Scoprite il fascino storico e naturale di Porto Empedocle attraverso un viaggio tra le sue stradine ripide, il suo mare e i racconti del passato. Un’esperienza unica dove storia e natura si intrecciano, rivelando il cuore del porto agrigentino.
PICCOLO PAESAGGIO: PORTO EMPEDOCLE
S’arriva all’improvviso a Porto Empedocle: dall’apertura della strada incassata nella roccia, come attraverso un cannocchiale appare un veliero tutto bianco, con le vele gonfiate dalla brezza, e un alcione librato in alto, immobile, come in una visione cinematografica o in un cartello rèclame.
L’odore delle sardelle
Per le viuzze ripide il paese se ne scende precipitosamente al mare, arginato in tempo dalla grande strada alberata e dalla banchina del porto, dove sono ormeggiati i barconi e le chiatte pronti alla partenza, col carico degli zolfi, d’un giallo crudo e stridente.
Si sente l’odore delle sardelle, delle acciughe in salamoia e del pescestocco messo ad asciugare.
Il paesaggio cangiante di Porto Empedocle.
Quando si gira lungo la costa il vascello di dietro diventa tutto nero, come investito da un cielo di pece. Anche il sole sembra oscurarsi.
Mentre si corre in un paesaggio cangiante e luminoso, la signora inglese che è in macchina con noi legge e ci traduce di tanto in tanto la sua guida di cinquantanni fa.
Cosi, prima ancora d’arrivarci, apprendiamo che Montallegro, nello scenario dei monti, come un seguito di coni, sorge sull’alabastro.
Lo si vede infatti sulla cima luccicare al sole come un prisma.
Le colline sulfuree, solcate profondamente dalle acque, fanno pensare alle groppe di mostruosi elefanti.
I racconti della guida turistica d’epoca
La guida avverte il turista dell’epoca che a questo punto il viaggio si fa pericoloso: la strada è infestata dai briganti che assaltano le corriere e le diligenze, spogliano i malcapitati e spariscono sparando in aria i tromboni arrugginiti.
Invece s’incontrano soltanto dei cacciatori, armati dalla testa ai piedi, che sparano allegramente alle quaglie, fra l’abbaiare festoso dei cani.


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