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battaglia di Adua
battaglia di Adua

La battaglia di Adua e La guerra di Abissinia

14 Giugno 2025 //  by Elio Di Bella

La battaglia di Adua, del 1° marzo 18961, avvenne durante la Guerra d’Abissinia, combattuta tra le forze italiane e l’esercito etiope tra il 1895 e il 1896.

Questa battaglia rappresentò il momento decisivo della guerra e una pesante sconfitta per gli italiani, ponendo fine per molti anni alle loro ambizioni coloniali nel Corno d’Africa e permettendo agli etiopi di conservare la loro indipendenza durante la spartizione dell’Africa.

Contesto e Antefatti della Guerra d’Abissinia:

Acquisto di Assab: La presenza italiana in Africa può essere fatta risalire al 15 novembre 1865. Allora quando la società ligure di navigazione “Rubattino” stipulò il primo contratto con i sultani Ibrahim e Hassan per l’acquisto della baia di Assab in Dancalia (Etiopia). L’intento era di farne una base di appoggio sul Mar Rosso per le navi dirette in Oriente. L’Italia stessa comprò Assab nel 1882. La zona era vista come una “testa di ponte”.

Espansione Coloniale e Rivalità Europee: L’operazione coloniale italiana in Africa iniziò ufficialmente il 5 febbraio 1885 con lo sbarco di truppe a Massaua, allora formalmente sotto sovranità egiziana.

Questa mossa fu una risposta tardiva alle operazioni coloniali di altre potenze europee. La Francia, ad esempio, ottenne il protettorato sulla Tunisia nel 1881 (che l’Italia riteneva le “spettasse”), e la Gran Bretagna prese l’Egitto nel 1882.

Queste annessioni spinsero l’Italia a cercare una più estesa penetrazione nell’entroterra etiopico. L’annessione era sollecitata anche dal favore della Gran Bretagna, che vedeva di buon occhio l’espansione italiana nel Mar Rosso.

Scontri Iniziali:

Dogali (1887): Nel gennaio 1887, le forze etiopi guidate da Ras Alula Engida, governatore dell’entroterra eritreo, lanciarono un attacco contro il forte di Saati, difeso dagli italiani.

Una colonna italiana di circa 500 uomini al comando del tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, inviata per portare rifornimenti a Saati, cadde in un’imboscata presso il colle Dogali e finì massacrata.

Questa sconfitta suscitò sdegno in Italia e portò alla caduta del dicastero Depretis. Dopo Dogali, Crispi, successo a Depretis, sostenne l’invio di una nuova spedizione militare.Intendeva vendicare la sconfitta e rafforzare la sicurezza del possedimento italiano, pur senza l’idea di conquistare l’Abissinia a fondo.

Il monumento a Dogali a Roma, (1883), commemorava i soldati caduti, e la piazza antistante la stazione Termini, denominata “Piazza del Cinquecento”.

Trattato di Uccialli (1889): Nel marzo 1889, dopo la morte dell’imperatore Giovanni IV, Menelik II si autoproclamò successore. L’Italia, approfittando della situazione, firmò il Trattato di Uccialli con Menelik II il 2 maggio 18896. Questo trattato riconosceva il dominio italiano tra la costa del Mar Rosso e il fiume Mareb. Questo divenne il confine tra la colonia italiana dell’Eritrea (dichiarata nel 1890) e l’Impero etiope. Tuttavia, l’articolo XVII del trattato aveva due versioni: quella italiana implicava un protettorato italiano sull’Etiopia. Ma quella amarica rendeva questa gestione delle relazioni estere facoltativa. Menelik II, sentendosi ingannato, abrogò il trattato nel 1893.

