La storia del Sarcofago di Fedra, i tentativi di furto e il patrimonio artistico del Museo Diocesano di Agrigento.
Il Sarcofago di Fedra: Storia e Significato: Un Capolavoro Classicista al Museo Diocesano di Agrigento
Il sarcofago di Fedra viene visitato ed ammirato da studiosi e turisti di tutto il mondo. E’ stato accertato che si tratta di “un’opera di corrente classicista variamente attribuita ad officina romana dell’età adriana
o degli Antonini ( secondo secolo avanti Cristo) o, come si vorrebbe, ad officina attica dei primi del terzo secolo, come scrive il soprintendente dottor Pietro Griffo.
Tentativi di Furto del Sarcofago di Fedra: Un Racconto di Secoli
Nel 1831 venne tentato un furto dalla parte di Settentrione, dove si trova una grata di ferro, ma il furto venne sventato e – come rilevo dai documenti inediti –
il canonico Raimondo Sammartino, procuratore della Maramma, pagò del dicembre tarì 17, di cui tarì 12
“alla Gendarmeria in complimento per il furto tentato ed impedito dalla parte di tramontana, e tarì 5 per mille a tante persone, che fatigarono in tale notte”.
Il Furto del Vaso Greco al Museo Diocesano: Un Caso Storico
Ma un secolo dopo, e precisamente pochi anni fa, dopo che il “Museo Diocesano” aveva avuti i primi locali decenti, con ingresso dalla stessa Cattedrale, vicino il battistero,
il furto venne tentato ancora dalla parte di settentrione, e gl’ignoti ladri questa volta riuscirono a trafugare il vaso greco che si trovava esposto al museo!
In tali locali venne organizzata una mostra sacra, in occasione delle onoranze a Sua Eccellenza Monsignor Giovanni Battista Peruzzo, Arcivescovo di Agrigento nel venticinquesimo annuale del suo episcopato.
Nella mostra, inaugurata il 25 aprile 1956, vennero esposti 13 affreschi strappati, nel 1951, a cura della Soprintendenza alle opere di Arte della Sicilia,
dalle nicchie a lunetta esistenti nel muro della Cattedrale, strappo eseguito dal pittore e restauratore Leonetto Tintori.
Giovanni Zirretta e la Nascita del Museo Diocesano di Agrigento
In occasione di questa mostra, vennero gettate le basi per la costruzione del “Museo Diocesano”, costruzione vagheggiata fin dal 1951 e vivamente caldeggiata dal commendator professore Giovanni Zirretta,
mercè l’opera encomiabile del quale si riuscì ad ottenere lo stanziamento da parte della Cassa per il mezzogiorno di 58 milioni, nel dicembre 1959,
con l’approvazione del progetto redatto dall’architetto professor Franco Minisse, docente presso l’Università di Roma e progettista anche del museo archeologico di Agrigento.
Il museo venne costruito nella piazza del Seminario, in un’area di risulta di un vecchio fabbricato demolito.
La Mostra del 1956: Il Sarcofago di Fedra e gli Affreschi Strappati
In esso, oltre i 13 affreschi strappati, vennero posti in apposite vetrine i preziosi arredi sacri dei secoli sedicesimo e diciassettesimo e diciottesimo donati da diversi Vescovi alla Cattedrale.
Si tratta di pianete, tunichelle e cappe riccamente ricamate in oro e corallo, su damasco e broccati di seta di grandissimo pregio, con pietre preziose.
**I Tesori Sacri del Museo Diocesano di Agrigento: Il Baculo di San Gerlando: Un Tesoro Religioso al Museo Diocesano
Nel museo diocesano sono raccolti tutti gli oggetti che costituivano il cosiddetto “Tesoro della Cattedrale”,
come il bellissimo baculo di avorio con incisi episodi del vecchio testamento, dono fatto dal Viceré Conte di Olivares al Vescovo Monsignor Rhini,
ed altro baculo di legno rivestito in argento, che la tradizione vuole appartenuto a San Gerlando.
Le Preziose Teche Bizantine del Museo Diocesano
Vi sono, poi, due bellissime teche bizantine, in rame e smalto, di finissima fattura e di molto pregio. Una contiene le reliquie del Beato Matteo Cimarra, Vescovo di Agrigento, e l’altra dei Santi Epifanio ed Urbano.
Il pezzo più importante del Tesoro, è il famoso altarolo portatile del secolo dodicesimo, in legno e su metallo, forse eseguito in Sicilia.
Di simili altaroli ne esistono solo un altro nella cattedrale di Modena, e pochissimi altri nel mondo.
Venne ampiamente illustrato dall’esimia dottoressa e professoressa Maria Accascina,
già direttrice del Museo Nazionale di Messina e docente in quella Università nel Bollettino della Pubblica Istruzione.
La Madonna col Bambino di Guido Reni: Storia e Provenienza
E non rimane che accennare alla bellissima tela della “Madonna col Bambino” di Guido Reni.
Nel mio recente studio, ho messo in evidenza tutto quanto era possibile rilevare su tale dipinto.
Esso fu donato dall’Arcidiacono Canonico Desiderio Sammarco da Canicattì nel 1784 alla Cattedrale,
in una splendida cornice di tartaruga insieme ad una copia del Bambino dormiente sulla croce, dello stesso Reni, esistente nella Galleria Liechtenstein di Vienna,
copia posta in una cornice uguale alla prima.
Venne spedito. via mare, da Palermo ad Agrigento, nei primi del Novembre 1784;
ho già pubblicato la nota di spese, comprese quelle per il trasporto da Porto Empedocle alla Cattedrale.
Dal Granduca di Toscana ad Agrigento
Il quadro, con tutta probabilità, proviene dal Granduca di Toscana, che ebbe a regalarlo a Olivio Sozzi, pittore catanese accreditato alla sua Corte,
e da questi passato al figlio Francesco (che eseguì il quadrone dei Sette Santi vescovi come ho già detto) da quest’ultimo all’arcidiacono Sammarco
con il quale era legato da vincoli di comparatico ed aveva coabitato con lui, per alcuni anni.
Tutto il materiale che era conservato nel Museo Diocesano, date le lesioni subite dallo stabile, è stato temporaneamente depositato presso il Museo nazionale,
ad eccezione del superbo sarcofago di Fedra, che sarà portato nella Chiesa di San Nicola – attigua al Museo Nazionale- ed esposti all’ammirazione del pubblico.
Alessandro Giuliana Alaimo


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