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stregoneria
stregoneria

La Maga e la Saggezza Antica: Incantesimi e Guarigioni nella Tradizione Popolare Siciliana

24 Agosto 2023 //  by Elio Di Bella

Una lettura imperdibile per gli appassionati di folklore, cultura e storia siciliana. Il mondo affascinante della magia popolare siciliana. Esplora la pratica ancestrale della guarigione attraverso erbe e incantesimi, raccontando la storia di una maga che utilizza la sua conoscenza antica per aiutare e guarire.

Il poema descrive l’arte di una maga (o strega) che utilizza erbe e incantesimi per guarire e liberare le persone da mali e afflizioni. Le sue abilità sono descritte in dettaglio, dalla raccolta delle erbe alla preparazione di unguenti e alla recitazione di parole magiche. La gente si rivolge a lei con richieste specifiche, come liberarsi dalla febbre o da un amore tormentato. La maga è descritta come una figura solitaria, potente e misteriosa, che esercita il suo mestiere con amore e dedizione. Il testo evoca un’atmosfera magica e ancestrale, collegando la pratica della magia a luoghi, tempi e rituali specifici, come l’incrocio di tre strade o certe feste religiose. La maga è anche descritta come una figura solitaria, che vive con una gatta nera, simbolo tradizionale della stregoneria, e il suo sguardo ardente è paragonato a una lampada che illumina la sera.

Il testo offre una visione affascinante e rispettosa della magia popolare e della saggezza tradizionale, presentando la figura della maga come custode di un’antica conoscenza che ha il potere di guarire e trasformare.

A Majara

Cercala, cògghila, lavala, pistala,

‘mpastala l’erba, ma non pinsari

ca pi guariri ci basta chista:

sunu ‘i paroli chi t’ha ‘nsignari.

Sunu i paroli chi dannu ‘a forza,

è la tò testa chi po’ canciari

lu mali niru sutt’‘a la scorza,

sutt’ a lu pisu di stori amari.

Sutta la luna china di luci

ti l’insignasti lu verbu amicu,

di li madrini sintisti ‘i vuci,

chi ripetevano lu dittu antìcu.

A l’incruciarsi di li tri stradi,

bagnata a l’acqua di funti chiara,

pi San Giuvànni o pi Natali,

‘nta ddu mumentu fusti majara.

Senti lu ciauru d’‘a ruta amara,

‘un po’ sbagghiari quannu la trovi

e lu profumu d’‘a sapunara

si senti forti dopu chi chiovi.

Spalmala l’erba cu a manu aperta,

girannu lenta supra ‘u duluri,

recita chianu cu vuci ‘sperta,

comu dicennu frasi d’amuri.

Cu ti circava era sicuru

ca mi lu liberi eri capaci

di lu malocchiu pisanti e scuru,

chi a la sò anima non dava paci.

“Cancialu ‘u cori di lu mè amuri”,

“O picciriddu levaci ‘a frevi”,

“Fammi guariri di ccà a tri uri”

“Prestu ‘a fattura tu mi la levi!”

Ti ‘ddumannavanu li puvireddi

di ci sarvari ‘na vita persa,

facennu cruci, girannu aneddi,

cogghiennu l’ogghiu quannu si versa.

Ma po’ a tò casa sula ristavi,

supra ‘u bisolu c’‘a jatta nira,

di l’occhi vivi focu jttavi,

comu lu lampu chi ‘llacia ‘a sira.

LA MAGARA

Cercala, coglila, lavala, pestala,

impastala con l’erba, ma non pensare

che per guarire basti solo questa:

sono le parole che devi insegnare.

Sono le parole che danno la forza,

è la tua testa che può cambiare

il male nero sotto la scorza,

sotto il peso di storie amare.

Sotto la luna piena di luci

imparavi la parola amica,

dalle madri sentivi le voci,

che ripetevano il detto antico.

All’incrociarsi delle tre strade,

bagnata dall’acqua di fonte chiara,

per San Giovanni o per Natale,

in quel momento fosti maga.

Senti il rumore della ruota amara,

non puoi sbagliare quando la trovi

e il profumo della saponaria

si sente forte dopo che piove.

Spalma l’erba con la mano aperta,

girando lentamente sul dolore,

recita piano con voce esperta,

come dicendo frasi d’amore.

Chi ti cercava era sicuro

che tu fossi capace di liberarlo

dall’occhio cattivo, pesante e scuro,

che alla sua anima non dava pace.

“Cacciami il cuore dal mio amore”,

“Al bambino togli la febbre”,

“Fammi guarire entro tre ore”

“Presto la fattura tu me la levi!”

Ti domandavano i poverelli

di salvare una vita persa,

facendo croci, girando anelli,

cogliendo l’olio quando si versa.

Ma poi a casa tua sola restavi,

sul focolare con la gatta nera,

dagli occhi vivi fuoco gettavi,

come la lampada che illumina la sera.

Categoria: Storia SiciliaTag: magia, stregoneria, tradizioni popolari

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