La guerra

Verso la Guerra: Nonostante l’abrogazione del trattato e il peggioramento dei rapporti, alcuni militari italiani, come i governatori Gandolfi e Baratieri, propugnavano la “politica tigrina”, che mirava a intensificare le alleanze con i capi locali del Tigrai . L’intento era di provocare una guerra civile e un futuro intervento militare italiano contro Menelik. L’occupazione di Cheren (1889) e Asmara (1889) estese i possedimenti italiani fino al fiume Mareb. Le forze italiane occuparono Cassala in Sudan nel 1894, dopo una battaglia contro l’esercito mahdista sudanese. La notizia dell’invasione italiana del Tigrai settentrionale raggiunse rapidamente lo Scioa. Menelik preparò il suo esercito al conflitto.

Amba Alagi e Macallè: La guerra iniziò nel dicembre 1895, quando le truppe etiopi attaccarono i presidi italiani sparsi nella regione del Tigrai. Il 7 dicembre 1895, gli etiopi conseguirono una prima vittoria distruggendo completamente un’unità italiana. Era guidata dal maggiore Toselli all’Amba Alagi, a sud di Macallè. A questa sconfitta si aggiunse, il 22 gennaio 1896, la resa del presidio di Macallè, che aveva resistito a un assedio di due mesi. Questi eventi destarono grande preoccupazione in Italia. Crispi, all’epoca Presidente del Consiglio, esercitò forti pressioni sul generale Baratieri affinché attaccasse.

La Battaglia di Adua (1° marzo 1896)

Comandanti e Forze: La battaglia di Adua si combatté tra le forze italiane comandate dal tenente generale Oreste Baratieri e l’esercito etiope del negus Menelik II. Gli italiani contavano circa 17.700 uomini (tutti con armi da fuoco) e 56 pezzi d’artiglieria. L’esercito abissino di Menelik II era significativamente più numeroso, stimato tra i 100.000 e i 120.000 uomini, di cui circa 80.000 armati di fucili, oltre a 42 pezzi d’artiglieria e mitragliatrici.

Preparazione e Errori Italiani: Baratieri, sotto pressione da Crispi e da altri generali che disprezzavano le capacità militari etiopi, decise di attaccare in campo aperto. La sconfitta nella battaglia di Adua non fu casuale. Essa fu il risultato di un errore fondamentale di sottovalutazione dell’avversario e di decisioni sbagliate. L’esercito italiano non conosceva il territorio e marciò in colonne separate su terreni accidentati e senza coordinamento. La superficialità e l’imperizia dei generali italiani, l’ignoranza della tattica militare etiopica e la superiorità numerica dell’avversario furono fattori determinanti.

Dinamiche della Guerra

Lo Svolgimento del Combattimento: Il corpo di spedizione italiano era suddiviso in tre colonne principali: Albertone sulla sinistra, Dabormida sulla destra, e le brigate di Arimondi al centro.

Albertone: Intorno alle 6:00, l’avanguardia della brigata di Albertone si avvicinò agli avamposti nemici vicino ad Adua e fu violentemente caricata dai reparti etiopi. Nonostante la resistenza, gli ascari italiani furono decimati nella battaglia di Adua e costretti a cedere, con Albertone stesso preso prigioniero.

Dabormida: Il generale Dabormida avanzò nel vallone di Mariam Shoaità, perdendo il contatto con le altre brigate e la sua avanguardia. La sua brigata subì l’urto della cavalleria galla e venne sopraffatta. Lo stesso Dabormida cadde in combattimento, e il suo corpo non fu mai ritrovato.

Arimondi: La colonna centrale di Arimondi fu annientata in poche ore in prossimità di Monte Rajo658. Il generale Giuseppe Arimondi, vincitore di molte battaglie precedenti, morì in combattimento.

Vittoria Etiope: Nelle prime ore del pomeriggio i combattimenti cessarono6. La sconfitta fu decisiva3.

