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Agrigento, sciacalli saccheggiano la Valle dei Templi e la commissione di Antichità sta a guardare

18 Aprile 2019 //  by Elio Di Bella

PER LA GLORIA DI GIRGENTI

Quoasqae tandem?…

E sino a quando Girgenti dovrà assistere al nauseante spettacolo di vedersi continuamente spogliare dei suoi più preziosi oggetti di arte e di antichità per visitarli poi ed ammirarli nei musei di altre città nostrane e straniere e specie in quelli di Siracusa e di Palermo, il quale ultimo fu ampliato coi frutti di felici scavamenti fatti in Selinunte e in Girgenti dalla Commissione di Antichità presieduta dal duca di Serradifalco? (1)

E sino a quando assisteremo alla scena vandalica di vedere, in tutte le stagioni e in cento luoghi, non pochi contrabbandieri di antichità, che, facendo scavi tumultuari e clandestini, da veri sciacalli dell’arte, frugano e saccheggiano tombe, sarcofaghi, sepolcreti, intere necropoli, e tutto mettendo a ruba, barattano e mandano fuori vasi fittili e istoriati, etruschi, greco-siculi, monete, lacrimatori, lucerne, idoletti ed altri cimeli?

E sino a quando soffriremo in pace la esportazione in altri paesi d’intere case greco-romane, e lo abbandono colpevole in che son tenute le poche che abbiamo, e lasciate senza custodia, senza cancelli, senza restauri, alla mercè di villani, o in balia di chi le visita e di chi vuole, a suo talento, non pure entrarvi, ma guastarne il mosaico e magari portarne, come cara reliquia, qualche pezzetto in saccoccia?

Oh ! vi ha o non vi ha, anche per noi un Regolamento per la conservazione dei monumenti e degli oggetti di antichità e di arte?

Esiste o non esiste, anche per noi, una legge sulla esportazione all’estero degli oggetti antichi di scavo e di altri oggetti di sommo pregio storico ed artistico? E se vi ha, come purtroppo, questo regolamento e questa legge, perchè non si osserva, perchè non se ne cura la rigida esecuzione ?

E sino a quando Girgenti sarà cullata e burlata con

Lunga attesa con l’ attender corto

di un Museo regio, nazionale, che tante volte e in certe occasioni, con abili scene fantasmagoriche, ci si è fatto vedere cogli occhi, toccar con le mani, e poi sparire e quindi ricomparir di nuovo, a seconda dei bisogni politici, delle mene elettorali ? E dovranno ancora le bizze personali, gl’interessi privati, lo spirito di fazione bisticciarsi ed accapigliarsi a detrimento della gloria patria, a ludibrio della nostra dignità?

Girgenti, se mal non mi appongo, dovrebbe, senza dubbio, possedere il più ricco e il più completo museo archeologico della Sicilia; Girgenti dovrebbe, con ogni studio e diligenza, conservare i molti monumenti che ha nell’interno e all’esterno dello sue mura perchè formano la sua più grande gloria, e cercare con ogni impegno, di scoprirne altri, che facilmente potrebbe trovare ad ogni piè sospinto; Girgenti, sopratutto, dovrebbe impedire lo sperpero continuo ed il continuo emigrare di tutto ciò che potrebbe servire pubblicae utililati, patriae decori, studiosoriim commodo.

Noi certo non apparteniamo alla schiera di coloro che vorrebbero un museo in ogni piccolo comune, sol perchè possegga qualche opera d’arte. Una statua sola, un sol dipinto di pregio, osserva bene il Salinas, non basta; perchè dove non vi ha serie, non vi ha museo; ed in questo caso davvero correrebbe a tutti il dovere di promuovere maggiormente il Museo Palermitano, il solo nazionale in tutta l’Isola, il solo che rappresenti l’arte di tutta la Sicilia.

