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ipogei di Feace
ipogei di Feace

Gli acquedotti Feace ad Agrigento: un capolavoro dell’ingegneria idraulica antica. Guarda il video

5 Ottobre 2024 //  by Elio Di Bella

La storia e l’importanza degli acquedotti Feace ad Agrigento, un’opera idraulica monumentale costruita dopo la battaglia di Imera nel 480 a.C. che garantiva l’acqua potabile alla popolazione.

Gli acquedotti di Feace

Terone e gli acquedotti di Feace ad Akragas

regnava in Akragante Terone della dinastia degli Emmenidi.

Il famoso vincitore dei giochi olimpici; quando scoppiata la guerra tra lui e Geloni di Siracusa, da una parte, ed Anassila e e i cartaginesi dall’altra, sui campi di Imera (480 a. C. ) la vittoria arrise ai siracusani e agli Agrigentini.

Tra le altre benefiche conseguenze, questa vittoria apportò in Agrigento un aumento delle acque potabili nel seguente modo.

La guerra di Imera e l’origine degli acquedotti Feace

Dopo questa battaglia, nella distribuzione del bottino toccò agli agrigentini un numero stragrande di schiavi cartaginesi.

Ed essendosi così ingrossata di molto la popolazione Akragantina, il bisogno di acqua che già essa sentiva dovette acuirsi più che mai.

Schiavi cartaginesi: i costruttori degli acquedotti Feace

Allora, narra Diodoro, il maggior numero dei prigionieri di guerra furono impiegati in lavori di pubblica utilità.

Essi tagliarono pietre non solamente per la costruzione di grandi templi, ma ancora per formare dei canali sotterranei per il corso delle acque della città.

Ed erano così grandi questi condotti da meritare di essere considerati.

E poiché l’assuntore di tanta opera portava il nome di Feace, gli acquedotti furono detti feaci.

Alcuni di essi saranno qui appresso oggetto di particolare menzione giacché la loro funzione è durata fino ad oggi ed hanno perciò una storia più lunga.

Ma prima è necessario considerarli tutti in generale e vedere: quali sono possono essere stati queste acquedotti?

Dove si trovano, con che strutture ed in quale numero?

Diodoro Siculo e la costruzione dei canali sotterranei ad Akragas

Oltre ad avere anche carattere proprio di acquedotti, essi corrispondendo esattamente alla descrizione fattane da Diodoro, dovrebbero essere:

1) sotterranei ed eseguiti mediamente di taglio di pietre che servirono per la costruzione di grandi templi; 2) così grandi da meritare di essere considerati

ed a richiedere il lavoro di un gran numero di schiavi, dacché poterono essere scavati solo dopo la battaglia di Imera;

3) in dal numero che dovettero poter dissetare una popolazione composta tra le 50.000 e le 200.000 anime;

4) con tale direzione da portare le acque dentro il perimetro della città antica e da questa ad una grande peschiera.

Serivano da cloache ?

Nell’identificazione di queste acquedotti però si incontra un piccolo intoppo laddove Diodoro sembra accennare semplicemente che servissero da cloache.

Ma questo deve attribuirsi piuttosto ad un erroneo o confuso modo di esprimersi dello storico.

Giacché, senza dire che finora non si trovano neppure le tracce di grandi e notevoli condotti sotterranei esistenti fuori del perimetro della città antica

e compendio verso il mare (come dovrebbero essere, se cloache, pel deflusso delle feci e dei rifiuti),

è da notare un altro dato fornito dallo stesso Diodoro, che fa risaltare, perlomeno, la confusione con cui egli descrive cose certo non piccole e che dovevano essere gli chiare e presenti.

Gli acquedotti Feace: dai colli di Girgenti all’antica Akragas

Egli dice che i  prigionieri di guerra “costrussero anche una costosa vasca da nuoto del perimetro di sette stadii, profonda 20 braccia” la quale “quanto poi vi costrussero  i rivi e le acque delle fonti,

fu ridotta vivaio di pesci che servivano per i deliziosi banchetti: molti cigni e altri volatili allietavano la vista…”.

Ora dalle particolarità forniteci intorno a questo vivaio si desumono due cose:

1) che i rivi e le acque delle fonti dovevano essere in tanta quantità da poter soddisfare a tutte le esigenze della popolazione ed inoltre rimanerne da alimentare il vivaio: quindi dovevano provenire da acquedotti grandiosi;

2) che queste acque non potevano provenire da cloache, perché così, piuttosto che un ameno laghetto da nuoto, la città ricca di ogni splendore avrebbe avuto vicino una fetida e grande fogna che ne avrebbe ammorbato l’aria.