Perdite: Gravissime le perdite italiane: circa 7.000 morti, 1.500 feriti e 3.000 prigionieri. Altre fonti riportano cifre simili, ad esempio 289 ufficiali e 4.600 soldati nazionali, più circa 1.000 ascari morti; 1.500 feriti e 2.700 prigionieri. Dei cinque comandanti italiani, tre gli uccisi (i generali Giuseppe Arimondi e Vittorio Dabormida, il tenente colonnello Giuseppe Galliano), il generale Giuseppe Ellena rimase ferito. Il generale Matteo Albertone in prigione. Le perdite abissine, stimate tra i 4.000 e 7.000 morti e 8.000-10.000 feriti. Si trattò della più grave sconfitta subita da un esercito europeo in Africa in epoca imperialista.

Conseguenze della Battaglia di Adua per l’italia

Crollo del governo Crispi: La notizia della sconfitta giunse in Italia il 2 marzo e provocò enorme sgomento67. Crispi fu costretto a rassegnare le dimissioni il 5 marzo 1896, un evento accolto con sollievo.

Fine dell’espansionismo temporaneo: La sconfitta arrestò per molti anni le ambizioni coloniali italiane nel Corno d’Africa. L’Italia uscì annientata nelle sue velleità di grande potenza.

Trattato di pace di Addis Abeba (1896): Dopo la battaglia di Adua, l’Eritrea si trovò indifesa, ma Menelik decise di non invadere la colonia. Il nuovo governo italiano, guidato da Rudinì. Venne inviato Cesare Nerazzini come negoziatore per raggiungere un accordo di pace. Il trattato di Addis Abeba, firmato il 26 ottobre 1896, fu un successo diplomatico per Roma. l’Italia ottenne la fine della guerra e la liberazione dei prigionieri italiani in cambio del pagamento di una somma di 4 milioni di lire (o 10 milioni di franchi francesi). Dovette rinunciare al protettorato coloniale sull’Etiopia, abrogando il Trattato di Uccialli. L’Italia mantenne la colonia Eritrea.

Prigionieri Italiani: I circa 3.000 prigionieri italiani vennero liberati in cambio di un riscatto. Il loro rientro fu gestito con discrezione dalle autorità italiane per non enfatizzare la sconfitta.

Schianto Morale: La sconfitta nella battaglia di Adua fu un duro colpo per l’immagine dell’Italia, dimostrando che gli eserciti europei in Africa non erano invincibili e diventando un simbolo della lotta anticolonialista.

Conseguenze della Battaglia di Adua per l’Etiopia

Indipendenza e Riconoscimento: L’Etiopia fu l’unica nazione africana a mantenere la propria indipendenza durante la Spartizione dell’Africa. Il trattato di Addis Abeba le garantì il riconoscimento della sua indipendenza non solo dall’Italia, ma anche dalle altre potenze europee.

Identità Nazionale: La battaglia di Adua è considerata centrale per l’identità nazionale etiope ed è celebrata come un giorno di festa, simbolo della vittoria contro l’invasore europeo.

Modernizzazione Militare: Il Negus Menelik II aveva modernizzato il suo esercito con migliaia di fucili e cannoni forniti da Francia, Russia e anche Italia. L’esercito etiope alla fine dell’Ottocento era un’ottima “macchina da guerra” in grado di impensierire le potenze europee. Il volume di fuoco superiore a quello di altre forze africane e un numero di componenti che spesso superava i centomila uomini.

Conseguenze più ampie:

Impatto sul Colonialismo: la battaglia di Adua dimostrò che le potenze coloniali potevano essere sconfitte dagli eserciti indigeni. Questo influenzò le relazioni tra Europa e Africa.

Guerre Balcaniche: La sconfitta turca nella guerra italo-turca (1911-1912) e la percepita debolezza dell’Impero Ottomano accertata dall’Italia portarono le nazioni balcaniche a insorgere contro gli antichi dominatori, sfociando nelle Guerre Balcaniche del 1912-1913.

Elio Di Bella

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, storiaTag: adua, battaglia di adua, colonialismo, guerra di etiopia

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