Su questo problema ci sono due linee: una critica che vuole essere , scientificamente rigida e l’altra che si apre anche all’ipotesi della origine apostolica.
Quella più. rigida é rappresentata da Francesco Lanzonj, il quale pone l’organizzazione del cristianesimo in Sicilia soltanto dal III secolo in poi e viene seguita da molti.
Una linea più morbida rispetto a quella del Lanzoni è quella derivante dalle scoperte archeologiche, specialmente le catacombe nel siracusano. Da queste é possibile risalire alla seconda metà del II sec, come afferma Biagio Pace. Le catacombe, infatti, presuppongono una comunità organizzata. Quindi si dovrebbe ammettere che questa comunità si sviluppa almeno nel II sec. ma dire che questa comunità si sviluppa e si organizza nel II sec. c porta già quasi al periodo apostolico.
L’organizzazione della Chiesa si manifesta un pò dappertutto intorno
alla metà del II sec. Molti storici sono convinti che la maggior parti delle chiese non avevano un vescovo proprio fino alla metà del II sec.; e che invece la struttura di un vescovo proprio e unico, presente con presbiter, diaconi si va definendo nel_ II sec.
Prima le comunità erano organizzate con apostoli itineranti, con supervisori itineranti, poi scompaiono questi e si va consolidando una struttura
L’ipotesi più plausibile, attraverso anche i testi che abbiamo, é che lo strutturamento di queste organizzazioni delle nostre Chiese sia avvenuto per opera di Roma. Questo spiega le affermazioni di Innocenzo e Gregorio I che parlano di un legame diretto tra le Chiese siciliane e Roma.
Quindi seguire una linea molto rigida, rischia, sì di essere fedeli ai testi, ma diventa una specie di letteralismo. L’ipotesi. di un legame con il tempo apostolico é molto plausibile anche se non si può dimostra con testi.
L’ ORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA IN SICILIA
Probabilmente intorno al II-III sec. si strutturarono le Chiese in Sicilia.
Da chi dipendevano queste Chiese, quali erano ?
Abbiamo un elenco dei vescovi delle Chiese di quel periodo.
Nel IV-V sec. si fanno i nomi sicuri di Siracusa, Lilibeo, Marsala, Taormina e Palermo. Per il fatto che si hanno prime documentazioni certe di queste Chiese non significa che sono sorte in questo neriodo, può anche darsi che siano sorte prima. Nel VI sec. si fanno avanti altre città come sedi episcopali: per es. Lipari Messina, Tindari, Catania, Agrigento, Triocala (= Cronio, vicino a Sciacca), Malta e Carini. Nel VII sec. inoltre si hanno: Lentini,Termini I.Milazzo, Alesa.
Queste Chiese siciliane come erano organizzate tra loro?
Esse non hanno una organizzazione metropolita, cioè non esiste un metropolita in Sicilia (posizione del Di Giovanni). Il metropolita di Sicili era il Vescovo di Roma. Questo lo si deduce dall’intervento diretto dei paoi Leone, Gelasio, Gregorio Magno, i quali non scrivono al metropolita di Sicilia, ma si rivolgono direttamente ai vescovi siciliani. Le nomine ai vescovi venivano fatte dal papa. I metropoliti in Sicilia compaiono quandò la Sicilia passerà sotto il patriarcato di Costantinopoli (metr. Siracusa- Catania ecc.)
Nel 347 il ruolo della Chiesa di Roma sulla Sicilia viene riconosciuto anche a livello di sinodo, per es. il sinodo di Sardica, mandando una relazione del sinodo al papa Giulio, gli dà anche incarico di avvertire sul sinodo i vescovi di Sicilia, Sardegna e Italia.
Alcuni nel ‘ 700 per la difesa del metropolita in Sicilia si basavano sulla donazione del ”pallio”, cioè il papa per es. Gregorio, da il pallio ad alcuni vescovi siciliani. Ora anticamente il pallio non veniva dato ai metropoliti. Che cosa chiedeva il papa Gregorio ai vescovi cui con cesse il pallio, tra questi, Giovanni di Siracusa, Giovanni di Palermo, Donno di Messina: riverenza alla Chiesa romana, disciplina nell’osseevare delle regole della tradizione romana e poi che fossero vescovi di buoni costumi. Ma il significato rimane quello di un legame maggiore tra questi vescovi e la Chiesa romana.
L’elezione dei vescovi siciliani
Per approfondire tale discorso ci riferiamo alle lettere degli stessi papi.
Pelagio I (558)
Scrive ad Eucarpo di Messina dicendogli di andare a Catania per presiedere alla elezione del nuovo vescovo, che veniva fatta dal clero e dal popolo. Il papa nella lettera dice ad Eucarpo : “Vai a Catania e fai che un uomo del clero senza moglie, né figli, in regola con i canoni sia eletto e poi subito mandato a Roma con lettere testimoniali”. Questa è la prassi normale.
Scrivendo al clero papa Pelagio I nel febbraio del 559 dice: “Ho inviato Eucarpo a Catania, vi raccomando che non si creino dissidi e che poi vogliano procurarsi impunità dopo le elezioni”. Chiede anche che il decreto di elezione del diacono Elpidio fosse sottoscritto da tutti. Un’altra lettera di papa Pelagio dice: “Dopo tre giorni che è arrivato qui a Roma io ve lo ho ordinato”.
A Siracusa il problema, invece, non é facile per papa Pelagio, perché viene eletto Eleuterio che era sposato. Il papa non è proclive ad accentare la sua nomina. Egli temporeggia per vedere se i siracusani cambiavano idea. Essi però non cambiano idea e per evitare che i Siracusani “amplius insanire” stabilì che firmasse una specie di capitolato (dichiarazione dei beni propri) prima della consacrazione.
