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ingresso ospedale vecchio via atenea
ingresso ospedale vecchio via atenea

L’ingresso dell’antico Ospedale Civile di Agrigento

15 Settembre 2026 //  by Elio Di Bella

Una stampa in bianco e nero restituisce la scalinata e il portale d’accesso del nosocomio di via Atenea, attivo nello stesso edificio dal 1235 al 1961. È una delle pochissime immagini note di quell’ingresso: ecco che cosa mostra, che cosa se ne può dedurre

Un documento raro

Dell’antico ospedale di Agrigento, che per oltre sette secoli occupò lo stesso corpo di fabbrica a ridosso della via Atenea.

Che cosa mostra la fotografia

L’inquadratura è frontale su una scalinata monumentale che sale a un portale ad arco a tutto sesto. I gradini — una dozzina, distribuiti su due rampe separate da un ampio pianerottolo — sono in pietra locale, con gli spigoli arrotondati da un’usura lunghissima. La rampa inferiore si allarga a ventaglio verso il basso; sul fianco destro corre un parapetto murario pieno, non una balaustra.

L’arco è definito da una ghiera di conci squadrati ben apparecchiati, con piedritto e imposta modanata visibili sul lato destro. Nel vano è alloggiata una porta a due battenti vetrata a piccoli riquadri, sormontata da una lunetta anch’essa vetrata: una bussola ottocentesca o primo-novecentesca, non un serramento medievale.

A sinistra domina un pilastro massiccio a sezione rettangolare, intonacato, privo di base e capitello visibili. Le pareti laterali sono in pietrame irregolare a vista, con l’intonaco caduto a larghe chiazze: superfici che hanno perso il rivestimento e mostrano la tessitura muraria antica. In basso, a sinistra, si intravede un’apertura arcuata chiusa da inferriata. Il primo piano è lastricato con grandi basole. Lo spazio è chiuso, privo di sfondo urbano: siamo dentro un cortile, non su strada.

Sull’alto della parete di sinistra pende quello che sembra un festone o una catena con elementi appesi a intervalli regolari: è l’elemento più ambiguo dell’immagine e non conviene interpretarlo oltre.

 Via Atenea è lastricata a cubetti di lava e fiancheggiata da palazzi in stile barocco e neoclassico. Il prospetto dell’ospedale, con le sue finestre simmetriche e il grande portone, dominava il panorama urbano.

Quattro figure e una coffa

Le persone sono quattro, tutte maschili, tutte nella metà sinistra dell’inquadratura. Al margine, un adulto in giacca scura, colto in movimento e tagliato dal bordo. Accanto, un giovane con copricapo — coppola o basco — e soprabito tre quarti, la mano portata al viso nel gesto di chi accende una sigaretta. Poi un ragazzo in cappottino scuro. In primo piano, un ragazzo in maglione a girocollo chiaro, pantaloni corti, calze scure e scarponcini, le mani in tasca, in posa frontale verso l’obiettivo; accanto a lui, appoggiata a terra, una cesta in fibra vegetale intrecciata, la coffa siciliana.

Due soggetti guardano l’obiettivo: lo scatto è almeno in parte concordato. Non compaiono donne, né personale sanitario, né malati, né alcun segno di attività ospedaliera in corso.

Il cortile nato dalla demolizione di una chiesa

Quello che vediamo è l’esito di un preciso intervento urbanistico. Nel 1867, con l’ampliamento dell’ospedale, la chiesa di San Giovanni Battista — poi intitolata a Santa Maria Maddalena e al SS. Crocifisso — fu sconsacrata e demolita: il suo interno divenne il cortile e il nuovo accesso del nosocomio, mentre il prospetto sulla via Atenea veniva rifatto su progetto dell’ingegnere comunale Dionisio Sciascia e allineato alla nuova Porta di Ponte neoclassica di Raffaele Politi. Le fonti locali riassumono il passaggio in una formula: la chiesa «fu demolita per dare spazio al magnifico ingresso dell’Ospedale Civico».

Se questa lettura è corretta — e le murature in pietrame a vista, insieme al pilastro massiccio, la rendono plausibile — la fotografia mostra l’invaso dell’antica chiesa trasformato in cortile d’ingresso, con le pareti perimetrali e il pilastro come residui della fabbrica sacra medievale. Al medesimo organismo apparteneva il muro crollato il 15 maggio 2025, identificato come porzione dell’abside di quella stessa chiesa.

Perché una scalinata: l’ospedale sopra le botteghe

Il dislivello superato dalla scala spiega un dato d’archivio altrimenti astratto. Il censimento fondiario del 1840 descrive lo stabile con tutto il prospetto rivolto sulla strada maestra e con tre botteghe al livello inferiore, affittate a privati — tanto che nell’aprile 1858 l’Intendente dovette ordinare che non vi si facesse fumo, «perché questo disturbava i malati» — mentre il salone, le camere di degenza, la cucina, il quartino dell’infermiere e quello del cappellano stavano sopra. Alle degenze si arrivava salendo: la fotografia documenta materialmente quella quota.

La coffa: la cura domestica dentro l’istituzione

Il dettaglio più parlante è la cesta ai piedi del ragazzo. In un ospedale dove le famiglie integravano abitualmente vitto e biancheria dei ricoverati, la coffa è l’attrezzo della cura domestica portata dentro l’istituzione: un oggetto che racconta, meglio di molti documenti, il rapporto fra il nosocomio e il quartiere che lo circondava. Resta però una lettura probabile, non certa: il cesto può essere semplicemente quello della spesa, e il gruppo può non avere alcun rapporto con l’ospedale.

Il valore documentale

L’immagine colma un vuoto visivo su tre punti.

  • Documenta in opera l’ingresso del 1867, cioè l’unico esito visibile del progetto Sciascia, di cui altrimenti si conosce quasi soltanto la menzione testuale.
  • Restituisce la consistenza materiale del cortile ricavato dall’ex chiesa prima dei restauri del 1980, che riportarono alla luce vestigia dell’edificio sacro, e prima della ristrutturazione avviata dalla Provincia alla fine degli anni Ottanta e mai completata.
  • Fotografa la fase terminale di un’istituzione attiva nello stesso edificio dal 1235 al 1961: settecentoventisei anni, secondo il computo di Giovanni Gibilaro.

Si colloca inoltre in una sequenza cronologica ormai ricostruibile per l’edificio: ospedale fino al 1960-61; trasferimento della funzione sanitaria in contrada Consolida, nel nuovo presidio «San Giovanni di Dio»; sede dell’Istituto Tecnico «Foderà» dal 1970 al gennaio 1977; cantiere incompiuto dalla fine degli anni Ottanta; crollo del maggio 2025.

Che cosa l’immagine non dice

Conviene distinguere con nettezza ciò che si vede da ciò che si deduce. Si vedono: un cortile chiuso, una scalinata a due rampe, un arco a tutto sesto con porta vetrata, un pilastro, murature in pietrame, quattro figure maschili, una cesta. Si deducono — con appoggio documentario, non con certezza — l’identificazione del cortile con l’invaso dell’ex chiesa, la funzione della scalinata come accesso al piano delle degenze e il significato della coffa.

L’ospedale era ancora in funzione al momento dello scatto, Va segnalata infine un’incongruenza: la scalinata non appare perfettamente in asse con l’arco, il che suggerisce un adattamento successivo dell’accesso a una struttura preesistente.

Tutta la cronologia poggia sull’abbigliamento e sul formato fotografico, indizi che consentono di indicare gli anni Quaranta

Categoria: Agrigento RaccontaTag: ospedale

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