La tradizione e lo spirito di Mazara del Vallo durante il suggestivo pellegrinaggio notturno d’agosto al Santuario sul Colle delle Giummarre. Un viaggio tra fede, cultura e storia
La Magica Notte d’Agosto a Mazara: Il Pellegrinaggio sotto le Stelle
“In una suggestiva notte d’agosto, quando nel cielo è un brulicare d’astri e di scie luminose, il popolo mazarese veglia e si prepara al devoto pellegrinaggio.
In ogni strada è un corteo, un lieto, chiassoso corteo che si dirige al Santuario sul Colle delle Giummarre.”
Tradizioni e Comunità: L’Unione Festiva di Mazara
“Gli uomini e le donne portano ceste e borse con le provviste, i bambini tenendosi per mano, ridono o scherzano nella calda notte mediterranea, mentre le fanciulle avanzano lentamente, allacciate, cantando le lodi alla Vergine.
Mazara risuona di canti, di risa, di voci gioiose, per poco, perché a mano a mano che il lunghissimo corteo, affluendo da tutte le strade laterali, dai vicoli, dalle piazzuole, sbocca nella via Castelvetrano, la città rimane vuota e silenziosa e sull’altura lontana cominciano a brillare i fuochi delle fiaccole accese.”
Luci e Ombre: La Celebrazione tra il Divino e l’Umano
“Luci nel cielo, luci sulla terra; splendenti e pure quelle accese da Dio, rossastre, vacillanti e fumose quelle accese da mani umane. In breve, l’altura rocciosa si copre di gente che si accomoda a terra, stende le tovaglie, apre le ceste e bivacca all’aperto,
tra le erbe aromatiche del colle e i ciuffi delle palme nane, dinanzi all’antico tempio ormai cadente, con ai piedi Mazara, silenziosa e buia, lambita dalla striscia lucente di un mare d’argento.”
Momenti di Condivisione e Riflessione
“Torsoli di gramone, bucce di aragosta, scorze di angurie tra le pietre e tra l’erba, sono le misere vestigia di un cenone gustoso ma poco spirituale.
Soddisfatta l’ansia golosa, la gente si alza, si ricompone nelle vesti e nel volto e si accosta alla chiesa; sale i gradini corrosi, varca il portale cadente e devotamente si segna.”
L’Incontro con il Sacro: La Madonna del Castagnola
“La bella Madonna del Castagnola rivolge il suo dolcissimo sguardo sulla folla ed invita alla preghiera; l’atmosfera mistica e serena del luogo, il bel volto marmoreo della Vergine, danno agli animi una dolcezza nuova, fatta di bontà e di commozione.
In quel momento, su quel colle che domina il mare e la città, immersi nel pulviscolo d’argento delle stelle, tutti si sentono staccati dalle brutture della terra, dal pettegolezzo della vita di provincia, dall’affanno diuturno di questa nostra esistenza che lascia sì poco tempo per meditare.”
La Decadenza Materiale e la Permanenza dello Spirito
“Le pareti interne della Chiesa sono in uno stato deplorevole; non rimane che qualche traccia qua e là d’antichi mosaici e di affreschi irriconoscibili.
Nella sacrestia si può ammirare un’arca marmorea d’epoca romana.
Su di essa sono scolpite due figure, una delle quali nuda e l’altra ammantata, che si danno la mano; si crede che rappresentino gli Dei Mani.
Agli estremi sono due pilastrini compositi; e al di sopra tre puttini sostengono due festoni che hanno negli intervalli due mascheroni. La scultura è delicata e leggiadra, nel mezzo si legge:”
Simbolismo e Storia: Una Connessione Eterna
“¬ D. O. M.
C. CORNELIO PHILONI
C. CORNELIUS GLABR
PATRONUS L.B. M.P.
Scrive il Sansone, che attinse la notizia da Agostino Fiorito, che quest’urna fu scoperta in un lastricato di porfido, allorché fu scavato il fosso fuori della muraglia della città.”
