Le avventure e il retaggio di Guglielmo il Buono e il Cattivo, figure emblematiche della Sicilia medievale. Un’esplorazione tra storia e leggenda.
La Complessa Narrazione Popolare: Tra Leggenda e Realtà
La leggenda Guglielmo il Buono e il Cattivo in Sicilia guardante Guglielmo il Buono e il Cattivo in Sicilia, con differenti sfumature, è narrata in Calabria e in altre regioni, in dialetto o in italiano,
secondo le convenienze ambientali, circostanze e situazioni che la mentalità popolare adatta a personaggi ai quali affida la parte negativa o positiva, subordinata ad un momento storico vissuto o desiderato.
Qui gli operatori sono tre oscuri popolani, appena zappatori, le cui azioni non sono inferiori a quella di Guglielmo il buono», artefice principale per la costruzione del «Tempio di Monreale», come vedremo in seguito, in quanto il Signore tiene in ugual considerazione tutto quel che scaturisce dalle opere dalle sue creature dal minore al maggiore protagonista.
A voi di stanca colomba sorvolando i secoli, ecco appena brevi cenni intorno ad avvenimenti che il tempo non riesce a cancellare, in quanto la storia è patrimonio di un popolo, ma proietta riverberi a tutta la umanità, come avvenne per i NORMANNI…
L’influenza dei Normanni: Dall’avventurismo alla Fondazione
Essi durante il ciclo delle loro avventurose imprese, non sole cambiarono alcune secolari abitudini dei popoli vinti, mentre attraversavano l’Europa, ma nell’Italia meridionale e in Sicilia, diedero vigoroso impulso agli assopiti costumi.
Da una «sintesi di storia francese » rileviamo:
Les Normands, venant de Scandinavia, étaient del hardis navigateurs. Au IXe siécle sous la conduite de leuurs chefs, les Vikings, ile longeaient les cótes, remontaient le cours des fleuves, massacraient les populations, brulaient les églises et les maisons, emportaient les récoltes et les troupeaux.
…Au Xle siécle deux audacieux Normands, Robert le Guiscard, puis son frére Roger, s’aventurent jusqu’en Mediterranée et conquiérent la Calabrie, les Pouilles et la Sicile: se sera le Royaume des Deux-Siciles.
(Ancien Etat formé de la Sicile et du royaume de Naples…).
Da: Histoire de France, par H. Guillemain et Abbé Le Ster, pag. 95,
Paris 1946:
«Les Normands venaient des pays pauvres et froids de la mer du Nord. Aussi ils n’aimaient guére travailler la terre et préféraient se faire marins et pécheurs. Au printemps de chaque année, ils partaient faire « la moisson d’été », comme ils disaient, c’est-a-dire piller les contrées riches et fertiles… ».
GUGLIELMO IL CATTIVO: Dalle Ambizioni al Declino
…E poiché a noi interessano i due re Guglielmo I e Guglielmo II,
quali sovrani temuti ed amati del popolo, di loro in ordine discuteremo, ed ecco in sintesi:
GUGLIELMO, I, il «Malo» (1120-1166), successore del padre
RUGGERO, II, nel 1154 (1101-1154), primo re normanno di Sicilia dal 1130. (1)
Guglielmo I e Guglielmo II, visti da un passante frettoloso:
«Ma quella floridezza invidiabile, in che Rugiero lasciò l’isola nostra; assai presto sventuratamente mancò. Guglielmo come prese a governare solo, mostrò animo vile, pigro, avaro, sospettoso, dissoluto; e scelse ministri a sè conformi d’indole e di costumi;
onde è facile avvisare qual si dovesse a quei di essere lo stato della Sicilia. Ben presto terribili sciagure e crudeli fatti e intestine discordie e usurpazioni dannevolissime congiure sparsero per tutto la desolazione».
«Guglielmo deve essere stato privo della volontà e della forza di carattere degli altri re normanni… Si circondò di mussulmani ancor più di suo padre.
Si parlava di favorite, di smodati banchetti e di eccessivo indulgere in piaceri sessuali, sebbene gran parte di queste critiche potessero derivare da malizia e da invidia ».
I successori di Ruggero
«I successori di Ruggero: Guglielmo I e Guglielmo II, non si elevarono alla sua altezza, per quanto Guglielmo II restaurasse la potenza normanna in Italia ed in Africa e facesse della sua flotta la signora del Mediterraneo ».
