzazione della sua memoria. Come osservato, “le prossime amministrazioni comunali di Racalmuto, la Provincia e la Regione dovrebbero fare in modo di riaprire quella chiesa e rendere visitabile il luogo dove è sepolto quel misterioso artista”.

L’Eredità Artistica e la Fortuna Critica

Leonardo Sciascia e la Riscoperta del Monocolo

Il merito principale della riscoperta critica di Pietro D’Asaro va attribuito a Leonardo Sciascia, che organizzò tra il 1984 e il 1985 una mostra memorabile dedicata al pittore. Sciascia vedeva in D’Asaro “un pittore che non ci si può permettere il lusso di ignorare”, sottolineando come nella storia della Sicilia “l’orbo di Racalmuto merita un posto privilegiato”.

L’interesse di Sciascia per D’Asaro non era puramente artistico, ma si inseriva nella sua più ampia riflessione sulla cultura siciliana e sui suoi protagonisti spesso dimenticati o sottovalutati. Il mistero che avvolge la figura del pittore si accordava perfettamente con la sensibilità dello scrittore racalmutese, sempre attratto dalle figure enigmatiche della sua terra.

La Critica Contemporanea

La critica contemporanea ha rivalutato D’Asaro come figura rappresentativa del caravaggismo siciliano, riconoscendo la sua “abilità eclettica nel conciliare il genere della natura morta con il più tradizionale tema della sacra conversazione”. Gli studi più recenti hanno evidenziato come il pittore, pur operando in un contesto provinciale, sia riuscito a creare un linguaggio artistico originale e riconoscibile.

La Conservazione delle Opere: Problemi e Prospettive

Lo Stato di Conservazione

Un aspetto particolarmente preoccupante riguarda lo stato di conservazione delle opere di D’Asaro. Come evidenziato nel documento originale, “i suoi quadri invecchiati dal tempo e dalla polvere, vanno consumandosi per l’incuria” e “alcuni sono spariti del tutto”. Questa situazione richiede interventi urgenti per salvaguardare il patrimonio artistico lasciato dal pittore.

La “Cena in Casa del Fariseo” nella Chiesa Madre di Racalmuto, ad esempio, necessiterebbe di un intervento di restauro per poter essere adeguatamente fruita. Altri dipinti sono stati ritrovati in condizioni precarie, come la “Madonna con Santi” proveniente dalla soppressa chiesa di San Sebastiano Martire, “ora pressocché consumata in un magazzino”.

Le Opere Perdute

Particolarmente significativa è la vicenda del dipinto “La Visitazione” di Sutera, che uno storico locale aveva descritto come un capolavoro datato e firmato, ma che fu rubato dalla chiesa dei Cappuccini nel 1926. Questo episodio testimonia come il patrimonio artistico di D’Asaro abbia subito dispersioni significative nel corso del tempo.

Pietro D’Asaro nel Contesto del Caravaggismo Siciliano

I Contemporanei e gli Epigoni

Nel panorama del caravaggismo siciliano, D’Asaro si inserisce accanto a figure come Mario Minniti, Alonzo Rodriguez e Giovanni Bernardo Azzolino. Tuttavia, la sua posizione è peculiare per la capacità di mediare tra l’influenza caravaggesca e altre tradizioni pittoriche, creando una sintesi personale e riconoscibile.

La Sicilia centrale, nonostante la posizione geograficamente defilata, risentì profondamente del passaggio di Caravaggio, dando vita a “alcune importanti figure di artisti che contribuiranno a tramandare lo spirito del Merisi fino alla fine del secolo”. In questo contesto, D’Asaro rappresenta una delle voci più originali e durature.

L’Evoluzione del Gusto

Il periodo di attività di D’Asaro coincise con una fase di transizione che vedeva il passaggio “dal naturalismo a una pittura più barocca”, con la presenza in Sicilia di artisti come Antoon van Dyck negli anni ’20 del XVII secolo. Questa evoluzione del gusto contribuì probabilmente al declino della fortuna critica del Monocolo, il cui stile rimaneva legato a moduli espressivi ormai considerati sorpassati.

L’Impatto sulla Cultura Locale

Il “Sentiero del Monocolo” a Racalmuto

L’eredità di D’Asaro è oggi visibile attraverso un vero e proprio itinerario artistico che attraversa le chiese di Racalmuto. Questo percorso rappresenta non solo un’occasione di fruizione artistica, ma anche un elemento identitario per la comunità locale, che riconosce nel pittore uno dei suoi figli più illustri.

Nel 2016, un murales dedicato a D’Asaro è stato realizzato a Racalmuto, dimostrando come la memoria del pittore continui a vivere nell’immaginario collettivo locale. Questa iniziativa testimonia la vitalità del legame tra l’artista e la sua città natale.

L’Eredità Educativa

Significativo è il fatto che a Racalmuto la scuola media sia dedicata all’artista, un riconoscimento che sottolinea l’importanza educativa e formativa della sua figura per le nuove generazioni. Questo tipo di iniziative contribuisce a mantenere viva la memoria del pittore e a trasmetterla ai giovani.

Conclusioni: Un Genio Provinciale dal Respiro Universale

Pietro D’Asaro, il Monocolo di Racalmuto, rappresenta una figura emblematica dell’arte siciliana del XVII secolo. La sua vicenda biografica e artistica testimonia come anche da contesti apparentemente periferici possano emergere personalità creative di straordinario interesse. Nonostante i limiti tecnici e le inevitabili ingenuità di un artista formatosi in ambiente provinciale, D’Asaro riuscì a elaborare un linguaggio pittorico originale, capace di mediare tra le grandi correnti artistiche del suo tempo e le specificità della cultura locale.

La sua capacità di sintesi tra manierismo e caravaggismo, tra tradizione religiosa e innovazione compositiva, ne fa un interprete significativo di un’epoca di transizione nell’arte europea. La sua abilità nel “conciliare il genere della natura morta con il più tradizionale tema della sacra conversazione” rappresenta un contributo originale al panorama artistico siciliano.

L’interesse che la sua figura continua a suscitare, dall’attenzione di Leonardo Sciascia fino alle più recenti iniziative di valorizzazione, dimostra la persistente attualità del suo messaggio artistico. In un’epoca in cui la cultura locale rischia di essere omogeneizzata da fenomeni globali, D’Asaro rappresenta un esempio di come l’identità territoriale possa costituire una fonte di ricchezza e originalità creativa.

Il mistero che ancora avvolge molti aspetti della sua vita e della sua produzione non diminuisce, anzi accresce il fascino di questa figura. Come osservò Sciascia, c’è in lui “tutto il mistero che appartiene ai racalmutesi di tenace concetto“, una caratteristica che lo rende rappresentativo non solo della cultura artistica siciliana, ma dell’intera civiltà mediterranea.

La sfida per il futuro consiste nel preservare e valorizzare adeguatamente l’eredità artistica del Monocolo, garantendo la conservazione delle sue opere e promuovendo una conoscenza più approfondita della sua produzione. Solo così potrà essere reso giustizia a un artista che, con un solo occhio, riuscì a vedere e rappresentare aspetti profondi dell’animo umano e della spiritualità del suo tempo.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia ComuniTag: pietro d'asaro, racalmuto

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