La ricca eredità storica e culturale dell’occupazione normanna della Sicilia, dal mecenatismo artistico alla tolleranza religiosa.
La conquista normanna della Sicilia
Il periodo dell’occupazione della Sicilia da parte dei Normanni, guidati dal gran conte Ruggero d’Altavilla, è considerato dai un’epoca di grande splendore
I Normanni arrivarono nell’isola perché Ruggero e Roberto il Guiscardo ebbero da papa Gregorio VII una vera e propria investitura colla promessa che sarebbero diventati sovrani della Sicilia, allora sotto il dominio arabo.
Le principali battaglie attorno a Girgenti e Castrogiovanni
La guerra tra normanni e musulmani contò varie battaglie attorno alle fortezze naturali, come Castrogiovanni (oggi Enna) e Butera, nel 1087, Siracusa, presa nel 1088, Girgenti, presa nel 1091 e alla conclusione della campagna militare si stabilì la pace in tutte le regioni dell’isola.
I nuovi sovrani della Sicilia, contro l’opinion del papa che desiderava eliminare l’islamismo, i Normanni adottarono un’ampia tolleranza spirituale.
L’approccio dei Normanni verso la cultura e la tolleranza religiosa
Favorirono le arti e le scienze e il loro mecenatismo si distinse per la grande liberalità cercando di amalgamare civiltà estremamente diverse.
Furono abili in politica e in diplomazia.
La cancelleria reale contava funzionari poliglotti per il latino, il greco e l’arabo e il siciliano
L’eredità culturale e architettonica normanna in Sicilia
Il nuovo Regno di Sicilia (soprattutto dopo il 1130) ebbe un ruolo importante nel Mediterraneo e Europa.
Lo stretto di Messina, passaggio obbligato per le navi della Catalogna, della Provenza e della costa occidentale dell’Italia, era controllato, e tutti dovevano pagare una tassa di passaggio.
La politica commerciale e militare del regno normanno
Anche i mercanti musulmani provenienti dal Levante, dalla Siria e da Costantinopoli che sbarcavano a Messina godevano di un porto franco dove tutte le merci più preziose potevano essere acquistate dai funzionari del regno.
I Normanni combattevano i pirati saraceni ma curavano anche i rapporti di commercio con le città di mare dell’Ifriqiya.
Fecero guerra alla pirateria e conquistarono, per un certo periodo, Salonicco e la Grecia, sotto il comando dell’ammiraglio Giorgio d’Antiochia, famoso anche come fondatore della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio a Palermo
La Sicilia divenne il regno europeo più ricco del XII secolo e di più alto livello culturale.
Alcuni studiosi hanno voluto definire un’arte «arabo-siciliana o anche «normanno-siciliana quella sviluppatasi in questo periodo.
Normanna è soprattutto l’architettura di chiese come Cefalù e Monreale; gli smalti che provenivano da Bisanzio;
i mosaici e gli smalti provenienti dagli arabi, le decorazioni astratte degli interni, i disegni dei tessuti e dei ricami, le oreficerie, gli avori scolpiti o dipinti.
Un orologio venne collocato nel cortile del palazzo reale di Palermo, descritto da un’iscrizione incisa su marmo in tre lingue: latino, greco e arabo, nell’anno 1185.
Il declino del regno e la successione al trono
Seguirono però anni di decadenza sotto il governo dell’imperatore Enrico VI, figlio di Federico I Barbarossa, marito di Costanza d’Altavilla.
Guglielmo II ordinò che tutto il Tesoro reale normanno di Palermo fosse trasportato in Germania, al castello di Trifels, nel Palatinato.
I siciliani, lo soprannominarono «il Malo».
Morto Enrico VI, tre anni dopo la sua incoronazione come re di Sicilia (1194-1197), l’eredità passò a suo figlio Federico II (1198-1250) che cercò di restaurare lo splendore dei suoi antenati.
Riportò a Palermo il Tesoro reale, anche se si era intanto ridotto a pochi oggetti. La sua corona reale di Sicilia può essere ammirata oggi perché esposta nella cattedrale di Palermo.
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