AGRIGENTUM o Acragas era un tempo una delle città più opulente e splendide dell’isola. Anche se ora è decaduta dal suo alto patrimonio l’architettura rimane sufficiente per attestare il gusto dei progettisti, così come l’importanza e la magnificenza degli edifici. La città fu fondata originariamente da una colonia di Rodi ed è salita alla ribalta grazie alla sua1 impresa commerciale che svolgeva un vasto traffico con la città di Cartagine e che deve il suo definitivo superamento, così come la sua precedente’ prosperità, a quel grande emporio.
Probabilmente raggiunse l’apice della sua gloria e della sua grandezza ai tempi di Terone, intorno al 480 a.C., dopo la contesa con la città di Greci dalla quale, con l’aiuto di Gela e di Siracusa, uscì vittoriosa. Il numero di prigionieri presi allora era così grande che ben 500 caddero nella sorte di singoli individui, e ai loro lavori forzati si devono molte delle massicce opere:3 che ancora esistono. L’eccessivo lusso degli abitanti; così come lo stile sostanziale delle case8 e dei lavori pubblici;3, è alluso dallo storico che dice “che si abbandonarono al godimento sensuale, (Diog. Laert- Emped) come se stessero per morire il giorno dopo, ma costruiti come se dovessero vivere per sempre”.
Esseneto quando fu vittorioso nei giochi olimpici, tornò nella sua città natale con 300 carri ciascuno trainato da due cavalli bianchi. Un altro cittadino, Antistene, raccolse non meno di 1 800 carri pieni di invitati in occasione delle nozze della figlia, Gellia, un altro agrigentino, portò la sua magnificenza a un livello difficilmente credibile. Si dice che tenesse una casa aperta a tutti i visitatori e che in un’occasione abbia ospitato 500 cavalieri, che non solo vennero ospitati e alloggiati 1. ma anche forniti di abiti. Le sue cantine erano calcolate per contenere 300 grandi recipienti, ciascuno contenente 100 anfore3. La stessa magnificenza si estendeva ai loro sepolcri, erigendo maestosi monumenti anche per i cavalli; mentre un’idea della misura in cui portavano la loro ordinaria attenzione al comfort personale si può ricavare dalle restrizioni imposte a coloro che si impegnavano nella guardia durante il periodo dell’assedio, ai quali era concesso solo il lusso di un materasso, di una coperta e di un cuscino.
Ma questa città vantava altri uomini di spicco oltre a quelli menzionati.
Qui nacque Empedocle, lo storico, l’oratore e il poeta, al quale forse va assegnato il primo posto.
Diodoro ha dato lunghi resoconti della politica giudiziosa e del governo mite di Theron. Per motivi diversi, il nome del tiranno; Falari e la sua vittima Perillo
Anche qui nacque quella setta di medici che, per il loro particolare modo di praticare, si chiamano Empirici, il cui fondatore è Acrone,
10 ottobre – Poiché questo era uno dei luoghi ai quali avevamo dato avviso ai nostri corrispondenti di dirigersi, siamo stati occupati per un po’ di tempo al mattino con le lettere e le necessarie risposte. Fatto questo, procedemmo all’esame del Tempio di Giove nel quale ci trovavamo.
Questo edificio, che rivendicava un posto tra i quattro più grandi del mondo, era in parte il risultato del lavoro dei prigionieri cartaginesi presi a Imera. Gli altri tre che gareggiavano con esso per dimensioni e splendore erano quelli di Diana a Efeso, di Giove ad Atene e di Venere a Cartagine. Ogni ornamento che la scultur e la pittura potevano escogitare, gli furono elargiti in abbondanza.
Sul frontone a est era rappresentato il conflitto dei giganti; su quello a ovest, la distruzione di Troia; e all’interno si trovava il celebre quadro di Alcmensi, opera di Zeuxis, regalato alla città dal grande pittore, che lo riteneva al di là di ogni prezzo.
Il compito di accertare con precisione le dimensioni del tempio non è stato facile, poiché il modo confuso in cui le masse di pietra giacevano rendeva difficile ottenere una linea retta!
All’estremità orientale una o due delle pietre che formavano la base di un pilastro sono ancora al loro posto e le scanalature sono abbastanza grandi da permettere a una persona di sedersi.
L’Atlante, come lo definiscono gli antiquari, vicino alla nostra tenda, era lungo ventiquattro piedi e la fronte delle figure, quando giaceva sul dorso: quasi all’altezza del petto.
La notizia del nostro arrivo si era diffusa. alcuni membri del clero scesero dalla città per darci un’occhiata; li trovammo molto disponibili3 e piacevoli.