«Pessima era stata la vita di Guglielmo, pace mai si ebbe da lui nel suo regno: ond’è a credere che fu finto il pianto… La regina e i ministri temendo una sommossa popolare, tenettero occulta la morte del re fin che, radunato il parlamento, fosse stata ogni cosa in punto di proclamare e coronare Guglielmo II…».
«…Messo ormai termine alle dimostrazioni di lutto, venne Guglielmo II nel Duomo di Palermo con le consuete pompe coronato.
Esultava il popolo, non pure perchè siffatte mutazioni s’induce gioia, massime quando duro è stato il precedente governo, ma principalmente la regina Margherita diè glorioso principio al novello regno… ».
Infatti, Guglielmo guidato dalla saggia madre Margherita (2) continuò l’alleanza che il padre aveva stipulato con Alessandro III, concluse una tregua col Barbarossa, occupò Tunisi e mandò una flotta a liberare Gerusalemme caduta in mano agli infedeli nel 1189.
NOTE
(1) Ruggero II, tolse Corfù alla Grecia, importandone in Sicilia la canna da zucchero, il gelso, il baco da seta, imprigionò papa Innocenzo II, Gregorio Papareschi pontefice dal 1130 al 1143; combattè aspramente contro i baroni vincendoli.
(2) Margherita di Navarra, regina di Sicilia dal 1154 al 1166, figlia di Garcia VI Ramirez, re di Navarra sec. XII.
« Tra le usate libidini, tra le uniche cure che sembrassero otturarne il pensiero, quelle di una splendida villa eretta pur emulando le antiche delizie degli emiri di Palermo, il coglieva inaspettata la morte: 1166, dopo quindici anni di regno, 46 di sua vita:
presso gli ultimi aneliti dettò il suo testamento, dove, chiamato al trono il maggior dei suoi figli, confermato il minore nel principato di Capua, loro balia e tutrice nominò Margherita sua moglie, col consiglio di Pietro in Gran Camerlengo, del Protonotario Matteo, di Riccardo Palmer, nativo d’Inghilterra, eletto vescovo di Siracusa ». ( 1 )
«La città fu in gramaglie: durante il trasporto stuoli di matrone mussulmane e cristiane, sparsi i capelli, avvolte in sacchi, precedute da una turba di serve, percorrevano in giro le vie, rispondendo con lugubri nenie al cupo suono dei timpani: e nota Ugo Falcando (2), se fu vero il dolore, le mussulmane il sentivano…
…Ma la storia tramandò il nome dell’iniquo monarca ai posteri con l’appellativo di ”Malo” ». (3)
« Quando Guglielmo morì, nel 1166, un osservatore parziale disse che sole a piangere furono le donne mussulmane ». ( 4 )
(1) «Storia d’Italia», del prof. P. Giudici, voi. 2°, pag. 458; Ed. Nerbini, Firenze I960.
(2) Ugo Falcando, forse proveniente dalla Francia, vissuto nel XII secolo, noto per la « Historia », dove narra avvenimenti intorno a Guglielmo I.
(3) « Storia d’Italia», del prof. Giudici, op. cit. pag. 458, vol. 2°.
(4) « Storia della Sicilia Med. e Mod. », di Denis Mack Smith, pag. 53, ed. Laterza, 1971
(Vedi dallo stesso Autore, il cap. «La disintegrazione della Sicilia Normanna », da pag. 49).
’U MALU GUGLIERMU
Hata a ssapiri ca ’u Malu Gugliermu, si
vosa pigliari tutta ’a munita da Sicilia,
a purtà a ffiniri e ficia passari « …’a muni
ta di curiu»; doppu vulennu fari n’attra
prova e unn’havennu cciù cchi sprimin-
tari: pinzà di mettiri ’u ’ncavaddrazzu nu
menzu da ciazza di Palermu, ppi vidiri co
è ca viniva pp’accattarilu.
E co s’accattava?… Ca nuddru s’accatta-
va, pirchì i dinari ’bboni erinu finuti.
Ma passa ’u figliu du ’mprincipi e vi-
dennu ca ddrù cavaddru era fanaticu…,
s’arricurdà ca a morti du só patri, iddru
cci haviva misu ottu minuti d’oru na vuc-
ca… (1)
…Si nni va o campusantu, si piglia i
scuti d’oru e si v’accatta ’u cavadduni.