Ma il fatto di Girgenti è ben diverso : qui non si tratta di un comune qualsiasi, ma di un capo provincia, di una sede vescovile, di una città antichissima, che ha tutti i titoli per avere, e a preferenza di tante altre, il più ordinato, completo e sistematico museo di Sicilia.

Eppure, anche dimenticando i beati tempi, in cui ogni privato era padrone, padronissimo di demolire templi ed altari per fabbricarne porti, ponti, cascine in campagna e magari limiti nei proprii rusticali fondi; dimenticando tempi a noi più vicini, in cui fu lecito chiudere le acque del battesimo in un sarcofago che faceva contemplare, con iscandalo dei fedeli, gli amori delittuosi di Ippolito e di Fedra; in cui non si ebbe scrupolo distruggere l’antica porta araba della città per sostituirvi una fabbrica di non so che architettura e si lasciò demolire un palazzo intero dell’epoca normanna, e una porta medioevale vaghissimamente intagliata;

tempi in cui fu permesso abbandonare un bel monumento sepolcrale del secolo XVI con un grande arco di marmo tutto intagliato a bassirilievi, alla mercè di un custode o sacrista, che fece della sala un ripostiglio e adornò il monumento degli arnesi più umili della sudicia ed affumicata sua cucina; tutto questo dimenticando, anche oggi, con meraviglia dei forestieri e dei buongustai, vediamo clandestinamente esportare all’estero intere collezioni di oggetti antichi e talvolta anche da coloro, che, per carità di patria, dovrebbero, ad ogni modo, concorrere a salvare il patrimonio artistico della città nostra.

Si trova, per citare qualche esempio, nei dintorni di Girgenti, vicino la Chiesa di S. Biagio e nella spiaggia S. Leone, un qualche ripostiglio di bronzi o qualche tesoretto monetario ? E lo si manda in Palermo.

Si rinviene dentro una grotta a forno presso Palma di Montechiaro una collana sicula composta di cinquantina perle di varia forma da costituire un esemplare bello, ricco e completo di collana? Ebbene, da un nostro carissimo amico, un autentico studioso ed amoroso di cose patrie, anziché donarsi al museo archeologico della sua Girgenti, si regala al Prof. Paolo Orsi del Museo di Siracusa, di cui questi è direttore.

Non so poi quale sorte abbiano incontrato gli oggetti trovati in una grotta sepolcrale di una montagna presso S. Angelo Muxaro un paese della nostra provincia, cioè un calice a coppa con gambo a tubo, una oenochoe ad ampia bocca trilobata, un’anforetta di creta grigia scura ecc. Oh dove sono andati?

Che patriottismo è codesto? E dove tante altre asce di pietra, coltelli e seghe, lance e frecce di silice, pesi grandi e piccoli, tazze di argilla, lacrimatori, lucerne, idoletti rappresentanti diverse divinità, scodelle, fiaschi, monete d’oro, di argento, di bronzo e cento e mille altri cimelii che dovrebbero ornare il nostro Museo, e corrono, invece, dispersi pel mondo è barattati per pochi baiocchi? (2)

E sino a quando ce ne staremo oziosi ad ammirare la gara di altre regioni, di altri paesi esplorati con sistematiche ricerche, con scavi  razionali? In altri tempi, meno evoluti, si era più zelanti per l’onor patrio, e a quando a quando si facevano scavamenti nell’agro agrigentino.

A tacere di quelli fatti dalla Commissione di Antichità, presieduta dal Duca di Serradifalco. e di cui parlammo in principio di questo scritto se ne fecero sotto il Principe di Torremuzza, sopraintendente alla antichità nel Val di Mazzara ; se ne fecero sotto il suo successore, Monsignor Alfonso Airoldi, Cappellano Maggiore, dal quale il nostro giureconsulto Giuseppe Lo Presti fu incaricato a dirigere lo sgombro del tempio di Giove Olimpico; se ne fecero sotto l’instancabile e benemerito pittore, scultore ed architetto Raffaello Politi, regio custode delle antichità nel Val di Girgenti.