Octobeir 11- La città moderna è bellissima; situata su una serie di colline rivolte a sud, e distante circa quattro miglia dal mare si affaccia completamente sul sito! dell’antica città di e rappresenta indegnamente, per dimensioni e popolazione, l’antica dimora di 800.000 abitanti!
antichità appartenenti a Signor Politi, qualche legame con il suo omonimo siracusano. Aveva un notevole assortimento di oggetti curiosi, soprattutto vasi, di cui abbiamo acquistato alcuni esemplari. Scendendo dalla collina, ci siamo allontanati sulla destra e abbiamo trascorso un po’ di tempo tra le colonne in rovina dei Tempi di Giunone, dando, mentre tornavamo alla tenda, un’occhiata sommaria ai resti su ogni lato di noi.
12 ottobre – La distruzione del Tempio di Giove è stata molto completa e le sue rovine giacciono sparse in tutte le direzioni al di là dell’area recintata. Blocchi di pietra scanalata, un tempo parti di pilastri con scultura ancora visibile su di essi, altri che mostrano lo stucco con cui erano originariamente si trovano per un certo tratto al di fuori del circuito delle mura. Durante il nostro primo pasto sono arrivati altri visitator dalla città, tra cui alcuni avvocati, e una piccola persona molto piacevole, l’Abate3 Lo Presti, con cui abbiamo giurato amicizia eterna e che è stato tanto comunicativo quanto civile. Ci ha proposto una passeggiata, che abbiamo accettato volentieri e ci ha preceduto, proprio come l’Antiquario faceva con le sue vittime, iniziò indicandoci i vari punti notevoli man mano che ci avvicinavamo ad essi, e citando con la massima scioltezza Tucidide, Diodorus , e Polibio, ma usando le versioni latine
– Tra due colline a sud passammo i resti della Meta o traguardo – attorno al quale si esercitavano i cavalli per i quali Acragas era celebrata. Poichè arrivammo alla Piscina o grande vasca formata allo scopo di mantenere un buon rifornimento di pesce per la tavola dei lussuosi abitanti
– Era uno dei lavori dei prigionieri; e i cigni e altri uccelli acquatici essendo tenuti su di essa, le rive costituivano una passeggiata preferita dai cittadini. Non tornammo ai nostri alloggi fino a tarda sera, avendo impegnato il nostro nuovo amico a cenare con noi il giorno seguente, impegnandosi a darci il beneficio della sua conoscenza del luogo al mattino.
13 ottobre. -Sfortuna vuole che l’Abate sia stato un bel po’ in ritardo nel rispettare l’appuntamento, poiché poco dopo che abbiamo concluso la nostra colazione, il signor Politi, l’antiquario rivale, ha fatto la sua apparizione, e siamo stati lieti di evitare di vedere il proverbiale “due di un mestiere”. Egli rimase per un po’ di tempo – Signor Politi brilla principalmente come artista; Lopresti come studioso”, ma entrambi hanno le loro rispettive teorie su ogni cosa e stamattina abbiamo sentito quelle dell’Abate ridicolizzare senza pietà e fare il verso al pezzo. Il Signor alla fine si è congedato promettendoci di fargli visita nel suo studio l’indomani e di ispezionare il suo museo.
Verso mezzogiorno arrivò l’Abate e, trovandoci pronti, non perse tempo: si mise il berretto da notte sotto il cappello e ci fece strada come prima. La nostra prima sosta fu alla colonna d’Ercole. Discusse a lungo su questo argomento, sul quale evidentemente provava grandi difficoltà, e ne parlò così seriamente che la nostra gravità ne fu quasi turbata. Cicert5, a quanto pare, dice che il Tempio di Ercole era vicino al Foro; Lopresti aveva un sito che rispondeva molto bene a quel luogo, ma sfortunatamente non è stato possibile. I per quel luogo, ma sfortunatamente Livio colloca il Foro in una posizione che non si accordava affatto con il sito del tempio. Di conseguenza, dopo aver ascoltato i pro e i contro, guardammo il portavoce e attendemmo che risolvesse la difficoltà; “Ma, io non così”, fu la risposta al nostro muto appello. Passando lungo la linea delle mura della città che sono alveolate da numerose tombe in alcune delle quali le camere sono di dimensioni considerevoli ci siamo fermati di nuovo quando abbiamo raggiunto il Tempio della Concordia.
L’Abate ha detto che questo era del tutto un nome sbagliato sostenendo che il greco non sapeva nulla di tale divinità, ma non era disposto a sostituirla con nessun altro nome. Era più sicuro, come del resto lo eravamo noi, del terreno quando raggiungemmo le Feaci. Queste grandi e utili opere furono costruite per il drenaggio dell’antica città sotto la direzione di Feace, da cui presero il nome. In una di esse scorre ancora un ruscello. Come il resto dei grandi resti, risalgono alla battaglia di Himera e furono opera degli sfortunati cartaginesi.
