Scoperto negli anni ’60 nell’attuale Sudan settentrionale, il sito di Jebel Sahaba rappresenta una delle più antiche testimonianze di sepoltura collettiva legata a violenza tra gruppi umani. Risalente a circa 13.400-13.000 anni fa, appartiene alla cultura Qadan, comunità di cacciatori-pescatori-raccoglitori del tardo Paleolitico Superiore.
I segni della violenza
Nel sito sono state identificate tre fosse comuni contenenti i resti di 61 individui, tra adulti e bambini. Circa il 40% degli scheletri mostra segni di violenza: punte di selce conficcate nelle ossa (soprattutto in colonna vertebrale, costole e crani), fratture da impatto e ferite da taglio. La presenza di traumi sia guariti che letali suggerisce che queste persone sopravvissero ad aggressioni precedenti prima di essere uccise in episodi successivi. Oltre 100 punte di freccia in selce, molte rinvenute tra i corpi o ancora infisse nelle ossa, confermano l’uso di armi da lancio negli scontri.
Non un’unica battaglia
Inizialmente interpretato come prova di un’unica battaglia, studi recenti (come quelli di Isabelle Crevecoeur, 2021) rivelano una realtà più complessa. La combinazione di ferite guarite e letali indica aggressioni ripetute nel tempo, non un singolo evento. La posizione delle punte di freccia, spesso nella parte posteriore dei corpi, fa pensare a imboscate o tentativi di fuga. Il contesto ambientale è cruciale: durante il Dryas recente (12.900-11.700 anni fa), l’aumento dell’aridità accese la competizione per le risorse del Nilo, come pesce, piante e acqua, innescando conflitti tra gruppi rivali. La presenza di donne, bambini e anziani tra le vittime suggerisce che gli attacchi mirassero a colpire intere comunità, non solo combattenti.
La prima guerra organizzata
Jebel Sahaba sfida l’idea che la guerra organizzata sia nata con l’agricoltura. Dimostra che conflitti sistematici esistevano già tra cacciatori-raccoglitori, almeno 10.000 anni prima delle prime città. La violenza era una risposta a stress socio-ecologici, come la competizione per territori vitali in periodi di crisi climatica. La capacità di coordinare attacchi ripetuti implica un livello di organizzazione sociale, con possibili alleanze e tattiche condivise. Analogie con il sito di Nataruk (Kenya, 10.000 anni fa) indicano che tali dinamiche non erano isolate.
Le fosse comuni
Il dibattito accademico si concentra sulla definizione di “guerra”: alcuni studiosi vedono in Jebel Sahaba conflitti sporadici, altri vi riconoscono violenza organizzata. Analisi isotopiche rivelano che le vittime si nutrivano principalmente di pesce, sottolineando l’importanza strategica del Nilo durante l’aridità. Resta inoltre ambiguo il significato delle sepolture: le fosse comuni potrebbero essere un atto di rispetto verso le vittime o un simbolo di dominazione da parte degli aggressori.
La guerra: fenomeno antico
Jebel Sahaba è un punto di svolta nell’archeologia dei conflitti. Dimostra che la guerra non è un’invenzione moderna, ma un fenomeno antico, radicato nell’adattamento umano a scenari di crisi. Questo sito ci ricorda che cooperazione e conflitto sono due strategie evolutive intrecciate, entrambe fondamentali per la sopravvivenza e l’organizzazione delle comunità preistoriche.


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