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Agrigento. La Collina di Monserrato tra natura e storia

15 Febbraio 2015 //  by Elio Di Bella

“A libeccio di Girgenti” come dice lo Schubring, si estende la collina di Monserrato ai piedi della quale scorre un modesto corso d’acqua “più ricco di gloria che di onde” potremo dire, parafrasando un riferimento al fiumiciattolo spagnolo Manzanarre del manzoniano “Cinque Maggio”.

Si tratta, infatti, probabilmente dell’antico Hypsas, oggi Sant’Anna, che fu testimone di antichissime civiltà preelleniche, come fanno supporre i resti di tombe di Sicani: loculi tagliati nella roccia, i cui arredi furono vasi rozzamente lavorati senza ruota né cotti con la fornace, privi di figure o con qualche tentativo di decorazione a reticolo, scoperti nel 1873 e illustrati dal barone viennese Ferdinando Andrian in una sua memoria.

Del resto è noto che Sicania si chiamavano i dintorni di Akragas e che ai Sicani si deve il nome del fiume omonimo (oggi San Biagio) e forse anche quei canali sotterranei che giungevano alla Colimbetra (grande “peschiera” ricca di varie e rare specie di pesci).

Sulla cima del Monserrato che in età classica si chiamava M. Toros, le fonti storiche ci dicono che i Cartaginesi Imilcone e Annibale posero i loro accampamenti durante il terribile assedio che si concluse dopo otto mesi con l’incendio dei gloriosi templi di Akragante (406-405 a.C.) ed ancora una seconda volta con Annone che, però, fu sconfitto dai Romani nel 261 a.C.

In età araba la zona fu trasformata in un vero e proprio paradiso di giardini di agrumi che confermano, se mai ce ne fosse bisogno, il grande talento di cui disponevano i musulmani nell’ingegneria idraulica, ” I nostri Musulmani

progredirono tanto nell’agricoltura, che quelli di Spagna ne adottarono i metodi” dice ancora il Picone (p.4ll).

Ed ecco, finalmente, comparire l’attuale nome di Monserrato a partire dal XII secolo, quando i catalani di Barcellona vollero trasferire in Sicilia il culto della loro Madonna Nera, venerata in un celebre santuario posto sul massiccio montuoso del Montserrat.

Così fu edificata sulla collina una chiesetta dedicata a questa Madonna, proprio nello stesso sito dove il Fazello (“De Rebus Siculis” – 1558) colloca quello che egli ritiene il vero antico tempio del dio Vulcano.

Lo storico saccense sostiene, infatti, che questa collina corrisponde al Colle Vulcanio di cui ci dà notizia il medico greco Solino (III – IV secolo d.C.) il quale aggiunge che non lontano da questo monte vi era un lago in cui galleggiava dell’olio.

Probabilmente si tratta dello stesso “olio di pietra” di cui parla anche Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis historia”, non solo buono per illuminare le lampade ma anche capace di fornire ben ventisette rimedi contro malattie, piaghe e bruciature.

Questo lago oggi non esiste più, ma certamente l’infiammabilità del suo olio giustificherebbe i vari riti propri del territorio agrigentino legati al culto del dio del fuoco, Vulcano appunto: da qui la tesi del

Fazello.

Dopo questa parentesi che può avere il fascino di una leggenda, torniamo alla nostra chiesetta per rilevare che la bella statua della Madonna, scolpita da Stefano di Martino nel 1475, ora si trova nella Cattedrale della città.

Il 22 aprile del 1984 a Monserrato venne istituita la parrocchia di San Lorenzo.

Non è escluso che la masseria Gramaglia sia da collegare ad un antico convento dei frati Mercedari.

Il panorama attuale del luogo, purtroppo, è deturpato dalla presenza di cave di pietra da cui è stato tratto un tale quantitativo di materiale edile da scarnificare sempre più la linea un tempo armoniosa del monte, non più soltanto simbolicamente ma anche materialmente “segato”.

Da una ricerca degli studenti dell’istituto tecnico per geometri Brunelleschi di Agrigento   anno 1999

Categoria: Storia AgrigentoTag: moserrato

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