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Girgenti-Giant-1807-A-tongue-of-Time.-Joseph-Comstock

Giganti in Sicilia: ritrovamento di scheletri antichi ad Agrigento

2 Novembre 2024 //  by Elio Di Bella

Un’antica tomba con scheletri giganti e geroglifici scoperta ad Agrigento, Sicilia. Esplora le testimonianze storiche e il contesto geologico di questo misterioso ritrovamento.

Testimonianze sui giganti della Terra

Sono state tratte conclusioni troppo affrettate su alcuni argomenti geologici.

Dobbiamo attendere maggiori dati. La filosofia induttiva dovrebbe discendere dai generali ai particolari, anziché invertire questo metodo e continuare con lo stesso nome.

Si è supposto che l’uomo sia di origine moderna.

Tuttavia, leggiamo che vi erano giganti sulla Terra, della cui antichità non abbiamo un resoconto preciso. E si deve ammettere che occasionalmente si trovano, in uno stato fossile, resti di Golia e dei figli di Anak, o delle somiglianze della loro razza.

La prova giurata del Capitano James Allen

Di un caso del genere, abbiamo la migliore testimonianza davanti a noi, persino la dichiarazione giurata di un testimone rispettabile e credibile, il Capitano JAMES ALLEN.

Ritrovamento di ossa giganti a Girgenti

Nella primavera del 1807, il Capitano Allen era al comando della nave “Jupiter” di Filadelfia, durante un viaggio nel Mediterraneo.

Nel mese di maggio di quell’anno,rimase per un periodo considerevole nel porto di Girgenti, l’antica Agrigento, nell’isola di Sicilia.

La sua posizione è circa a venti leghe da Palermo e sessanta leghe a sud-ovest dell’Etna.

Durante il suo soggiorno, fu informato che alcuni scheletri umani di dimensioni immense erano stati dissotterrati da una zona a circa tre miglia di distanza.

Scavare nella terra per estrarre zolfo è un’attività comune tra gli abitanti dell’isola di Sicilia, e in questo caso avevano scavato fino a una profondità di centosettanta piedi, quando si imbatterono in un muro di marmo ornato di geroglifici.

Mentre cercavano di rimuovere una parte di questo muro, esso cadde in un vuoto o cella, su due nude di marmo che contenevano le ossa giganti.

La caduta del muro scombinò così tanto il luogo che non fu possibile stabilire se fosse stato eretto come luogo di sepoltura o se facesse parte di un edificio di altro tipo.

E sebbene uno degli scheletri fosse gravemente danneggiato dall’incidente, fortunatamente l’altro rimase intatto, ad eccezione di una piccola parte di un osso della gamba.

Uno scheletro intatto di 10 piedi e mezzo

Il Capitano Allen posizionò le ossa dello scheletro più integro nella loro posizione corretta e scoprì che lo scheletro misurava undici piedi e quattro pollici, secondo la misura italiana, che corrisponde a circa dieci piedi e mezzo inglesi!

Il Capitano Allen scese fino al fondo di questo scavo profondo ed esaminò attentamente i geroglifici, che affermava fossero incisi con grande cura sulle pareti.

Anche le bare erano decorate con geroglifici.

La veridicità della testimonianza del Capitano Allen

Un amico del Capitano Allen, il signor Backus, lo incoraggiò a giurare su questi fatti per rassicurare coloro che avrebbero letto il resoconto e che non conoscevano la sua reputazione.

La sua reputazione e la sua credibilità sono tali che, dove è conosciuto, la sua semplice attestazione verrebbe accettata come se fosse una dichiarazione giurata.

Il signor Backus considerava importante questo resoconto come conferma della storia biblica.

I geroglifici

Quello che dobbiamo rimpiangere è che il Capitano Allen non abbia preso una copia dei geroglifici.

Un rammarico che troverà sicuramente molti consensi.

Il Capitano Allen ci racconta che la testa dello scheletro, inclusi cranio e mascelle, aveva dimensioni simili a quelle di un secchio da due galloni.

