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licata antica

Finziade risorge: Licata riapre le porte della sua storia

25 Agosto 2026 //  by Elio Di Bella

L’ultima colonia greca di Sicilia, fondata nel sangue da un tiranno di Akragas, torna a raccontarsi tra nuove sale museali, scavi internazionali e una convenzione che riscrive il rapporto tra la città e il suo passato.

Una data ricorrente nei manuali di storia della Sicilia greca è il 282 a.C. Questo anno segna una chiusura, non un inizio. Secondo Diodoro Siculo, Finziade — tiranno di Akragas, l’odierna Agrigento — distrugge Gela e deporta gli abitanti in una città nuova, costruita sul mare e battezzata con il proprio nome.

Questa fondazione rappresenta l’ultima fase della grande stagione coloniale greca in Sicilia. Non fu un atto di espansione fiduciosa, come le apoikíai arcaiche, ma il calcolo politico di un uomo solo.

Sorge sull’altura che chiamiamo Monte Sant’Angelo, nel territorio di Licata. La cinta muraria e l’agorà di notevole ampiezza, insieme ai templi, sono descritti da Diodoro. Sopravvive a lungo e appare secoli dopo nelle Verrine di Cicerone, tra le città della Sicilia romana depredate dal governatore Verre.

Per quasi duemila anni, di questa fondazione violenta e feconda è rimasto poco più che il nome tramandato dalle fonti letterarie.

Nel 2026, però, finanza è tornata prepotentemente al centro dell’attenzione. Non per un nuovo scavo isolato, ma per un intero percorso istituzionale, scientifico e museale. A Licata sta assumendo i contorni di una vera e propria seconda fondazione, questa volta culturale.

Un tesoro, un soldato, una paura

Prima di arrivare alla cronaca di quest’anno, vale la pena ricordare perché Monte Sant’Angelo non sia un sito minore per gli archeologi. Nel 1998 uno scavo guidato da Graziella Fiorentini portò alla luce un ripostiglio eccezionale nel vano 7 di una casa nota come «Casa 1». C’erano gioielli in oro e oltre quattrocento monete d’argento databili alla fine del III secolo a.C. Il ripostiglio crollò insieme al piano superiore dell’edificio.

L’ipotesi più suggestiva, formulata dagli studiosi, è che sia gruzzolo nascosto da un soldato in congedo. Un gesto minimo e privato, la paura di un uomo qualunque, quando la storia delle guerre puniche, che insanguinavano la Sicilia, si abbatté sulla città.

È un dettaglio che vale più di molte pagine di sintesi storica. Per questo restituisce finanza non come un’astrazione da manuale, ma come un luogo abitato, con le sue urgenze quotidiane.

Anche i ritrovamenti più recenti raccontano la stessa quotidianità. Nel dicembre 2024, durante una delle campagne del cosiddetto progetto finanza, è stata rinvenuta un’anfora di oltre duemila anni. Conteneva piccole lische di pesce in uno stato di conservazione eccezionale. Il reperto ha permesso agli archeologi di ricostruire elementi concreti della dieta degli abitanti della città ellenistico-romana.

Non le gesta dei tiranni, dunque, ma quello che si mangiava a cena. Questo è anche il motivo per cui la ricerca storica merita di essere raccontata a un pubblico più ampio.

