Il ruolo della scultura lignea nella Sicilia del Rinascimento e primo Barocco è rilevante. La figura centrale è Francesco Trina, uno scultore veneziano attivo soprattutto a Palermo, Bivona, Castelbuono e Agrigento.
La città di Bivona emerge come un importante centro artistico anche grazie alla presenza di Francesco Trina. La sua permanenza a Bivona, anteriore al maggio del 1513, rappresenta una fase cruciale della sua carriera. Qui eseguì diverse opere lignee, tra cui un Crocifisso conservato nella chiesa madre, che il Di Marzo attribuisce al maestro veneziano. Quest’opera, anche se ridipinta e danneggiata, mostra tratti distintivi dello stile di Trina, come il pathos del volto e l’impostazione gotica della figura, segni di un’adesione al gusto locale e confraternale.
Bivona non solo fu il teatro di importanti commissioni per Trina, ma anche la possibile sede della sua bottega, da cui potrebbero derivare opere attribuite al suo presunto allievo Bernardo Colloca, documentato successivamente a Collesano e rientrato a Bivona nel 1532. La diffusione del linguaggio artistico di Trina nel territorio agrigentino e madonita si spiega anche con l’instabilità socio-politica locale (il “Caso di Sciacca”) che potrebbe aver spinto l’artista a spostarsi altrove
L’arte lignea a Bivona e nei centri vicini dell’agrigentino riflette un mix di influenze: classiche, gotiche, venete e padovane, spesso legate alla committenza monastica o confraternale. Trina ha giocato un ruolo chiave nell’importare e localizzare questi stili, lasciando un’impronta duratura nel patrimonio artistico della zona.
Angelo Marini (Marino), originario di Bivona (AG), è riconosciuto come uno degli scultori lignei più innovativi del primo Cinquecento. Documenti lo attestano come apprendista nella bottega di Giovanni Gili a Palermo nel 1531, a soli diciotto anni
La statua di San Leonardo in trono nella chiesa madre di Vicari (PA) è attribuita a Marini e rappresenta un esempio della sua evoluzione stilistica verso un manierismo plastico e teatrale. Il santo appare solenne e monumentale, immerso in panneggi mossi e volumetrici, influenzati dalla scuola lombarda
Un’altra statua, quella di San Vito nella chiesa del Carmine a Sciacca (AG), condivide molte caratteristiche formali con la Madonna della Neve e conferma la mano del Marini. L’opera è datata al 1536, poco dopo la formazione dell’artista presso Gili. Il movimento del panneggio, le pieghe ad “occhiello” e l’espressione del volto la rendono un importante riferimento per l’arte lignaria manieristaAttribuita a Vincenzo Pernaci, la Croce lignea della Chiesa di San Michele di Sciacca è decorata con motivi tardo-gotici e manieristi. Ospita un Crocifisso in legno con tratti realistici e naturalisti, evidenti nell’intreccio della corona di spine e nella resa del volto. L’opera presenta influenze fiamminghe, iberiche e italiane, con rimandi alla pittura devota nordica e alla scuola di Vincenzo da Pavia .
Un’altra Croce-gonfalone lignea proveniente da Bivona, sempre attribuita all’ambito di Pernaci, adotta schemi decorativi analoghi a quelli della Croce di Sciacca. Si tratta di opere riccamente ornate che dimostrano la perizia delle maestranze locali e la loro capacità di competere con gli orafi per preziosità dei dettagli
Marco Lo Cascio e il coro ligneo della Cattedrale di Agrigento
Marco Lo Cascio rappresenta una figura importante nell’ambito della scultura lignea siciliana del XVI secolo. Il suo capolavoro, il coro ligneo della Cattedrale di Agrigento, realizzato tra il 1568 e il 1573, costituisce un pregevole esempio dell’arte rinascimentale in Sicilia.
Marco Lo Cascio operò in un periodo in cui la Sicilia, e Agrigento in particolare, era caratterizzata da una significativa apertura alle influenze artistiche provenienti dal continente italiano. Il Rinascimento, che aveva già raggiunto la sua piena maturità nell’Italia centrale, si stava diffondendo nell’isola con caratteristiche peculiari, assimilando elementi locali e tradizioni artigianali preesistenti.
Il coro ligneo realizzato da Marco Lo Cascio si distingue per la sua raffinata lavorazione del legno, che testimonia l’eccezionale abilità tecnica dell’artista. La perizia manifatturiera si esprime pienamente nell’uso sapiente delle cariatidi, figure femminili utilizzate come elementi strutturali che richiamano direttamente l’architettura classica. Queste figure, oltre alla loro funzione decorativa, svolgono un ruolo simbolico importante, collegando l’opera all’eredità dell’arte greco-romana così presente nel territorio agrigentino, creando un dialogo silenzioso ma eloquente tra il cristianesimo e il mondo classico.
Particolarmente significativa è anche la presenza delle sirene scolpite, che rappresentano un affascinante esempio di come elementi mitologici pagani venissero reinterpretati in contesti religiosi cristiani. Queste figure ibride, metà donne e metà pesci, tradizionalmente associate al pericolo e alla tentazione, vengono qui trasformate in elementi decorativi che, pur mantenendo il loro potere evocativo, vengono subordinate al messaggio cristiano, quasi a simboleggiare il trionfo della fede sulle passioni terrene.
L’intero complesso ligneo si caratterizza per un equilibrato rapporto tra gli elementi architettonici e quelli decorativi. Lo Cascio riesce a creare una struttura coerente dove ogni elemento, pur mantenendo la propria individualità espressiva, contribuisce all’armonia dell’insieme. Questa capacità di sintesi tra struttura e decorazione è uno degli aspetti più riusciti dell’opera e dimostra come l’artista avesse pienamente assimilato i principi estetici del Rinascimento.
Significato culturale dell’opera
Lo Cascio non si limita a riprodurre meccanicamente gli stilemi del classicismo, ma li rielabora in funzione del contesto specifico della cattedrale agrigentina, tenendo conto delle sue peculiarità architettoniche e delle esigenze liturgiche. Questa capacità di mediazione tra tradizione locale e innovazione stilistica è ciò che conferisce all’opera il suo carattere distintivo e il suo valore artistico.
Il coro ligneo diventa così espressione di una cultura figurativa che, pur guardando ai modelli del Rinascimento, mantiene una sua specificità, riflettendo la particolare situazione culturale della Sicilia cinquecentesca, terra di incontri e di scambi culturali, crocevia di influenze diverse che qui trovavano una loro sintesi originale.


L’esperienza di Pierre-Adrien Pâris nella Valle dei Templi di Girgenti