Gregorio papa
Nel 602-603 si ha l’elezione del vescovo di Palermo. Muore il vescovo Vittore e si pone il problema di una nuova elezione. Per la scelta doveva essere prima di tutto uno del clero, se non si trova uno del clero, locale, si scelga un monaco, se non si trova nemmeno un monaco del luogo provvede il papa. Viene scelto ed eletto Giovanni.
Papa Gregorio scrive a Venanzio, patrizio di Palermo e gli raccomanda che venga eletto il suo candidato secreto Urbico abate. Però il papa aggiunse, siccome è un monaco non forzarlo. Infatti Urbico rinunziò. Venasio gli aveva presentato come candidato il diacono Crescenzio che era direttore in una specie di ricovero. Il papa pur non conoscendolo invita a ricercare ancora e se per caso non fosse trovato nessuno, che gli mandino a Roma almeno tre candidati, oppure mandino una delegazione perché venga scelto qualcuno di Roma
Lo stesso avvenne a Siracusa alla morte di S.Massimo. Morto Massimo il papa era preoccupato per la successione. I Siracusani avevano due candidati; Traiano e Agatone.
Il papa scrivendo aiSiracusani nel 595 dice: ” Io non ho uno simil a Massimo, ma poiché voi avete scelto i due candidati, mandateli a Roma perché siano esaminati e venga eletto quello che piace a Dio”. Il suo candidato secreto era 1’arcidiacono Giovanni di Catania, Egli riuscii a far eleggere Giovanni chiedendo il permesso al vescovo Leone di Catania
La vita dei vescovi siciliani
Già al tempo di Leone I nel 447 il clero di Taormina e di Palermo avevano fatto rimostranze contro i rispettivi vescovi perché avevano dissipato i beni della Chiesa.
Nel 559 papa Pelagio I scrive a Cresponio dicendo: “Impegnati in tutti i modi perché i vescovi visitando le parrocchie a loro appartenenti per la tassa dovuta non presumano di avere più di due “solidi” né devono costringere i presbiteri o i chierici delle parrocchie a preparare banchetti sproporzionati alle loro risorse”.
Vita del clero : Rapporto con il Vescovo
Papa “Gelasio condanna i presbiteri che presumono di sostituire vescovo, di amministrare la cresima di presiedere. E’ una raccomandazione Che fa’ e che è lo stesso fa poi ai diaconi nei confronti dei presbiteri.
*
Il presbitero mantenga le funzioni senza andare al di là. Per quanto riguarda il rapporto col vescovo, il vescovo deve essere attento nella giustizia distributiva nei confronti dei suoi presbiteri. La prassi risulta dalla lettera di papa Gregoria a Giovanni di Palermo (603),» è questa» dare al clero quello che aveva promesso.
Nella Chiesa antica al clero spettava la quarta parte delle rendite
.
Di queste parti una spettava al clero, una al vescovo, una ai poveri, una parte per gli edifici ecclesiastici. Per la divisione esisteva un tabulario, cioè una persona incaricata che aveva le cedole; ogni chierico portava la sua cedola e gli si dava secondo la parte che gli spettava. Il papa nella lettera diceva anche che il tabulario doveva rendere conto pubblicamente dell’amministrazione di questi beni.
Delle offerte dei fedeli, la quarta parte “in solidis” deve darle subito, senza ritardi.
I beni della chiesa, al tempo di Gregorio Magno, venivano amministrati; dal vescovo; nell’alto medioevo si va creando un regime di fondazione beneficiale di singoli benefici che scardinano il sistema dei beni comuni e quindi, di conseguenza , ognuno li ottiene senza merito.
Al tempo di Gregorio grosse sono le lagnanze, contro il vescovo di Malta ,Lucilio. Il papa scrive a Giovanni , vescovo di Siracusa e dice: ”Sul conto del vescovo di Malta, di cui si dice che abbia dilapidato i beni della Chiesa, scegli tre o quattro vescovi per deporre Lucilio e se assieme a lui ci sono presbiteri e diaconi che sono colpevoli, degradali e rilegali in monastero; i laici siano privati della comunione eucaristica e obbligati alle litanie e a penitenze”.
Nel caso dì Lucilio uno dei responsabili di questa appropriazione dei beni era il figlio Pietro.
Il nuovo vescovo Traiano chiede di portare dal suo monastero di Siracusa quattro o cinque monaci per conforto. Quindi Traiano scartato come vescovo di Siracusa viene eletto vescovo di Malta.
Però il papa, in questi casi, nei
confronti dei vescovi che venivano accusati,
non condanna mai se prima non vengono appurati
i fatti. In questi casi particolari
di accuse, il papa Gregorio chiede che gli vengano mandati a Roma per es. Gregorio di Agrigento, Leone di Catania e Vittore
di Palermo che erano stati incriminati e vengono dichiarati innocenti.
Regole per l’accoglienza ai ministeri
(- lettera di Leone a tutti i vescovi del 10.10.447
— lettera di papa Gelasio del 494 )
Per quanto riguarda i presbiteri
Nella lettera di papa Leone si vieta l’ordinazione dei servi senza l’ approvazione dei padroni e di quelli che sono sposati con una vedova. Papa Gelasio propone l’ordinazione dei monaci come presbiteri (non era prassi ordinare presbiteri i monaci). Sono esclusi dal ministero quelli che si sono resi eunuchi da sé – quelli implicati in crimini – quelli dediti a forme magiche e superstiziose – gli storpi e gli ignoranti. E poi ancora, sempre papa Pelagio: “nessuno dei monaci e laici siano accolti nel clero senza necessità”.