’U Malu Gugliermu sintennu ca s’havivi-
nu accattatu ’u cavaddru, dissa:
« E ppi daveru ancora dinari cci sii?…
Ciamatimi a stà pirsuna e videmmu comu
fida a pussidiri sti scuti d’oru!… ».
Cerca di ccà e cerca di ddrà: truvaru ’o
principinu, ca arrivata davanti o ’rrè, cci
va a cuntari tutta ’a passata…
— Ja sti muniti i pigliavu da purpai-
na (2) du mò patri, ca ja cci l’haviva misu
na so vucca, ddoppu ca iddru spirà l’ar-
muzza sua!…
— Ah chistu fida stu ’bbeddru principi¬
nu: bravu!… Bravu!…
’U ’rrè u ’nsapemmu se si sintìa muzzi-
cari ’a cuscienza o si scantà di morti,
ca na cosa è sicura: ficia luvari a’ munita
di curiu e fida mettiri chiddra giusta, ma
cciù ’nnica.
(1) E’ una sfumatura innocente, che si riallaccia al « culto dei morti», secondo le antiche usanze, infatti gli Egiziani oltre alle cibarie, ponevano nei sarcofagi intere ricchezze e specie per i Faraoni (titolo dato dalla Bibbia a tutti i re d’Egitto), suppellettili nelle grandiose piramidi.
GUGLIELMO IL CATTIVO
Dovreste sapere che il « tristo Gugliel¬
mo » volle impadronirsi di tutta la pre¬
giata moneta siciliana, fino all’esaurimento
ed impose ’ « quella di cuoio… »; inoltre
per accertarsi dell’esecuzione dei suoi or¬
dini pensò di far alloggiare nella maggior
piazza di Palermo, un cavallo di razza per
intrappolare un eventuale acquirente, pos¬
sessore di moneta d’oro o di argento…
E chi poteva comperare un cavallo di
tanto valore?… Nessuno!… Perchè scom¬
parsi erano gli scudi sonanti, e la bella be¬
stia restava in piazza a scalpitare.
Passa e passa il figlio di un principe,
costui vedendo quell’eccezionale destrie¬
ro…, ricordò che morto il padre suo, lui
aveva messo in bocca al genitore, otto scu¬
di d’oro. (1)
…Corre al camposanto, prende gli scudi
d’oro ed immediatamente compera quel
magnifico cavallo.
Il terribile Guglielmo appena seppe del¬
l’acquisto del cavallo, montò in collera e
borbottando disse « Allora è vero che ancora circolano scu¬
di d’oro?… Si trovi all’istante codesta per¬
sona e sarà essa a chiarirmi come ha fat¬
to a possedere codesti scudoni!… ».
Scattò l’operazione e messaggeri anda¬
rono chi di qua e chi di là, infine il prin¬
cipino venne trovato e condotto alla pre¬
senza del re, egli senza alcun timore rac¬
contò tutto per filo e per segno…
— Quelle monete io le ho prese dalla
tomba di mio padre, perchè io gliele ave¬
vo messo in bocca non appena l’animuccia
sua se ne era uscita per volarsene in cie¬
lo!…
— Ah!… Ecco tutto questo aveva fatto il
nostro intrepido principino!… Bene e bra¬
vo… Vattene: ti perdono.
Non sappiamo dell’improvviso cambia¬
mento, forse il re sentì rimordersi la co¬
scienza…, oppure la memoria dei morti
gli incuteva paura, in verità ima cosa è
certa: egli ordinò che fosse eliminata la
« moneta di cuoio », e al suo posto circo¬
lassero coni metallici preziosi…, però di
minor dimensioni.
(Dal breve episodio abbiamo osservato la tempestività delle azioni ed inoltre il narratore sembra voler mettere in risalto, la paura del re, la sicurezza del principe e far trapelare ancora il rispetto che si deve avere per i Defunti.
Tuttavia c’è da porre in evidenza che alla corte di Guglielmo I, venivano ospitati, sia pure per convenienza illustri personaggi le cui origini erano: greche, arabe, francesi, inglesi e spesso si esagerava sulle malefatte del re.
Allora, pensiamo che l’avvenimento deve attribuirsi ad una legge successiva…).
« …Vivo malcontento suscitò l’operazione bancaria promossa da Carlo (2) nel sostituire il carlino (3) all’agostale (4).
