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Il Segreto di Grazia Rilievo, la svergognata di Girgenti

20 Giugno 2025 //  by Elio Di Bella


Le possenti mura di Girgenti, abbarbicate sulla collina, parevano ingoiare la luce del mattino, mentre gli uomini del vescovo trascinavano Grazia Rilievo, ventunenne e tremante, per i cunicoli oscuri del castello. La paura le stringeva la gola, ogni passo un presagio di ciò che l’attendeva. Presto si sarebbe trovata di fronte all’Inquisitore, un uomo di cui si mormorava con terrore nelle piazze. Una parola sbagliata, e la prigione di pietra o le fiamme del rogo avrebbero sigillato il suo destino.

I guardiani spalancarono il pesante portone, rivelando l’ampia sala del castello. Lì, su un’alta pedana, sedeva il capo dell’Inquisizione, monsignor Jacopo Faraone, un’ombra imponente circondato da monaci domenicani. Più in basso, scribi e giuristi affilavano le penne, pronti a cogliere ogni sillaba. Per ore, Grazia fu bersagliata di domande, tutte volte a svelare se fosse una seguace della “vecchia fede”, una libera pensatrice cristiana, e quindi un pericolo per il sacro credo cattolico.

Ma con sommo stupore di monsignor Faraone, le risposte di Grazia non si snodarono tra dogmi e articoli di fede. Parlarono invece del parroco del borgo, don Pietro Chierico, e delle sue relazioni con le donne del popolo. Alla fine, il vescovo, incuriosito e forse infastidito, chiese alla giovane, senza mezzi termini, della sua relazione con il prete.

“Sette anni addietro,” cominciò Grazia, la voce un sussurro che pure riempiva la sala, “d’estate, don Pietro Chierico venne alla casa di mia madre, che allora mieteva il grano. Insistette con veemenza: ‘Permettimi di averti in carne e ossa…’ A quel tempo, ero ancora fanciulla, vergine. Avevo, credo, quattordici o quindici anni. Mi prese nell’pagliaio… E da quel giorno, continuò ad avere rapporti con me sino al Gennaio appresso, nella casa di mia madre. Ella sapeva, e non si oppose.” Grazia fece una pausa, poi riprese, la voce leggermente più ferma.

“Poi, a Gennaio, il parroco mi diede in sposa a mio marito. Ma continuò ad avere la mia carne per tutti e quattro gli anni che a mio marito restarono da vivere. E anche lui sapeva, e approvava. Di tanto in tanto, mio marito mi interrogava: ‘Il prete ti ha toccato, Grazia?'”

“E io rispondevo: ‘Sì.’ E mio marito mi diceva: ‘Riguardo al prete, va bene così. Ma guardati dagli altri uomini!'”

A Grazia Rilievo fu concesso di ritirarsi, ma monsignor Faraone comprese che don Pietro Chierico meritava di essere sottoposto a un interrogatorio ben più approfondito.


“Mio marito diceva: riguardo al prete, va bene così. Ma guardati dagli altri uomini!” Così raccontò Grazia Rilievo, l’amante del parroco.


Gli Interrogatori: Un Tesoro Ritrovato

La storia di Grazia Rilievo e la condotta licenziosa del parroco sarebbero, in tempi normali, rimaste avvolte nell’oblio. La gente comune, priva di ricchezze o lignaggio, era invisibile agli occhi dei cronisti medievali, intenti a immortalare le gesta dell’aristocrazia militare e religiosa che reggeva le sorti d’Europa.

Per questo, i sapienti di oggi conoscono molto della vita delle classi elevate nel Medioevo, ma quasi nulla del quotidiano della povera gente.

Eppure, grazie all’Inquisizione e ai suoi meticolosi interrogatori di centinaia di abitanti di borghi come Montalbano (il nome siciliano per Montaillou), gli storici contemporanei hanno tra le mani un tesoro inestimabile di informazioni, assente in altre fonti medievali.


Dimenticati tra le Mura Vaticane

Il capo inquisitore Jacopo Faraone si era assunto il compito di scovare e punire ogni seguace della “vecchia fede” nella sua diocesi, e lo faceva con zelante serietà. “Saputello come un mastro di scuola,” diceva di lui un confratello dell’Inquisizione.

Tra il 1318 e il 1325, il vescovo interrogò gli abitanti dei villaggi su ogni sorta di argomento: dai legami familiari alle condizioni abitative, dalle usanze e abitudini alimentari ai più intimi segreti dell’anima e della vita coniugale. Le risposte furono trascritte con scrupolosa accuratezza.

Il vescovo, sebbene di umili origini, si era innalzato attraverso un ordine monastico, spinto da un’ambizione ardente. Faraone conservava con meticolosa cura i verbali degli interrogatori, in modo che i casi potessero essere riaperti in futuro, se necessario. Nove anni dopo la conclusione della sua inchiesta, la sua incrollabile persecuzione degli eretici fu premiata: venne eletto Papa Benedetto XII. Quando Faraone si trasferì ad Avignone, dove i Papi risiedevano in quel tempo, portò con sé i registri di Montalbano. Per mezzo millennio, giacquero dimenticati negli archivi, trasferiti poi nel sacro Vaticano.