Stimava che il diametro dell’osso del femore fosse di circa quattro pollici inglesi.

I blocchi e le ultime di marmo di questo muro sotterraneo, così curiosamente ornati con geroglifici, potrebbero probabilmente essere ora ottenuti per l’ispezione degli studiosi e dei curiosi, tramite una nave che visitasse Girgenti.

La terra attraverso cui i lavoratori sono scesi fino a queste ossa era interamente composta di terreno accumulato.

Sembrava essere costituito da fango marino, riempito con conchiglie di struzzi, pettini e altri molluschi marini, tutti di dimensioni insolite.

I Ciclopi e i giganti in Sicilia

È degno di nota che i Ciclopi, una razza di uomini di statura gigantesca,sono stati collocati dagli antichi proprio nella regione in cui sono stati trovate queste ossa: le parti occidentali della Sicilia.

Ma da dove ha avuto origine questo strato di centosettanta piedi di terreno sopra queste ossa, le loro bare, la loro tomba ei geroglifici?

Sicuramente non vi sono cause operative attualmente in corso, a meno che non si considerino occasionali eruzioni vulcaniche, che possano spiegare questo fenomeno.

A meno che, ovviamente, non attribuiamo al mondo l’età di milioni di anni, anziché di soli secoli.

L’ipotesi del vulcano sottomarino

E che il deposito soprastante non fosse di origine vulcanica ordinaria è evidente, poiché non era lava, ma terra e conchiglie.

Inoltre, si trovava a trenta leghe dall’Etna, il vulcano più vicino.

E se volessimo ipotizzare un’eruzione passeggera in questo punto, perché i muri di marmo, le nude e le ossa non sono stati spostati dalla loro posizione né danneggiati?

Il tema è certamente complesso e presenta le sue difficoltà, ma sono insormontabili?

Non credo.

Un vulcano sottomarino

Dobbiamo solo supporre che un vulcano sottomarino sia emerso vicino a questa parte della Sicilia, in un’epoca remota, e che abbia riversato sull’isola questo immenso strato di fango e conchiglie, spesso centosettanta piedi.

Il Vesuvio talvolta espelle fango anche in tempi moderni, senza vetrificarlo o trasformarlo in vera e propria lava o suolo.

E riguardo al fatto che i vulcani possono eruttare sotto il mare, per quanto misterioso, abbiamo ampie prove e presto ne presenteremo un esempio.

In questo caso, dobbiamo inferire che se un’altra isola si fosse formata vicino alla Sicilia o se ne fosse aggiunta una parte, essa sarebbe poi sprofondata, lasciando però il sedimento sopra questa antica tomba come testimonianza della catastrofe.

Il Vesuvio talvolta espelle fango anche in tempi moderni, senza vetrificarlo o trasformarlo in vera e propria lava o suolo.

E riguardo al fatto che i vulcani possono eruttare sotto il mare, per quanto misterioso, abbiamo ampie prove e presto ne presenteremo un esempio.

In questo caso, dobbiamo inferire che se un’altra isola si fosse formata vicino alla Sicilia o se ne fosse aggiunta una parte, essa sarebbe poi sprofondata, lasciando però il sedimento sopra questa antica tomba come testimonianza della catastrofe.

Il Vesuvio talvolta espelle fango anche in tempi moderni, senza vetrificarlo o trasformarlo in vera e propria lava o suolo.

E riguardo al fatto che i vulcani possono eruttare sotto il mare, per quanto misterioso, abbiamo ampie prove e presto ne presenteremo un esempio.

In questo caso, dobbiamo inferire che se un’altra isola si fosse formata vicino alla Sicilia o se ne fosse aggiunta una parte, essa sarebbe poi sprofondata, lasciando però il sedimento sopra questa antica tomba come testimonianza della catastrofe.

fonte: http://iapsop.com/ssoc/1838__comstock___tongue_of_time.pdf

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Categoria: Agrigento Racconta, Cultura, In 5 MinutiTag: agrigento, ciclope, girgenti

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