La primavera della rinascita: finanza e le nuove sale del Castello

Il 28 aprile 2026 il Castello di Sant’Angelo di Licata ha inaugurato cinque nuove sale espositive, frutto di una collaborazione tra il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, diretto da Roberto Sciarratta, e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Angelo Balsamo. Tra i nuovi spazi figurano il Museo della Civiltà Contadina, articolato in tre ambienti, e il Museo iconografico della città di Licata, costruito sulla collezione del dottor Gigi Burgio: un impianto che affianca alla memoria greca e romana quella, più recente ma non meno identitaria, del mondo rurale e della città moderna. Alla componente espositiva si è affiancata una componente scientifica non meno significativa: l’apertura di un laboratorio didattico archeologico realizzato in collaborazione con il CNR, e l’avvio della quinta campagna di scavo del Finziade Project 2026, che ha portato sul Monte Sant’Angelo trenta studenti provenienti da università italiane, spagnole e inglesi. «Una vetrina unica che ci apre spazi finora preclusi», ha commentato il sindaco Balsamo, mentre Sciarratta ha insistito sul valore della collaborazione fra ente di tutela e comunità locale — un modello di gestione condivisa del patrimonio che, non a caso, negli stessi mesi si sta affermando anche ad Agrigento città, dove Comune e Parco della Valle dei Templi hanno avviato un percorso analogo.

Il progetto, va sottolineato, è interamente finanziato dal Parco della Valle dei Templi: un dettaglio che segnala come Finziade non venga trattata come un’appendice minore rispetto ad Akragas, ma come parte integrante di un unico sistema patrimoniale che lega la costa agrigentina da un capo all’altro.

L’estate della convenzione: una rete di luoghi da riscoprire

Il 12 luglio 2026 si è avviato un percorso. Si è trasformato in una convenzione tra il Comune di Licata e il Parco Archeologico della Valle dei Templi. Questo accordo mira a rendere stabilmente accessibile un’intera rete di luoghi della cultura cittadina. Fino ad ora erano dispersi o poco valorizzati.

Oltre al Castello di Sant’Angelo, l’intesa coinvolge il Museo Archeologico della Badia. Ospiterà spazi dedicati proprio agli scavi di Finziade e alla civiltà contadina. In seguito comprende lo Stagnone Pontillo, la Tholos, il Chiostro di Sant’Angelo e i rifugi antiaerei di via Marconi.

Dalla Sicilia greca alla Sicilia del secondo conflitto mondiale, è nata un’unica rete di siti. Essa è chiamata a raccontare la storia lunga di Licata.

Il sindaco Balsamo ha indicato l’intenzione di rafforzare il ruolo del Castello. Lo trasformerà in una sede capace di ospitare eventi di richiamo. Il direttore Sciarratta ha parlato dell’obiettivo di valorizzare e tutelare il patrimonio e la storia di questo territorio. Costruendo una rete culturale che sostenga turismo e memoria storica dei residenti.

Distruzione e rinascita: perché questa storia riguarda tutti

C’è una coerenza, quasi una simmetria, tra la vicenda antica di Finziade e la sua cronaca presente. Duemila trecento anni fa una città nacque dalla distruzione di un’altra. Per volontà di un solo uomo che volle lasciare il proprio nome inciso su una fondazione urbana.

Oggi, la stessa area torna alla luce non per volontà di un potere personale. Ma attraverso un lavoro collettivo e paziente — quello di archeologi, studenti, funzionari, amministratori — che restituisce alla comunità licatese e agrigentina un pezzo di identità. Che rischiava di restare confinato nelle note a piè di pagina degli storici antichi.

Non è un caso che il racconto di Finziade s’intrecci naturalmente con quello, più noto, della fondazione di Gela e dei suoi legami con Akragas. La distruzione della prima e la nascita della seconda sono due facce della stessa medaglia coloniale. Chi voglia comprendere la storia della costa agrigentina non può restringere lo sguardo alla sola Valle dei Templi.

Resta, sullo sfondo, una domanda che meriterebbe di accompagnare ogni riapertura di questo tipo. Se la riscoperta scientifica e museale di Monte Sant’Angelo si tradurrà in un beneficio per la città che lo ospita, come auspicano i protagonisti finanza.

È una domanda che vale la pena porsi, tornando a Licata nei prossimi mesi per verificare sul campo come procede questa seconda fondazione.

Articolo a cura di Elio Di Bella, sulla base di fonti giornalistiche e istituzionali di aprile-luglio 2026;

Categoria: Cultura, In 5 Minuti, Storia Comuni

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