Al tempo degli Svevi (5) era stata messa in circolazione la moneta d’oro purissimo detta agostale, Carlo ora la sostituiva con il carlino che aveva un valore intrinseco inferiore alla prima.
Impose che tutti Faccettassero; a coloro che la rifiutassero minacciò la confisca dei beni e il taglio della mano; taluno fu anche punito con il marchio impresso sul viso con la stessa moneta fatta rovente. ( 6 )
NOTE
(1) « Scudo » in numismatica: una pesante moneta d’argento del XVI secolo, coniata in quasi tutti gli stati italiani, che sostituì gradatamente i « ducati reali ».
(2) Carlo II, d’Angiò, figlio di Luigi Vili (1220-1285).
(3) « Carlino », moneta d’oro, valeva g. 4,44; d’argento ne valeva g. 14.
(4) « Agostale », anche essa moneta d’oro, coniata a Napoli nel 1231, regnando Federico Primo di Svevia (Hohenstaufen), lo stesso che Federico Secondo, re di Sicilia, nato ad Jesi (Ancona) 1197 e morto a Castelfiorentino nel 1250.
Il valore di tale moneta era di un fiorino e un quarto della moneta fiorentina coniata tra i secoli XI-XII.
(5) Svevi, ima grande famiglia di popoli germanici di origine quasi incerta; in Sicilia dominio degli Svevi durò fino al 1268, alla morte di Corradino, ultimo discendente, nato nel 1252; era iniziato nel 1189, con Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa.
(6) Pietro Leone, Luigi Cascino, «Storia della Sicilia», ed. G. Mori, Palermo, 1951 pag. 46
Il Buon Regno: La Vita e le Opere di Guglielmo il Buono
GUGLIERMU U’ ’BBONU
Cc’era na vota nu ’Rrè ca cumannava
tutta a’ Sicilia e si ciamava Gugliermu ’u
’Bbonu, pirchi faciva ’bbeni a tutti e luvà
’a munita di coriu, du Tintu…
Dunchi, stu Gugliermu era accussi ’bbo-
nu e divotu da Madonna, ca na jurnata a
Madonna cci vosa fari nu ’mmiraculu ca
annuddru haviva fattu. E cchi ffà?…
Mentri iddru stava cacciannu a Murriali
cci ficia veneri ’u ’nsonnu accussi forti ca
happa a scinniri du cavaddru ppi mettisi
adurmiri sutta ’u ’mpedi di carrubba e
durmennu durmennu si sunn’à Madonna
ca cci diciva:
« Vidi ca sutta unni tu dormi cc’è ’u ’ntri-
soru ca ’u stessu ’u ’ns’i trova a nuddra
’banna: sarvatu apposta ppi ’ttia. E ’u s’ha
daffari?… Ddrocu stessu tu a frabbicari
na ’bbeddra ciesa ca cc’è bisognu pp’arri-
cogliri tanti cristiani ».
Comu dissa accussi ’a Madonna scum-
pari e Gugliermu s’arrisbiglià, ma l’occi
sua erinu allampati pircht i ’bbiddrizzi da
Madonna ’u ’nsì mettinu ccu nuddru e ca-
pennu ’u ’mmiraculu, lestu lestu fida scip¬
pari ’u pedi da carrubba.
E cchi trova?… ’U ’mmunzeddru di mu-
niti d’oru ca iddru stessu arristà alluccu-
tu. Ciamà subbitu ’ngignera, capumastra.
mastri muratura, falignami e pirriatura e
cci dissa: « Ccà haviti a ’ffari ’u trunu da
santa Matri di ’Ddiu!… Ca Iddra ’u vói… ».
E di tuttu l’universu munnu vinniru
’ggenti accussi bravi nu travagliari ca ’a
petra, ’u marmiru, l’oru e i petri priziusi
i facivinu parlari e ’u ’Rrè era cuntenti, a
ddrì mastra i pagava assai e i faciva man-
ciari a vuluntà.
Quannu ddrà ’bbillissima cesa fu ’ffinuta
comu vuliva a’ Madannuzza, Gugliermu ’a
’rringrazzia e moria na santa pad o stes¬
su di ’bboni figli di ’Ddiu.
IL BUON GUGLIELMO
C’era una volta un re che comandava
tutta la Sicilia e costui si chiamava Gu¬
glielmo il Buono, perchè era giusto verso
tutti, inoltre eliminò la « moneta di cuoio,
imposta dal « Cattivo… », rimettendo in
circolazione quella d’oro.
