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comitini

I moti rivoluzionari del 1848 in provincia di Agrigento. Terza parte

19 Maggio 2016 //  by Elio Di Bella

di Gaetano D’Alessandro

Comitini

A Comitini un tal Lavinuco, accorto ed astuto guidatore di facinorosi, si costituì capo di guardia municipale ed indusse una larva di quiete nell’abitato, ma in sostanza era un asservimento bello e buono di tutte le classi timide e prudenti.

Grotte

A Grotte, i fratelli Castiglione divenuti despoti assoluti, comprimevano tutte le volontà. Fra loro poi, questi potenti assassini avevano stretto una tale alleanza offensiva e difensiva che, in caso di avversa fortuna, li rendeva sicuri o almeno formidabili.

Per solerzia e consiglio di egregi cittadini, in Ioppolo, S. Elisabetta, Casteltermini, Siculiana, Cattolica, Palma, Licata ed altrove, vi fu cessazione di delitti, tanto frequenti sotto i giudici circondariali.

Favara

Ma quella che per l’ordine in quell’anno ebbe a recare più meraviglia fu Favara. Era questa ricca ed ospitale città tanto infestata da ogni sorta di delitti che il solo nome era di paura.

Orrenda e vergognosa è la storia di delitti che per tanti anni prima del 1848 furono commessi in quel territorio. Furti ed assassinii di ogni specie e in tutti i giorni. Incendii e stupri e quanto v’ha di più atroce veniva commesso, senza che si trovasse alcuno, non solo a far testimonianza, ma semplice querela.

Nel secondo viaggio di Ferdinando II per la Sicilia, a pochi passi dello stesso, furono rubate molte mule cariche di grani. Inutilmente furono usati i provvedimenti più rigorosi e mandati i giudici più riputati con metodi eccezionali, e inutilmente molti delinquenti furono relegati, fucilati o appiccati. Tutto era opera vana! Ridevano anzi deile punizioni fino accanto alle stesse forche. Nello stesso tempo in cui furono fucilati parecchi delinquenti, alquanti banditi, nelle campagne presso Favara, assalirono vari agrigentini, ch’erano stati spettatori dell’esecuzione della fatale sentenza. Li legarono e li condussero alla stessa pena; ma nell’istante di vibrare i colpi micidiali, li sciolsero e lasciandoli liberi, dissero; « Non abbiamo il gusto matto di vedere la vostra morte, come lo avete voi di vedere la nostra. Andate alla malora! ».

Un povero viandante, assalito dai ladri, fu spogliato e bastonato senza pietà.

« Ma che utile ne viene a voi » disse, « se mi avete tolto ogni cosa senza contrasto? »

« Non v’è festa », risposero, « senza suono; sono questi i nostri tamburi ».

Ora a l’avara di tali assassini n’erano ritornati quasi trecento dalle carceri, dagli ergastoli e dai presidii, e con loro era venuto un timore, una paura immensa a tutti i possidenti, non solo di Favara, ma ben anche dei vicini comuni. Ma poiché il rimedio suole stare accanto al male, quello stesso pericolo, quello stesso timore suscitò un opportuno spirito di difesa e di consiglio. Tutti i possidenti e i ricchi proprietari della città nominarono per guardie civiche gli uomini più rischiosi c a loro più fedeli ed elessero capo chirurgo il dottor Bellavia, del quale ben conoscevano l’indole e le intenzioni. Questi seppe prevenire e punire i delitti di quella facinorosa canaglia con atti e modi assoluti, audaci e forse anche feroci. Ma… a mali estremi, estremi rimedi!

Dura a soffrire fu questa scelta ai ribaldi, dei quali i più audaci, assembrati ed armati attorno alla chiesa, che sta di fronte al palazzo di città, chiedevano con minacce che fossero scelti a guardie municipali, invece di quelle già nominate. Ma il Bellavia, coi suoi figlioli e i suoi compagni, per tutta risposta, li assalì a fucilate nello stesso punto ove si credevano afforzati e ben difesi; e molti furono i feriti, mentre gli altri si salvavano con la fuga. Non molto dopo i più ostinati ritornarono ad ammutinarsi nel piano della matrice, ma il Bellavia valorosamente li assalì da tutti i punti e li disperse.

Così a Favara tornava in breve quella calma e quella sicurezza che da quasi trent’anni non s’era veduta. 

Per trattenere i molti dal favorire la ribellione, si diceva che gravissimi ne sarebbero stati i danni; e i timori di questi danni venivano esagerati dai realisti 

parte prima 

parte seconda 

Categoria: Storia AgrigentoTag: agrigento storia

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