La tecnologia degli acquedotti Feace: canali sotterranei monumentali secondo Fazello

Il Fazello stesso, che cita è quasi ripete la descrizione di Diodoro, e che venne a visitare questi monumenti nell’anno salutis 1528 mense aprili, quando cioè essi erano forse in uno stato migliore,

sorvola questo erroneo accenno di Diodoro e con l’occhio fermo più alla realtà che alla confusa espressione dell’antico storico,

dice senz’altro che gli acquedotti feaci, di cui parla Diodoro, erano i canali delle acque scaturienti dei vicini colli. Ed aggiunge che di essi rimanevano ancora visibili molte vestigia.

Con che il Fazello mostra di averli già identificati con degli acquedotti esistenti a suo tempo su pei colli.

L’opinione dello Schubring

Anche lo Schubring, dopo di aver discusso questo erroneo accenno – che è semplicemente un accenno di Diodoro – dice: “certo non le cloache,

sibbene i condotti di acqua potabile erano la corsa di maggior bisogno in una città senz’acqua”.

Posto dunque come fermo che i condotti di Feace servivano per acque potabili; che erano molti e grandiosi;

che erano sotterranei e scavati per mezzo del taglio di pietre e con inclinazione verso la città antica;

si può sicuramente identificarli coi cosiddetti ipogei che trovansi nel sottosuolo dei vicini colli di Girgenti, di Monserrato, della Rupe Atenea ed anche dello Sperone;

appunto perché essi scendono tutti con inclinazione verso la città antica e le adiacenti sue ville;

sono sotterranei e tagliati tutti nel vivo della pietra; sono veramente grandiosi ed in numero di circa 30 correlative diramazioni e finalmente perché hanno dato fino ad oggi acqua e buonissima acqua.

Una antica testimonianza di opere primitive ?

Avendo esaminato in piccola parte ed in modo superficiale i soli ipogei del sottosuolo di dirigenti, scompagnandoli perciò da tutti gli altri vicini,

alcuni ritennero addirittura dei monumenti di architettura trogloditica,

– altri dei luoghi di ricovero nel rigore delle stagioni o di scampo in caso di invasioni nemiche, –

altri dei luoghi creati da speculazioni sacerdotali per nascondervi i misteri dei riti sacri e tener vivo il terrore nella moltitudine,

Erano forse delle catacombe ?

– altri delle catacombe, –

altri un labirinto analogo a quello dell’Egitto, di Creta, di Nauplia, del Parnaso, eccetera eccetera,

– ed altri, come il Serradifalco, delle cave da cui si estrasse la pietra per la costruzione di grandi edifici. Picone dichiarava di astenersi dal pronunziarsi su tale argomento rimettendosi a più diligenti investigazioni.

Ed aveva ragione.

L’opinione di Serradifalco

La cennata ipotesi sono state il prodotto di poca conoscenza dei monumenti in questione (infatti i sostenitori di esse confessano tutti di non averli esplorati che in parte), di scarse indagini storiche e di troppe elucubrazioni.

Il Serradifalco si apponeva solo un tantino.

I sotterranei girgentini avranno pure fornito materiali per la costruzione dei templi e di altri edifizi, ma indirettamente;

in quanto che la pietra estratta nella loro escavazione veniva utilizzata per la costruzione delle opere suddette, chè, per la semplice estrazione di pietra certo non sarebbe stato quello il motivo più comodo.

Gli acquedotti Feace e la loro importanza per la prosperità di Akragas

Questi sotterranei poi in vari punti sono delle gallerie piuttosto ampie;

ma nel maggior numero sono dei semplici cunicoli a più diramazioni inclinati tutti verso l’alto, e così stretti che vi si passa a malapena un uomo dietro l’altro:

che è quanto dire la larghezza indispensabile per la loro stessa escavazione.

Quindi nessun issi ma analogia essi hanno coi celebri labirinti e palazzi soprannominati, alcuni dei quali contavano fino a 1500 stanze tutte sotterranee;

nessuna analogia con le catacombe giacché in essi non si trovano sepolcri né loculi di sorta,

al qual genere invece appartengono certamente quegli altri della grotta di Fragapane;

e neppure ammissibile che gli uomini colossali di quell’epoca, quali la leggenda gli raffigura, avessero avuto bisogno di simili rifugi per mettersi al riparo dalle inclemenza del cielo e dalle scorrerie dei nemici.