Meditazioni sul Tempo e sulla Tradizione
“La decadenza di questo antico santuario mette in cuore la malinconia; si sente qui, come non mai, che tutto ciò che è opera dell’uomo è vano e corruttibile, ancor più quando nessuno sente il dovere di restaurare una cosa che fu bella e che costituisce per il popolo una cara e pia consuetudine.
Ricordando le parole del Polizzi ne ‘I monumenti di antichità e d’arte della provincia di Trapani (1879)’, cerchiamo di riconoscere la pianta della chiesa;
vediamo i cinque corpi rettangolari disposti in unica fila e congiunti da quattro grandi archi acuti, e il quinto arco in prospetto… incastonate negli spigoli dei sostegni degli archi che congiungono le varie parti della Chiesa; colonnine interessanti per i capitelli vari di forma.
Null’altro si può notare in questa antica costruzione normanna di cui non si conosce neppure la data certa della costruzione.”
Riflessioni sulla Continuità e il Cambiamento
“Il Pirri, accennando ad essa, vuole che sia stata fondata insieme al cenobio basiliano, dal Conte Ruggiero e dalla figlia Giuditta, che ne aveva già costruito un’altra dello stesso nome a Sciacca nel 1103.
Ma anche questa data è incerta e controversa, poiché, dietro le ricerche e le conclusioni del White e del Garufì, si può arguire (dice il Pugliese) che la chiesetta mazarese deve essere stata costruita tra il 1112 e il 1115.
Alcuni studiosi locali pensano che sia esistito in precedenza sul posto un piccolo fortilizio arabo utilizzato nella costruzione della chiesa e del convento per i Padri Basiliani.
Potrebbero essere residui di tale fortilizio i due pilastri sul fianco destro e l’attiguo profondissimo pozzo. Quest’ultimo presenta quella caratteristica squadratura del tufo propria delle costruzioni arabe.”
Custodia del Patrimonio e Appello alla Comunità
“Certo, la pianta della chiesa ha subito delle modifiche, quindi la fisionomia del monumento normanno originale è ora gravemente alterata (Pugliese).
L’edificio adiacente alla Chiesa è composto da un unico corpo e non sembra che possa essere stato un monastero, ma forse solo un eremitaggio.
Il prof. Tummarello (‘Nuove effemeridi siciliane Vol. IV a. 1876) ritiene che questo edificio fosse originariamente una torre saracena preesistente. Tuttavia, il Decano Sac. Pietro Satina afferma che il monastero,
fondato dal Conte Ruggiero e Giulietta (o Giuditta) sua figlia con la dote dei vecchi feudi di S. Nicolò e Dimina, fu occupato dai Padri Basiliani fino al 1445, anno in cui si ha evidenza dell’esistenza di un solo monaco. Dopo la sua morte, divenne un beneficio con un Abate titolare.
Nel 1479 fu unito al Convento di S. Maria, chiamata la Gancia, a Palermo.
Nel 1576, per decreto di Papa Pio IV, fu trasformato in commenda dei Cavalieri Ospitalieri di Malta, dell’ordine di San Giovanni.
Nel 1810, invasa l’isola di Malta dai Francesi e disperso quest’ordine equestre, ritornò alla Reale Corona che, amministrando le sue vistose rendite, faceva nella sua Chiesa celebrare una Messa quotidiana, con due feste ogni anno: l’una l’8 settembre e l’altra il 15 agosto di ciascun anno.
Il primo Commendatore Don Giovarmi Giorgio, vi collocò la Sacra Statua di Maria SS. del Castagnola nel 1572. Del convento non restano che poche vestigia dalla parte interna. (“La Mazara sacra” del Decano D. Pietro Salina).
La Perpetuazione di un Legame Spirituale
Questa è la storia del piccolo santuario a cui il popolo mazarese non intende negare l’annuale pellegrinaggio e dove nel giorno dell’Assunta ascolta devotamente la S. Messa. Ma se nessuno cercherà di restaurarlo ben presto sul colle delle Giummare, tra le palme nane e le odorose piante selvatiche, il silenzio regnerà eterno, non più interrotto dalla festosa parentesi del 15 agosto.
Elena Barbera Lombardo


Sicilia Normanna: Splendore Storico e Culturale