…Dunque: codesto Guglielmo era così
tuono e devoto alla Madonna, al punto che
Ella un giorno volle fargli un miracolo
che a nessuno aveva concesso prima.
E che fece la Madonna?… Ecco: Lui, Gu¬
glielmo era appassionato di caccia ed era
intento nei boschi di Monreale alla con¬
sueta battuta, ad un certo punto egli sentì
un gran bisogno di dormire, scese dal ca¬
vallo, si adagiò al piede di un secolare
carrubbo e poco dopo si addormentò e
dormendo profondamente sognò la Madon¬
na che gli diceva:
« Attento: proprio sotto il tuo giaciglio
sta un tesoro favoloso che pari non si tro¬
va in altro posto ed è un regalo conser¬
vato proprio per te. E sai cosa devi fare?…
Nel medesimo luogo devi farvi costruire
una gran chiesa, stupenda e così ampia da
poter raccogliere tanti e tanti buoni cri¬
stiani ».
Detto ciò la Madonna disparve e Gu-
glielmo si svegliò, ma gli occhi suoi erano
‘abbagliati, perchè lo’ splendore della Ma-
donna non può avere paragone con le u-
mane bellezze e lui avendo compreso quel
miracolo, immediatamente ordinò che il
carrubo venisse divelto. E che trovò ap¬
pena emersero le ultime radici della pian¬
ta?… Un monticello di monete d’oro da
sbalordire lo stesso re che, tesori ne ave¬
va visti una infinità… E lui immediatamen¬
te chiamò ingegneri, maestri muratori, fa¬
legnami, cavatori di pietra, ai quali, insie¬
me ai tecnici, disse:
« Qui si deve erigere il Trono della san¬
ta Madre di Dio… Perchè Ella lo vuole ».
E vennero esperti da ogni parte dell’uni¬
verso, capaci e laboriosi ed infatti: tra¬
sformarono le pietre, il marmo, l’oro e il
legno, in elementi che sembrava volessero
parlare; il re contento pagava tutti gene¬
rosamente e concedeva pure vitto e allog¬
gio. Ed infine quando la stupenda chiesa
venne edificata, come la Madonnina aveva
desiderato, Guglielmo in ringraziamento
invitò i sudditi del suo regno e di altre
terre, affinchè rendessero onore alla Ma¬
dre di Dio ed essendo buon cristiano, mo¬
rì in pace come avviene per tutti i buoni
figli del Signore
Ed ecco in sintesi lo spunto leggendario del sogno di Guglielmo:
Disse la Madonna a Guglielmo II, re di Sicilia: « Scava sotto questa pianta e troverai un tesoro. Il giovane sovrano normanno ordinò ai suoi uomini di dissodare il terreno intorno, e presto comparve un cofanetto contenente oro, argento e pietre preziose.
Per ringraziarla del gentile pensiero, Guglielmo decise di erigere in onore della Vergine una chiesa nello stesso luogo in cui aveva avuto la visione ».
Contesto Storico e Culturale: L’Impatto dei Normanni in Sicilia
Da «TESORI D’ARTE CRISTIANA», n. 35 (396-7-8), ed. «Il Resto del Carlino », Bologna, 1966:
« Il complesso architettonico monrealese sorse in un tempo straordinariamente breve per una così vasta opera, tra il 1172 e il 1185 circa.
Ciò fu possibile dalla tesa volontà del fondatore, il re Guglielmo II, che trovò modo in circostanze politiche favorevoli alla sua assoluta autorità, di condurre con fermezza e larghezza di mezzi l’impresa.
Monreale fu tangibile estrinsecazione del dominante ruolo di quel sovrano, fu atto di collocare nell’ordine politico-sociale del tempo, dominato dalla presenza regia da un lato e da un nuovo feudalesimo dall’altro.
…Monreale fu altresì un coerente fatto di cultura, emblematico delle temperie artistiche del regno di Guglielmo II, (1166-1189); questa viene espressa con svolgimento totale, ampio, esauriente, senza incertezze e con cristallina chiarezza di carattere…
L’architettura di Monreale nacque dalla grande matrice architettonica islamica, l’unica sostanzialmente valida nell’isola al tempo normanno… ».