Attraversando il letto dell’Acragas, abbiamo proseguito per vedere la sorgente menzionata da Plinio come produttrice di benzina. Ai suoi tempi veniva raccolta dagli abitanti e utilizzata per le loro lampade e per altri scopi. Oggi sembra solo una sorgente di acqua sporca, che abbonda di rane.
Tornando a casa, trovammo tutto pronto per il nostro banchetto; e facemmo una cena molto allegra, di cui il nostro ospite fu molto soddisfatto, ammirando in particolare le frittelle, in cui Don Giuseppe5 eccelleva e che aveva preparato nel suo corniolo, secondo la ricetta di Don G. Abate dei Coronsi di Catania, non senza critiche da parte degli spettatori. L’Abate non era meno allegro dopo aver bevuto un bicchiere di punch fatto secondo i più rigidi principi irlandesi, e lo abbiamo riaccompagnato a casa verso le undici in grande allegria.
Con nostra grande sorpresa due soldati di cavalleria sono apparsi più o meno alla stessa ora mandati come hanno detto dal Governatore per prendersi cura di noi, Il vice intendente era venuto durante la sera per controllare che i nostri passaporti fossero in regola, ma non ci aspettavamo che una tale attenzione avrebbe portato a un’altra persona.
14 ottobre – Un elegante cameriere ha fatto la sua apparizione e ci ha annunciato che il comandante aveva messo la sua carrozza a nostra disposizione. Abbiamo approfittato della sua gentilezza per risparmiarci una calda camminata in città, e siamo andati all’una a porgere i nostri omaggi e a ringraziarlo. Trovammo un vecchio ufficiale molto gentile e formale, che ci fece ogni sorta di discorsi civili, scusandosi per non averci fatto visita. “temendo”, come ha detto, “di disturbare la nostra tranquillità”.
Abbiamo fatto del nostro meglio per dire qualcosa di ordinato e appropriato in risposta e poco dopo ci siamo congedati per andare a rispettare il nostro impegno con S. Politi. Lo abbiamo trovato con alcuni dei suoi allievi nel suo studio e abbiamo trascorso un po’ di tempo a guardare una varietà di argomenti tutti connessi con la località alcuni dei quali erano molto interessanti. Il valore che egli ha attribuito loro è stato superiore a quello che noi ritenevamo opportuno e di conseguenza non abbiamo fatto alcun affare in questo senso. ma abbiamo acquistato il suo libro, “Il Viaggiatore in Girgenti”, che fornisce un ottimo resoconto di tutto ciò che è da vedere anche se dalla forma in cui è presentato, un dialogo tra il viaggiatore e il cicerone, non è il più piacevole da leggere.
Dopo aver concluso l’ispezione e aver preso congedo dal proprietario, siamo andati alle stalle dove erano custoditi i nostri muli e abbiamo percorso tre o quattro miglia fino a una località chiamata Maccalube, per osservare alcuni vulcani in miniatura, che vomitano fango anziché fuoco. Sono alti circa un metro e mezzo e i crateri hanno un diametro di altrettanti centimetri. Il fango viene emesso abbastanza freddo e molto fine. Abbiamo lasciato le bestie nei loro alloggi mentre attraversavamo la città e siamo tornati a casa a piedi. Un’autorità civica con la sua signora, quest’ultima francese, ci ha accompagnato a casa. Ci chiamò e si sedette con noi per molto tempo. Più tardi, in giornata, è arrivato il comandante. Dopo la solita premessa, lo pregammo di rimuovere le sentinelle poiché non avevamo alcuna apprensione nel suo distretto. La sua risposta fu che era stato fatto per alleggerire la sua mente, aggiungendo: “Se avessi pensato che c’era pericolo sarei venuto io stesso”. Dopo di che rimasero naturalmente e vennero ogni mattina per la buona mano.
Octobre 15.-Tra i nostri beni trovammo una ben rilegata mappa della Sicilia con il nome greco e cartaginese: e pensando che potessero piacere3al nostro Abate gliele consegnammo con suo grande piacere. Partimmo poi per vedere le miniere di zolfo che appartengono alla sede di Girgenti. La rendita del vescovato è di 3000 once, pari a circa 1500 sterline. Le miniere si trovano a circa sei miglia dalla città. Siamo scesi in una di esse e abbiamo trovato circa cinquanta uomini al lavoro. Erano generalmente nudi o quasi, a causa del calore eccessivo. Il solfuro viene estratto in uno stato di notevole purezza e il processo di produzione è di conseguenza semplice, poiché viene semplicemente estratto, fuso, messo in stampi e marcato, per poi essere pronto per l’esposizione.
Quando tornammo alla tenda trovammo il cuoco e il maggiordomo dello stabilimento del comandante che aspettavano il nostro arrivo. Erano i portatori di un pasticciaccio molto grande che ci aveva mandato giù. L’interno era composto da pesce e carne, olive e una varietà di erbe.