Ed ora che ci vantiamo di essere in tempi più civili, che cosa si è fatto e che si fa tuttavia per conservare la fama della patria nostra?

Nella tornata del 24 giugno 1901 il Senatore, Dott. Giuseppe Cognata, faceva calde, raccomandazioni al  Ministro della Pubblica Istruzione, Onorevole Nasi, per salvare il celebre Cenacolo (comunemente la Cena) di Leonardo da Vinci, già in via di progressivo deperimento nell’ex convento di S. Maria delle Grazie in Milano.

In quella occasione il Senatore Cognata non poteva dimenticare la sua patria di elezione, e ben se ne ricordò, aggiungendo alla prima una seconda raccomandazione che riguardava la sua cara Girgenti. Dopo di avere esternato il suo desiderio, cioè, che fossero di molto aumentate le somme stanziate in bilancio per gli scavi; e fatto osservare che L. 2000 per sussidii ai Comuni e alle Province era somma veramente irrisoria, propose che le somme stanziate nel bilancio del 1901-1902 e quei due o tre altri avvenire, fossero tutte concesse per gli scavi d’Agrigento, pei quali nulla o quasi nulla si era fatto.

Non fa bisogno, aggiungeva l’illustre patriotta a sostegno della sua proposta, non fa bisogno di essere un grande archeologo per presentire quante e quali ricchezze si scoprirebbero, se fossero eseguiti, e giudiziosamente, gli scavi nell’area dell’antica città. In questa area, oltre i vetusti templi, che fanno la meraviglia degli intendenti delle arti belle, esistono dei siti, che, bene esplorati, potrebbero mettere allo scoperto ricchezze archeologiche, il cui valore, nessuno potrebbe presentire.

E prosegue a dimostrare come facile cosa sarebbe lo scoprire cose antiche lateralmente alla strada o piazza che abbiamo, a mattoni messi a coltello, vicino la chiesa di S. Nicola, facile lo ingrandire la piccola necropoli che abbiamo fuori la cinta dell’antica città, e la cosi detta Grotta di Fragapane, necropoli del periodo romano bizantino. Né volle dimenticare l’illustro Senatore d’interessare S. E. il Ministro per tutto quello che abbiamo di veramente pregevole nella moderna  Girgenti, dove sarebbe utile fare degli scavi allo scopo di conoscere l’intera iconografia o pianta dei tempii di Giove ed Atena, e più ancora, di scoprire gli avanzi di un distrutto villaggio pre-ellenico, cosa singolarissima e forse unica al mondo.(3)

Sgombrare tutto questo, concluse il Dott. Cognata, sarebbe ridonare alla luce le abitazioni fazioni di una antica agglomerazione di uomini non ancora civilizzati.

Bene fu detto da tutto il Senato all’interlocutore, benissimo rispondiamo noi, giacche la proposta non poteva essere più geniale, più patriottica e di più pratica attuazione.

La calda raccomandazione del Senatore Cognata, rivolta al ministro di allora, Onorevole Nasi, noi la rivolgiamo adesso all’ attuale ministro della Pubblica Istruzione, On. Credaro, affinchè prenda 1’iniziativa di quest’ opera d’immenso valore archeologico.

Vita ed Arte non si stancherà di tener vivo il sacro entusiasmo per queste tre cose : che nessun oggetto d’arte o d’antichità di nostra pertinenza esca fuori di Girgenti, che al più presto possibile s’incomincino sistematici scavi nell’aere del vetusto Agrigento, e che il nostro Museo sia dichiarato nazionale.

Calogero Giuseppe Russo, Atti dell’Accademia nazionale di Cultura “Vita e Arte”, Racalmuto, supplemento I, gennaio 1913

  1. Vedi il Discorso del Comm. A.SALINASSUI Museo Nazionale di Palermo—Palermo 1874.
  2. Con grande soddisfazione dell’animo nostro abbiamo constatato che la ricca famiglia Giudice ha cominciato a raccogliere, nel proprio palazzo, un Museo archeologico, per cui non ha risparmiato denaro e fatica. Si abbia il nostro plauso e quello di tutti i zelanti per le glorie nostre.

