Esplora la magnifica storia di Agrigento, dalla sua posizione strategica sulla costa siciliana alle sue ricchezze e ospitalità leggendarie.
Geografia e Fondazione di Agrigento: Tra i promontori di Pachynum e Lilybaeum
Contesto Geografico e Nomenclatura: “La città degli Agrigentini, situata sulla costa meridionale della Sicilia tra i promontori di Pachynum e Lilybaeum, era conosciuta dai Greci come ‘Akragas’.
L’Importanza del Nome ‘Akragas’: Le Origini della Nomenclatura di Agrigento
I Romani, adattando il nome alla loro lingua, la chiamarono Agrigentum, da cui in tempi più recenti deriva il nome moderno Girgenti, variamente pronunciato dai locali come Gergenti e Giorgenti.
Gli abitanti della città erano chiamati ‘Akragantini’, ovvero Agrigentini in latino.”
Architettura e Difese Imponenti: Le Fortificazioni di Agrigento
Origine del Nome: Si crede comunemente che il nome della città derivi da un fiume che scorreva vicino alle sue mura.
Tuttavia, c’erano anche altre teorie.
Polibio, per esempio, suggerisce che il nome ‘Akragas’ derivasse dalla fertilità del suolo e dalla vicinanza di un fiume e della città stessa (indicando una terra estremamente fertile).
Topografia e Fortificazioni: La città era costruita su un’area molto elevata, circa 1100 piedi sopra il livello del mare, su cinque colline, e rinforzata sia dalla natura che dall’ingegno umano.
Era circondata da mura alte circa 25 cubiti, costruite con pietre squadrate e, in alcuni punti, scavate direttamente nella roccia.
Posizione e Accesso: La città distava circa 18 stadi dal mare, beneficiando così dei vantaggi offerti dal mare.
Tolomeo la considerava tra le città dell’entroterra, anche se Plinio e altri la descrivevano come marittima. L’area urbana copriva circa 10 miglia, distribuita su cinque colline.
La Cittadella e il Tempio: “Sulla cima della città sorgeva un tempio dedicato a Giove Atabyrio e Minerva. Cluverio erroneamente identificò questo luogo come il monte Atabyrio, ma da Diodoro Siculo si capisce che era uno dei colli attorno alla città.”
Flora e Idrografia: Agrigento era circondata da due fiumi, Acragas e Hypsas.
I resoconti di Polybius riguardo a questi fiumi sono considerati confusi e non chiariscono quale dei due fosse Acragas.
Tuttavia, sembra che Acragas fosse il fiume che scorreva a ovest della città (ora chiamato Drago), mentre Hypsas, a est, è identificato con l’odierno Fiume di Naro.
Centri di Fede e Culto: I Templi Maestosi di Agrigento
La Città Vecchia e le Sue Rovine: La vecchia città era situata tra questi fiumi, lasciando un’eredità di magnifici monumenti.
Nonostante le distruzioni subite, tra cui l’invasione dei Cartaginesi, alcune strutture, come i templi, resistettero grazie alla loro costruzione in pietra.”
Il Tempio di Giove Olimpio: Il Tempio di Giove Olimpio era il più grande di tutti in Sicilia, con una lunghezza di 340 piedi, una larghezza di 60 (o 160 secondo altri) e un’altezza di 120 piedi, escludendo le fondamenta. Era decorato con rilievi rappresentanti la Gigantomachia e l’Assedio di Troia.”
Ammirazione degli Antichi Scrittori
L’ammirazione degli antichi scrittori, che hanno narrato di esso, era notevole, e ciò dimostra anche oggi che le dimensioni non erano eccessive.
Le colonne, infatti, inserite nelle pareti e sporgenti, avevano una lunghezza di 20 piedi, con 11 o 12 scanalature o solchi così ampi che una persona poteva inserirsi in ognuno di essi. Internamente, le colonne misuravano 12 piedi.
Il tempio rimase intatto fino all’anno 1401 d.C., quando crollò definitivamente.
Ora, un cumulo di enormi rovine, con fichi e mandorli cresciuti tra di esse, conserva ancora la memoria della grandezza antica con il nome di ‘palazzo’ o ‘tempio dei Giganti’, forse perché le reliquie dei Giganti un tempo erano poste sulle colonne più alte.”
La Posizione dei Templi: La maggior parte degli altri templi erano situati lungo il muro sud della città, forse per infondere maggiore coraggio ai cittadini combattenti per la protezione degli altari degli dei immortali.
Si potrebbe pensare che i sepolcri simili a colombaie nelle mura e nella roccia sottostante fossero destinati a coloro che cadevano coraggiosamente in battaglia,
se non fosse che, come suggerito da Bartels, la loro origine potrebbe essere ricondotta al periodo di dominio cartaginese sulla città.
I templi greci
Tra questi templi, il tempio di Giove era situato principalmente a ovest, seguito dal santuario di Ercole, situato su una roccia non lontano dal foro, sacro e venerato, ma ora completamente distrutto.
Le Rovine del Tempio di Ercole: Del foro di Agrigento non si sa quasi nulla, tranne che alcune pietre squadrate sembrano indicarne la posizione, che doveva essere piccola poiché non vi sono pianure più estese.
Nel tempio di Ercole vi era una bellissima statua del dio in bronzo, rubata dai Cartaginesi dopo la conquista della città e restituita da Scipione. Inoltre, c’era un famoso lavoro di Zeuxis, un dono agli Agrigentini, raffigurante Ercole bambino che strangola i serpenti, con Alcmena madre in preda al terrore e Anfitrione.