Nascondigli ?

La strana ipotesi dei nascondigli sacerdotali fa ridere.

Chi vive chiaro nella destinazione vera di questi sotterranei fu quell’uomo dall’innata dirittura di mente di animo che è l’illustre girgentino Giuseppe Cognata, oggi senatore del regno.

Il quale, da oltre mezzo secolo fa, manifestava l’opinione che i nostri sotterranei fossero gli antichi acquedotti; opinione che Schubring,

al quale egli dice averla comunicata, dimezzò addirittura considerando i cosiddetti ipogei separatamente dagli acquedotti Feace

e che il Picone accolse di buon grado, facendo menzione del suo autore in una nota, senza però averla sviluppata.

Acquedotti sotterranei di Akragas: meraviglie idrauliche nel cuore della città

Anche Diodoro intanto con superficiale semplicità si limitava ad osservare che: “eran così grandi questi condotti da esser considerati”.

Grandiosi certamente erano e sono; ma ciò non è tutto.

Non erano dei semplici condotti qualunque grandi, ma costituivano un vasto sistema di cunicoli sotterranei dove più dove meno larghi ramificati in tutti i sensi;

i quali si insinuavano nel seno di tutte le rupi circostanti, ricercandone è succhiando nelle viscere più profonde.

Acquedotti sotterranei di Akragas: meraviglie idrauliche nel cuore della città

E mentre ai piedi di dette rupi si innestavano con moltissime acquedotti, che tuttora conducono delle acque nell’antica città;

nella zona più alta delle bionde rocce arenarie mettevano capo a delle gallerie con stanze centrali grandi irregolari nelle quali le acque filtranti da tutta la superficie esterna raccoglievansi ed è questa,

come da una magione eterna, se rendevano giù abbondanti e canore verso la luce, verso la vita bella ed effimera degli uomini.

Come gli acquedotti Feace cambiarono la vita degli agrigentini

Gli acquedotti di Feace quindi erano dei veri generatori di acqua ed in tanta abbondanza che valsero a sostentare migliaia e migliaia di uomini, di generazioni dalle molte vite,

i quali accomunando il loro sangue e i loro piccoli beni, i loro bisogni e le aspirazioni ideali, i loro infiniti stenti e le loro poche gioie, hanno formato, nel vertiginoso fluire dei secoli,

la famosa popolazione di Akragante classica e molle, la popolazione industre e laboriosa della Kerkent musulmana,

e finalmente la popolazione pacifica e indolente di questa piccola dirigenti che rimane in capo al mondo molto negletta ed un po’ anche diffamata,

mentre non ha saputo trarre profitto neppure dall’eredità di tanti e sì vetusti monumenti e dagl’ incanti del suo bel cielo e del ceruleo suo mare che nessuno varrà a toglierle.

Acquedotti sotterranei di Akragas: meraviglie idrauliche nel cuore della città

Ma forse il più qui detto non varrà tanto di leggieri a sfrondare la efflorescenza ormai abbondante radicata delle ipotesi sui cosiddetti ipogei.

A completare quindi l’intensificazione di questi monumenti e dei loro connessi ed a lasciare un bel determinato ricordo di questi dissetatori dei padri nostri e, fino a poco tempo fa, anche di noi;

ne indicheremo la precisa ubicazione, esaminandone man mano i particolari della struttura.

La loro ubicazione: ipotesi

In quanto riguarda la loro ubicazione, fino a un certo segno, terremo come guida il lavoro di un tedesco, lo il quale, si deve pure dire,  Schubring, fè fare se non il primo certo un gran passo agli studii di siffatti nostri monumenti.

Noi però possiamo ormai considerarli come connessi con le loro rispettive sorgenti e gallerie filtranti ed ordinati in tre principali tronchi ciascuno dei quali sarà suddiviso in tre gruppi. E cominciamo dal tronco più grandioso.

 Primo tronco: acquedotti del sottosuolo di Girgenti.

Il più discusso è questo, ma solo nella sua sezione centrale che è la più esposta e la più nota; la quale, poiché da molto tempo non ha dato più acqua ed essendo la più grande,

è sembrata avere le solite proporzioni dei nostri acquedotti generalmente angusti ed in forma di cunicoli, e di non  avere affatto alcuna funzione acquifera.