Eredità dei Guglielmo: Impatti a Lungo Termine sul Sud Italia
Pennellate storiche durante il periodo inerente il governo di Guglielmo II:
«…E Ibn Jubar (storico arabo-spagnolo) che attraversò la Sicilia dopo aver naufragato al largo di Messina nel 1184, racconta che Guglielmo venisse di persona a rifornire di denaro i naufraghi.
Messina sembrò inospitale a Ibn Jubar, ma i suoi mercati erano ricchi e uno straniero come lui poteva andare in giro sicuro giorno e notte. Grosse navi potevano attraccare direttamente sul lungomare ». ( 1 )
« Guglielmo aveva avuto bisogno dell’aiuto tedesco perchè aveva intrapreso diverse guerre ambiziose, nelle quali incidentalmente gli interessi siciliani erano minimi e che costarono molto più in vite umane e denaro di quanto suo nonno non avesse speso nella conquista della Sicilia.
Aveva avuto l’ambizione di diventare imperatore d’Oriente, ma le sue guerre in Grecia non furono che uno spreco di forze; per giunta duecento navi al comando del suo ammiraglio greco furono sconfitte dal Saladino ». (2) (Yusuf ibn Ayyb, Salah ad-din, ossia integrità della religione, cioè Saladino, sultano d’Egitto e Siria, s’impadronì di Gerusalemme (1138-1193).
«Uscito di minorità (a. 1172), Guglielmo perseverò, come il padre nella lega col papa Alessandro III (Rolando Bandinella senese, pontefice dal 1159 al 1181) e i comuni lombardi contro l’imperatore Federico Barbarossa;
(Federico I di Hohenstaufen, figlio di Federico il Guercio, duca di Svevia e di Giuditta di Baviera; il Barbarossa annegò nel fiume Cnido, Caria Asia Minore, nel 1190) soccorse con grandi forze i cristiani d’Africa e d’Asia; governò all’interno con proverbiale generosità ». (3)
« Mentre il nostro re faceva nuovi e più potenti appresti, la pace fu conchiusa. Dopo questa un’altra spedizione intraprese.
Mandò una flotta, capitanata dal grande ammiraglio Margaritone (4) da Brindisi, per soccorrere Antiochia, Tiro, Tripoli, sole città che ai cristiani restavano, e Saladino fu costretto a levar l’assedio da Tripoli, e l’armata saracina venne interamente distrutta.
Queste imprese accadevano dal 1175 al 1188. Il seguente anno ai sedici novembre Guglielmo nel più bel fiore degli anni e delle speranze terminò il corso della mortale peregrinazione: contava dell’età l’anno trentesimo sesto, del regno ventesimo quarto…
Conclusione: Il Doppio Volto della Storia Siciliana
La morte di Guglielmo II fu ai suoi sudditi dolorosissima, e la memoria di lui sempre carissima ai siciliani tutti.
E vanno errati coloro, i quali dicono: Guglielmo II, aver avuto il soprannome di Buono o perchè nulla fece di male, o perchè la rea vita del padre e le scelleraggini del precedente regno fecero parer glorioso e felice il governo di chi né fece, né far potea bene alcuno ». (5)
« Guglielmo morì nel 1189 all’età di soli 36 anni. In una illustrazione che rappresenta il suo letto di morte vediamo un dottore e un astrologo con turbante e abiti arabi ». (6)
« E però gli scrittori dei secoli seguenti, spogli dello spirito di parte, anch’essi il nome di Guglielmo II celebrarono; …che fu e sarà sempre soprannominato il Buono. (7)
NOTE
(1) «Storia della Sicilia Medievale e Moderna», di D.M. Smith, ed. Laterza, Bari, 1971, pag. 58.
(2) « Storia di Sicilia, ecc. », stesso Autore, op. cit., pag. 59.
(3) « Storia della Città di Sciacca», di Ignazio Scatarro, voi. I, lib. 3°, pag. 267. Editore Gennaro Majo, Napoli, 1926.
(4) Margaritone, detto il «Re del mare», vissuto nel sec. XII, costrinse il Saladino a togliere l’assedio di Tiro.
(5) «Storia di Sicilia», di autore ignoto, cap. XVI, pag. 143.
(6) «Storia di Sicilia, ecc.», di D.M. Smith, op. cit. pag. 59.
(7) « Storia di Sicilia », autore ignoto, op. cit. pagg. 143-144.
fonte: Cesare Carbonelli, Da Licata Antiche voci di Sicilia, 1982, pp. 18-25


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