Un civilissimo “no”! e qualche dolce – lo accompagnavano. Abbiamo risposto al “non” e, quando i servitori se ne sono andati, abbiamo discusso del presente. Dopo la cena ci siamo avviati1 verso il Tempio della Concordia.
Questo bell’esemplare di dorico autentico è situato in una posizione incantevole e nel più alto stato di conservazione. Si può anzi dire che manca solo un tetto per renderlo perfetto. Ha tredici colonne ai lati e sei alle estremità, che poggiano su tre gradi. Le pareti della cella sono perforate da arche su ogni lato e rimane una scala che portava originariamente al tetto. Gli archi sono stati realizzati in occasione dell’utilizzo del tempio come chiesa. Questa almeno è stata la spiegazione data sul posto, anche se non è soddisfacente perché se fosse stato dedicato al servizio di Dio, probabilmente rimarrebbero più tracce della sua destinazione a scopi cristiani.
16 ottobre – Si era sparsa la voce che un invito a cenare fosse in arrivo dal comandante, ma il tempo ha dimostrato che era solo immaginario e abbiamo proseguito, come previsto in origine, verso il Tempio di giugno. Le sue dimensioni sono quasi identiche a quelle del tempio di Concordia, ma ha sofferto molto a causa del tempo o della violenza, ed è molto danneggiato.
TOMBA DI TERONE.
Solo dieci delle colonne del lato sud sono in piedi e cinque all’estremità orientale. L’interno è pieno di frammenti di quelle cadute e di diverse parti della cornice che le accompagnava. Il principale ornamento del santuario era l’immagine della dea, eseguita da Zeuxi. – Il pittore, secondo Plinio, godeva di particolari vantaggi per lo studio della forma femminile nella sua massima perfezione, a cui Ariosto allude:
” Quando Zeusi 1’immagine far volle
Che por dovea nel tempio di Giunone,
E tante belle nude insieme accolse!
E che per una fama in perfezione.
Da chi una parte e da chi un’altra tolse”.
Portando via un piccolo campione della pietra con cui sono costruiti i templi, siamo scesi a valle attraverso lo spazio dove un tempo sorgeva la Porta Aurea e abbiamo visitato il pilastro che si dice facesse parte del Tempio di Esculapio, di cui ora non rimane altro. Più in alto sulla collina si trova la tomba di Terone. Si tratta di un edificio quadrato, alto circa trenta piedi, con un cornicione a metà altezza, una finestra su ogni lato e un pilastro ionico ad ogni angolo. Quando Annibale (nipote del generale sconfitto a Himera) invase la Sicilia, e attaccò Agrigentum, ordinò che la tomba fosse distrutta. Quella di Terone fu colpita da un fulmine e, poiché tale evento era considerato infausto, fu risparmiata dalla distruzione; e Annibale morì. Hamilcare che successe al comando, diede ordine di desistere da ulteriori danni. L’esercito sotto il suo comando vendicò il suo vincitore sulla costa meridionale la precedente disgrazia del loro paese.
A Girgenti, per quanto piacevole fosse stato il nostro soggiorno, non avevamo tempo da perdere; così, dando un’occhiata d’addio alla scena che ci era diventata così familiare, tornammo, non senza rammarico, per l’ultima volta ai nostri alloggi di Olimpia.
17 ottobre – I migliori amici; devono separarsi. Alle dieci di oggi la tenda è stata impacchettata e, con il resto dei bagagli, è stata mandata giù al porto ad aspettare il nostro arrivo. A questo punto ci congedammo da Lopresti, che invocò sulle nostre teste la benedizione de “Il veto Giove” e insistette perché prendessimo delle impronte dei templi per ricordo. Scortati da Galluzzo, un ragazzo che ci aveva servito fedelmente durante il nostro soggiorno, ci siamo recati alla cattedrale, che non avevamo mai visto prima. L’edificio in sé offre poco da segnalare. C’è un quadro che si dice sia di Guido reni, ma l’oggetto più notevole è un antico sarcofago. riccamente scolpito sui lati e che termina con la storia della morte di Ippolito durante una caccia al cinghiale. È in buono stato di conservazione e rappresenta un bell’esemplare. ed è ora utilizzato come fonte battesimale. Verso mezzogiorno abbiamo lasciato la citt, prendendo la strada per il porto b dove abbiamo trovato i nostri muli – e abbiamo proseguito verso Siculiana che abbiamo attraversato be ci siamo fermati per la notte in vista del Monte Allegro.
Marchese di Ormonde, Autunno in Sicilia, Dublino 1850.


Sapori di Agrigento: Un Viaggio Nella Tradizione Gastronomica