È bastata questa superficiale impressione per far nascere, inavvertita, quelle strane ipotesi sulla destinazione di detti sotterranei, già dall’atto storico discusse più sopra.

L’entrata presso la chiesa del Purgatorio

Penetrate una buona volta in questi sotterranei dell’entrata attigua alla chiesa del Purgatorio che sembra la principale;

e noterete subito due cose: che il primo tratto di quell’andito buio è piuttosto ampio volge verso nord – est, e che il suo piano sale dolcemente verso l’altro.

Ma un alito umido e freddo vi spira in faccia dalla fitta oscurità che in fondo; e mentre le scarpe cominciano ad inzaccherarsi nel fango, una goccia che,

stilata dalla volta, viene a spegnermi la candela, pare vi avverta che quella è la silenziosa casa dell’acqua.

Riaccendete e avanti.

Dopo questo tratto l’andito si allarga ancora; e le irregolari linee delle pareti e della volta combinano da quel punto in poi la figura di un vano simile a quello di un enorme cassa quadrata ed un po’ schiacciata,

dalla quale vi parrà di uscire per entrare in un’altra con simile e sconciamente connessa alla prima.

Così via di seguito vedrete aprirvisi dinanzi a dritta e a manca delle buche quadrate buie che mettono per vie tortuose e recondite dalle quali scende, a guisa di morena,

un monte di tritume, di sassi, di massi franati, di ciottoli, di fuliggine e di cocci, che ottura ormai ogni passaggio.

E da quei ciottoli grossi affumicati, da quei conici di vasi rotti e recenti, e dal tanfo di latrina che corrompe dove più dove meno  quell’aer tetro

indovinerete facilmente che quel cumulo di detriti e di rifiuti deve venire dal di fuori, o

da rotture delle fogne soprastanti o da frammenti o da una qualsiasi apertura comunicante con l’esterno.

Nessuna abitazione

Su quelle pareti giallastre, grondanti d’acqua ed insaponati di una finissima melma che trasuda da un tufo calcareo troppo dolce ed argilloso, che si taglia col coltello, non incontrerete l’avanzo di un focolare,

né una norma di abitazione primitiva, non una traccia di vita vissuta lì dentro, anzi nessun’altra traccia;

e per tutto un tratto di cammino abbastanza lungo e tenebroso, nella volta non si apre a dar luce ed aria neppur uno di quegli altri e rotondi pozzi (dal volgo chiamati saracini)

che pure si incontrano in altre diramazioni di questo stesso sottosuolo.

Cosa incontriamo in questo ipogeo

Invece su tutte le pareti vedete ben conservati da ancor freschi gli squarci e i quadrilateri incavati lasciati dagli massi staccatisi, tutte le dentellature tattiche del piccone,

per cui quella nudità gialla della roccia lasciata dovunque grosse di regolare vi presenta l’aspetto di una cava abbandonata subito dopo che se ne è estratta la pietra.

Gli Interventi nel sottosuolo

Senonché il piano tutto cretaceo, irregolare e che, quantunque a sbalzi, sale sempre verso l’alto, mi fa pensare che quello sia un piano di scorrimento delle acque tagliato

come nello strato impermeabile e inclinato verso sud.

Piano che conserva la stessa direzione dipendenza anche nelle gallerie trasversali le quali ascendono da nord e da nord est verso studi, intersecano variamente quella da voi percorsa.

È ciò in 150 m di cammino vi viene fatto di osservare in quattro punti: di fronte a questa rilevante particolarità,

la nessuna presenza di abitazione e di frequenza, la mancanza di lucernari e di respiratori a brevi distanze,

la pessima qualità del tufo argilloso affatto inutile e non utilizzato nelle costruzioni classiche superstiti, e finalmente lo stato grezzo in cui questi sotterranei si trovano tuttora, s

ono tante ragioni di più per credere che essi servivano unicamente per aprire le vie dell’acqua ed a funzionare da avere gallerie filtranti.

Ciò del resto non si deve soltanto credere che sia così lo mostreremo subito con prove palmari

Nota : lo studio si interrompe a questo punto e non fu mai proseguito dall’autore, che eppure mi ha dichiarato di aver a suo tempo raccolto tutti gli appunti per la sua completa stesura

20 gennaio 1916

Fonte: Salvatore La Rocca, Acque girgentine, divagazioni storico idrografiche Girgenti, 1910

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia AgrigentoTag: agrigento, Feace, girgenti, ipogei

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