I documenti furono riscoperti solo nell’Ottocento da un erudito ecclesiastico che intendeva scrivere di Jacopo Faraone. Ma egli li mise da parte


La Pena per le Femmine

Grazie agli interrogatori, riscoperti in anni recenti, sappiamo che la vita degli abitanti del villaggio ruotava attorno alla casa e ai suoi abitanti, e non, come si credeva in passato, attorno alla famiglia allargata. I parenti lontani non avevano grande importanza, a meno che non vivessero sotto lo stesso tetto.

I membri di ogni nucleo familiare dovevano adoperarsi per accrescere la ricchezza e l’influenza della casa. E questo includeva anche i defunti. Quando il padre del parroco passò a miglior vita, due donne ricevettero l’insolito compito di “tagliare al cadavere alcune ciocche di capelli attorno alla fronte e anche pezzetti di tutte le unghie delle mani e dei piedi; questo affinché la casa del defunto restasse prospera.”

Gli interrogatori rivelano anche che gli abitanti di Montalbano non vedevano di buon occhio la nascita di figlie femmine, poiché un giorno avrebbero abbandonato la tanto importante ostai – la casa – portando con sé una dote. Secondo il parroco, era persino meglio commettere incesto: “Allo stesso modo è preferibile che la sorella sposi il fratello, piuttosto che, munita di una cospicua dote, lasci la casa paterna per maritarsi con uno sconosciuto: un tale sistema, difatti, rovina la casa del padre.”

Le donne, in generale, non godevano di grande stima. “L’anima di una donna e l’anima di una scrofa, sono pari. Vale a dire, poco o nulla,” sentenziò un contadino durante uno degli interrogatori.

Un altro confermò: “Un uomo non vale nulla, se non è padrone di sua moglie.”


Le Vedove e i Loro Amanti

Con sorpresa degli storici, fu notato come le donne di questa terra, specialmente le vedove, fossero inclini a relazioni extraconiugali, nonostante ciò fosse considerato un grave peccato sia dal punto di vista religioso che sociale.

Così, la castellana Beatrice de’ Palermoles temeva la morte per mano di suo marito se avesse scoperto la sua tresca con il seducente intendente.

Di solito, le donne prendevano un amante solo dopo la morte del marito, o ne avevano uno prima di sposarsi. Questo non rappresentava alcun problema.

Quando Beatrice de’ Palermoles divenne vedova, si prese un amante. La sua scelta cadde sul parroco del villaggio, don Pietro Chierico. Nessuno dei due considerava questo peccaminoso, ma una cosa preoccupava la castellana: “Cosa devo fare se rimango incinta di voi? Sarò disperata e perduta.”

Un figlio illegittimo avrebbe significato disonore per lei e avrebbe ostacolato un eventuale futuro matrimonio. Ma l’ingegnoso parroco aveva trovato una soluzione: “Possiedo una certa erba. Se l’uomo la porta quando entra nel corpo della donna, egli non può generare e lei non può rimanere incinta.” Questo tranquillizzò completamente Beatrice, dopodiché acconsentì a un’unione intima con il parroco, proprio di fronte all’altare della sua stessa chiesa.


Il Parroco e le Sue Dodici Amanti

Dagli interrogatori di monsignor Faraone emerse che don Pietro Chierico, nell’arco di vent’anni, ebbe almeno dodici amanti. Due di esse erano sorelle, due erano vergini non sposate. Don Pietro Chierico era ufficialmente parroco della chiesa cattolica, ma nel suo cuore era un seguace della “vecchia fede”.

Secondo nessuna delle due religioni, tuttavia, gli era permesso avere rapporti sessuali con le donne; anche i sacerdoti della “vecchia fede” dovevano vivere in celibato. Il parroco giustificava quindi le sue conquiste con le parole: “Poiché tutto è proibito, tutto è permesso.”


La Lingua Perduta di una Donna di Girgenti

Dagli interrogatori risulta che don Chierico spesso otteneva i favori delle donne con minacce e abuso di potere.

Proveniva da una famiglia potente e suo fratello Bernardo era balivo. Per rafforzare la sua ostai, Pietro divenne capo dell’Inquisizione a Montalbano, sebbene fosse lui stesso un cataro.

Come doppiogiochista, conosceva i piani dell’Inquisizione e poteva usare il potere della Chiesa per i propri scopi. Così, fece tagliare la lingua a una vecchia che si era lasciata sfuggire qualcosa sull’eresia della famiglia Chierico. Le voci sul suo doppio gioco alla fine raggiunsero monsignor Faraone, e nel 1320 il parroco, sebbene non confessasse nulla, fu condannato per eresia e imprigionato nelle segrete di Girgenti.

Lui stesso non sopravvisse a lungo nelle prigioni del castello, ma le sue azioni sono state tramandate, grazie agli scrupolosi interrogatori del vescovo.

Elio Di Bella

Categoria: Agrigento Racconta, Cultura, In 5 Minuti

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