Cosi tanti preziosi oggetti che sarebbero andati fuori, sono rimasti presso di noi. Porse verrà giorno in cui si comprenderà che al disopra della proprietà privata ci sta quella, come dice il Salinas, della civiltà, per cui nei paesi più culti si vedono sorgere grandissimi musei, dove i privati che non possono e non vogliono rinunziare a quanto posseggono, offrono tuttavia volenterosi in deposito singoli oggetti o collezioni intere, perchè giovino agli studiosi dell’arte e della scienza.

Oh se questo nobile esempio trovasse imitatori nel nostro paese, noi potremmo, in breve tempo, avere uno dei migliori musei. Molte famiglie in Girgenti posseggono oggetti di valore scientifico ed artistico, e vi ha chi sarebbe pronto, ove il nostro Museo fosse dichiarato governativo, a donare i suoi numerosi quadri che sono di un rilevante valore.

Nello stesso palazzo Giudice abbiamo visitato il salone del Prof. Giuliana, un vero museo scelto ed ordinato con gusto artistico e che mi fece ricordare il camerone dell’illustre Raffaello Politi.

Non so se il Prof. Giuliana, molto competente in  fatto di archeologia, raccolga a titolo di conservazione e di studio. Ad ogni modo desidereremmo che tra il nostro Municipio e il Professore ci fosse un’amichevole intesa per l’acquisto di tante belle cose che potrebbero arricchire il nostro Museo.

3) Su questo villaggio, comunemente denominato da noi Balatizzo per le cave di pietra che vi si fanno, abbiamo uno studio del Dott. Cav. Salvatore Bonfiglio amorosissimo di glorie patrie, mio zio materno. Le pubblicò nelle Notizie degli scavi d’ Antichità comunicate alla R. Accademia dei Lincei per ordine di S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Ottobre 1900. Roma, Tipografia della R. Accademia dei Lincei. 1900.

In questa quantità di cubiculi, grotte trogloditiche che formano una grossa borgata, quasi una città, il Dott. Bonfiglio, più che un avanzo di opera preellenica come la vuole il Cognata, riconobbe dapprima un villaggio siculo dell’ ultimo periodo, di tarda età, contemporaneo cioè alla colonizzazione dei Dori. Ma poi studi più maturi gli fecero correggere la sua prima opinione e lo convinsero trattarsi di una borgata anteriore alla occupazione dorica, e finalmente si fissò col ritenerla una grossa borgata sorta nel secolo V di G Cristo, fiorita nel VI. e non arrivata all’ottavo. Cosi, conclude egli, il primitivo nucleo di cristiani della città nostra, anziché in Agrigento, dove il paganesimo con le sue spire potenti avvolgeva la novella Fede, potè nascer e svolgersi, in silenzio, sull’aperta collina di Girgenti, in quel sito che oggi si chiama Balatizzo.

Contro questa opinione insorge il Senatore Cognata per dimostrare che il distrutto villaggio rimonta ad epoca anteriore dell’ avvento dei Greci in Agragante e non già al periodo bizantino, che ne scemerebbe il valore archeologico.

E qui non riuscirà superfluo aggiungere, che simili villaggi o caverne neolitiche abbiamo nelle contrade dette del Pioppo, delle Fenestrelle o delle Anime Sante in Poggioreale di Sicilia, che hanno molta analogia coi Fondi delle capanne delle contrade Regine, con gli Antri sepolcrali della Liguria e le grotte di Pianosa— v. can. Nunzio Carotina, Vita civile di Poggioreale, Pag. 22 e seg. Palermo, tipogr. Pont. 1900.

Categoria: Agrigento Racconta

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