Scopri come veniva mantenuta l’igiene nel Medioevo ad Agrigento, tra rituali di pulizia, cura del corpo e miti sulla sporcizia medievale. Leggi di più ora!
Introduzione all’Igiene nel Medioevo ad Agrigento
Anche per la gente di Agrigento nel Medioevo avere un bel corpo era importante. Gli uomini volevano essere muscolosi, avere una bocca carnosa, denti bianchi e regolari, il mento ben disegnato, il collo diritto
Lo stereotipo che vuole la gente del Medioevo fosse sporca, che puzzasse, infestata di parassiti, ma non era per tutti così.
Non mancano testimonianze di tentativi di curare la pulizia.
La Pulizia delle Strade e delle Abitazioni ad Agrigento
Le vie della città di Agrigento nel Medioevo, in genere, erano coperte di sozzura ed era difficile camminare a causa della sporcizia che vi veniva gettata e del letame che vi si formava; le strade erano in condizioni piuttosto disastrose
Occorre aggiungere che la promiscuità nella quale vivevano gli agrigentini, all’interno delle abitazioni. Promiscuità di umani e bestie
Testimonianze Storiche sulla Cura del Corpo
Possiamo scrivere come fanno molti un cronista del medioevo che erano i loro visi erano sporchi, “per lo fumo nerissimi, senza mai lavarsi; gli occhi sempre copiosi di caccole»; le bocche incrostate di sudiciume raffermo; i nasi grondanti muco; i petti coperti di sporcizia e crivellati dalle punture dei parassiti, specialmente pidocchi; le unghie indecenti, anche perché mai si lavano mani.
Boccaccio in una novella descrive il lercio cappuccio di frate Cipolla, talmente untuoso che «avrebbe condito il calderon d’Altopascio». Né diversi dovevano essere i frati che abitavano ad Agrigento.San Bernardino in una sua predica degli anni Venti del Quattrocento, lamentava che la donna «quando va alla chiesa ella vi va ornata, lillata, inghirlandata che pare una madonna Smiraldina e in casa sta come una zambraca», cioè come una cialtrona.
L’Igiene nei Riti e nelle Tradizioni
Sembra che l’uso del bagno rispondesse molto di più a rituali simbolici e anche erotici, che non all’esigenza di mantenere pulito il Così i cavalieri dopo il combattimento o il torneo, facevano il bagno; qualche ricco eccentrico si dedicava più di altri all’igiene personale.
Una misura d’eccezione era la pulizia integrale degli ammalati al momento del loro ricovero in ospedale.
Denti e mani
Le mani venivano lavate prima e dopo il pasto, almeno nei grandi banchetti fra la nobiltà.
Non mancavano nei corredi di nozze delle aristocratiche o delle ricche borghesi i bacili, (brocche per l’acqua) e asciugamani.
La siciliana Biancofìore, eroina di una novella del Boccaccio, lavava il corpo del suo Salabaetto «con sapone mascooleato e con garofanato».
Anche i denti ricevevano qualche cura: fra XIV e XVI secolo si usava una polvere dentifricia fatta di un miscuglio di polvere di rose e di viole e contro l’alitosi si faceva ricorso a radici particolari bollite nel vino, o a fiori di noce moscata.
Per la traspirazione, si cospargeva il corpo di cardamomo e liquirizia per emanare un buon odore, di noce moscata, garofano, cumino, anice, finocchio e altre spezie e fragranze atte a coprire gli effluvi del corpo. Ma questo fra i nobili; nulla del genere, verosimilmente, accadeva fra la gente comune.
Nel Medioevo riferendosi ai villani leggiamo in un testo «esce uno sì gran fetore d’uno rigoglioso salvatichino, sudicino, fortino, muffino, zelino, fracidino, con uno sì rigaglioso sapore di ditella e di piei riscaldati, col fastigioso fetore delle loro bocche, per tanti agrumi, agli, cipolli, porri e radicchi che mangiano […] che non è si forte stomaco che dalle loro disoneste lembate [zaffate] difendere si potesse».
Cura dei Capelli e delle Unghie: Pratiche e Prodotti Utilizzati
Anche ai capelli si dedicava una certa cura: si cercava di liberarli dal fastidio dei parassiti, scacciando i pidocchi con aconito o altre sostanze. Le donne usavano portare i capelli lunghi e raccolti in lunghe trecce o bizzarre acconciature («a merli, a cassari, a torri, a trippa, a frittella, a tagliere»)
Per gli uomini, invece, la chioma si portava allungata o accorciata secondo i dettami della moda. Molti preferivano i capelli corti per lasciare libero il collo. Si portavano barbe e capelli così lunghi che davano aspetti più orribili che degni di ammirazione.
Lavarsi il capo era soprattutto per le donne, un’operazione abituale e si usavano prodotti vegetali, da mescolare, però, a zolfo, per mantenere una bella capigliatura e si frizionava la cute, dopo il lavaggio, con acquavite o detergenti.
Lavarsi poteva essere non solo una necessità per il corpo ma, addirittura, un lascivo piacere: i manuali di confessione del Quattrocento, infatti, consigliavano al sacerdote di indagare, presso la donna, se avesse dedicato al lavaggio del capo una cura e un tempo eccessivi.
L’Estetica e la Cosmesi nel Medioevo Agrigentino
Accanto alle pratiche di igiene personale sono poi da considerare quelle dell’estetica. Contro le rughe si usava olio di semi di melone; contro l’eccesso di peli si ricorreva a depilazioni con calce viva, aghi roventi infilati nel bulbo pilifero e così via.
Per “truccarsi” si usavano innumerevoli elementi vegetali e minerali.
Non mancavano i consigli su come imbellettare i volti delle donne e come rimuovere, poi, il trucco, perché magari il corpo poteva non essere proprio pulito, ma l’importante era che il volto fosse sempre e comunque perfetto e affascinante.
Conclusione: Miti e Realtà sull’Igiene Medievale
Nonostante i miti sulla sporcizia medievale, le pratiche di igiene e bellezza erano presenti e variegate, specialmente tra la nobiltà e le classi elevate. Le testimonianze storiche ci offrono un quadro più complesso e articolato dell’igiene nel Medioevo ad Agrigento.


La Storia dei Barbieri e Medici ad Agrigento nel Medioevo