Il Tempio di Concordia e Altri Templi: Segue il tempio che si dice fosse dedicato a Concordia, di cui abbiamo già parlato, e poi il tempio di Giunone Lucina,
le cui bellissime rovine sopravvivono ancora, anche se Müller sostiene che anche questo nome sia stato attribuito senza una valida ragione.
In questo tempio c’era anche un notevole dipinto di Zeuxis, che si dice abbia osservato le vergini di Agrigento per ritrarre in pittura ciò che ciascuna aveva di più lodevole.
Questa storia, sebbene in sé poco credibile, non ha alcuna fondamenta, dato che viene raccontata anche delle donne di Crotone.”
Altre Rovine: Restano inoltre le rovine dei templi di Venere, Vulcano, Proserpina, Castore e Polluce, Esculapio, situati in parte all’interno e in parte all’esterno delle mura di Agrigento.
Nel tempio di Esculapio, le cui rovine sono ora visibili tra i sepolcri vicino alle mura, c’era una bellissima statua di Apollo, con inciso il nome di Mirone, restituita agli Agrigentini da Scipione e poi rubata da Verre.
La Grandezza delle Dimore Private: Riflesso di una Cultura Fiorente
Ampiezza e Ricchezza delle Case Private: Le dimore private ad Agrigento, come raccontato da Diodoro, erano di grande ampiezza e costruite con l’intento di celebrare la patria.
Anche le strutture pubbliche mostrano molteplici esempi di magnificenza.
L’abbondanza e lo splendore dei templi ad Agrigento superavano quelli di molte altre città greche, come già discusso in precedenza.
La grandezza della città era accresciuta anche dalla magnificenza dei sepolcri, costruiti non solo per gli uomini
ma anche per i cavalli che avevano vinto in gare, e persino per gli uccellini allevati nelle gabbie da ragazzi e ragazze, che Timaeus dice essere stati preservati fino alla loro morte.
Opulenza e Ospitalità degli Agrigentini: Storie di Generosità e Ricchezza
Opulenza e Generosità dei Cittadini: L’incredibile ricchezza dei singoli cittadini è dimostrata da diversi esempi.
Antistene preparò per il matrimonio di sua figlia un banchetto così grande che ogni strada della città era affollata di ospiti.
La processione nuziale, composta da più di ottocento carri e accompagnata da cavalieri della città e delle città vicine, illuminava tutta la città con innumerevoli torce accese contemporaneamente in ogni strada.
Questo stesso Antistene mostrò anche umanità e equità nel trattare con gli altri.
Quando il proprietario di un terreno confinante, che suo figlio voleva comprare, si rifiutò di venderlo, disse che bisognava rendere l’uomo più ricco, in modo che poi sarebbe stato più disposto a vendere il suo terreno.
Gellias e l’Ospitalità Agrigentina:
Un altro esempio di ricchezza e generosità è Gellias, che quando i Cartaginesi assediarono la città, rifiutò di abbandonarla insieme ai suoi concittadini.
Si diede fuoco nel tempio di Minerva, dove si era rifugiato, bruciando se stesso insieme a tutti i doni e le ricchezze.
Era noto per la sua straordinaria ospitalità, tanto che aveva schiavi alle porte della città incaricati di invitare tutti gli ospiti a casa sua.
Questo esempio fu seguito da altri cittadini, tanto che il filosofo Empedocle definì Agrigento ‘santuario ospitale per gli ospiti’.
Gellias: Simbolo di Ricchezza e Ospitalità: Un Legame Infrangibile con la Città
Si racconta che Gellias, quando cinquecento cavalieri di Gela arrivarono ad Agrigento durante una tempesta invernale, li accolse tutti generosamente, donando loro mantelli e tuniche estratte dai suoi magazzini.”
Ricchezza e Lusso di Agrigento: La cantina di vino di Gellias conteneva trecento tini scavati nella roccia, ognuno dei quali poteva contenere cento anfore.
Nonostante avesse un aspetto umile, era di ingegno acuto. Quando fu inviato come ambasciatore dai suoi concittadini ai Centuripini e apparve davanti alla folla, scoppiarono in risa perché sembrava molto meno imponente di quanto si aspettassero.
Lui replicò dicendo che era naturale per i cittadini inviare i loro migliori rappresentanti nelle città importanti, ma persone simili a loro stessi nelle città meno importanti.
Inoltre, era noto per la sua generosità verso i poveri e per aver offerto spettacoli molto apprezzati dal popolo.
- Storia di Agrigento
- Agrigento Capitale della Cultura
- Antica Agrigento
- Templi di Agrigento
- Ospitalità Agrigentina
- Gellias di Agrigento
- Architettura Agrigentina
- per approfondire la vostra conoscenza sulla straordinaria storia di Agrigento, visitate il nostro sito agrigentoierieoggi.it. Iscrivetevi al nostro canale YouTube “Agrigento Ieri e Oggi” per video esclusivi sulla ricca eredità culturale di Agrigento. Inoltre, non perdete l’opportunità di scoprire ancora più dettagli con i libri di Elio Di Bella sulla storia di Agrigento, disponibili su Amazon. Immergetevi nella magnificenza dell’Agrigento antica con noi!


Un Viaggio di Modernizzazione: La Sicilia del 1871 attraverso gli occhi di un viaggiatore