• Menu
  • Skip to right header navigation
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina

Before Header

Agrigento Ieri e Oggi

Una Storia che continua a parlare.

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana
  • Storia Agrigento
  • Storia Comuni
  • Storia Sicilia
  • Storia Italiana

Header Right

  • Home
  • Video
  • In 5 Minuti
  • Agrigento Racconta
  • Attualità
  • Carosello
turista sul gigante
turista sul gigante

La turista che scalò il Gigante

17 Settembre 2026 //  by Elio Di Bella

Settembre 1966, Valle dei Templi. Una signora in cappellino conquista il Telamone del tempio di Giove sotto lo sguardo severo di due vigili urbani. Il Gigante, da gentiluomo, non si lamenta


Guardatela bene. È lassù, in cima, dritta come una polena, il cappellino di paglia calcato sulla fronte, l’abito chiaro che il vento di settembre fa appena vibrare. Sotto i suoi sandali, otto metri di divinità sdraiata. Il Telamone del tempio di Giove Olimpico, che per venticinque secoli ha sopportato terremoti, cartaginesi e cavatori di pietra, quel giorno del 1966 sopporta anche lei.

Il Giornale di Sicilia, nella pagina della Cronaca di Agrigento, la pubblica come si pubblicavano allora le curiosità: senza troppe parole, lasciando che sia la fotografia a fare il lavoro. E il lavoro la fotografia lo fa benissimo, perché nell’inquadratura c’è tutto il Novecento agrigentino compresso in un unico scatto.

A sinistra, in piedi sul terreno sassoso, due vigili urbani in divisa bianca d’ordinanza. Berretto, giacca chiara, postura eretta. Uno tiene le mani davanti, l’altro sembra sul punto di dire qualcosa e poi non la dice. Li conosciamo, quegli sguardi: sono gli sguardi di chi ha capito perfettamente che la situazione è irregolare, ma non trova nel regolamento comunale l’articolo che vieta espressamente di salire sopra un dio.

Il Gigante che non si offende

Bisogna dire che il Telamone, in fatto di umiliazioni, aveva già dato.

Nato per reggere la trabeazione del più colossale tempio dorico del mondo greco — quel tempio di Giove che gli agrigentini cominciarono dopo la vittoria di Himera e non finirono mai, come certe ristrutturazioni — il nostro Gigante non ha praticamente mai lavorato. Il cantiere si fermò, arrivarono i Cartaginesi nel 406 a.C., poi i terremoti fecero il resto. E nel Settecento, quando servì pietra buona per il molo di Porto Empedocle, la più grande rovina della Sicilia greca fu trattata come una cava a cielo aperto.

Dopo duemilaquattrocento anni di questo trattamento, una signora in vacanza con le scarpe basse è francamente l’ultimo dei problemi.

Eppure la fotografia conserva intatta la sua comicità, perché il contrasto è perfetto: il corpo del Telamone, ricomposto blocco su blocco, giace come una schiena di pietra, una successione di massi che somigliano alle vertebre di una balena spiaggiata. E su quella schiena, in cima, minuscola e trionfante, la turista. Non sta facendo niente di male. Sta facendo quello che chiunque, in quegli anni, faceva nella Valle: ci saliva sopra.

Una Valle senza biglietto

Perché questo, oggi, è il dettaglio più esotico di tutti. Nel 1966 non esistevano il Parco Archeologico, i tornelli, i percorsi delimitati, i cartelli trilingui, il riconoscimento UNESCO. La Valle dei Templi era una campagna con dentro dei templi. Ci pascolavano le capre, ci si entrava dai varchi nei muretti a secco, i mandorli arrivavano fino alle colonne e le comitive si sistemavano all’ombra dei ruderi con la borsa frigo.

La sorveglianza, quel giorno, consisteva in due vigili urbani con un’espressione contrariata.

Ed è qui che la fotografia diventa, suo malgrado, un documento serio. Perché quello scatto non racconta una turista maleducata: racconta un’idea di patrimonio che stava per finire e non lo sapeva ancora. L’idea per cui i templi erano roba nostra, di casa, familiare al punto da poterci mettere i piedi sopra senza pensarci. Un’intimità bellissima e disastrosa insieme.

E intanto, due mesi prima

C’è poi una coincidenza che al lettore di oggi fa un certo effetto.

Settembre 1966. Erano passate poche settimane dal 19 luglio, il giorno in cui la frana aveva squarciato Agrigento, sventrato interi quartieri, portato la città sulle prime pagine di tutta Italia e aperto la stagione delle inchieste sul “sacco di Agrigento“. Mentre i tecnici ministeriali contavano i piani abusivi cresciuti sul costone, mentre la città si interrogava sul cemento e sul dissesto, la Cronaca cittadina trovava lo spazio per una signora salita su un Telamone.

Non è ipocrisia: è il modo in cui funzionano i giornali, allora come oggi. Accanto alla tragedia serve sempre una vignetta. E forse, in quel settembre difficile, vedere il Gigante fare da piedistallo a una turista spensierata fu un piccolo sollievo. Almeno lui era ancora al suo posto. Sdraiato, certo. Ma al suo posto da duemilaquattrocento anni, il che a Agrigento, nel 1966, era un record notevole di stabilità.

Epilogo

Non sappiamo come sia finita. Non sappiamo se i due vigili abbiano alzato la voce, se la signora sia scesa con dignità o se abbia finto, con quel talento tutto turistico, di non capire la lingua.

Sappiamo solo che oggi quella scalata durerebbe undici secondi, finirebbe in un video verticale con centomila visualizzazioni, produrrebbe un comunicato stampa del Parco, una sanzione e almeno due giorni di dibattito sul rispetto dei beni culturali.

Allora produsse una fotografia in bianco e nero, un po’ mossa, un po’ sgranata, e una didascalia sorridente nella pagina di Cronaca.

Il Gigante, che di crolli e di cattive compagnie se ne intende, non ha commentato.


Categoria: Agrigento RaccontaTag: agrigento storia, akragas, tempio di giove, valle dei templi

Post precedente: «AGRIGENTO_Un-gruppo-di-donne-posa-su-unauto-depoca-alla-Valle-dei-Templi Una domenica sotto il tempio in gita con una berlina scura
Post successivo: IL TRENO DELLO ZOLFO SOSPESO SUL VALLONE trasporto dello zolfo»

Footer

Copyright

I contenuti presenti sul sito agrigentoierieoggi.it, dei quali il Prof. Elio di Bella è autore, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all’autore stesso. È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.

Privacy

Questo blog rispetta la normativa vigente in fatto di Privacy e Cookie . Tutta la docvumentazione e i modi di raccolta e sicurezza possono essere visionati nella nostra Privacy Policy

Privacy Policy     Cookie Policy

Copyright © 2026 Agrigento Ieri e Oggi · Creato da Webbando.net