L’affascinante evoluzione delle divisioni territoriali della Sicilia dall’epoca sicula ai giorni nostri, attraverso le principali trasformazioni storiche.
Introduzione alle Divisioni Territoriali della Sicilia
La Sicilia, immenso teatro di mitologici eventi, e delle più fiere rivoluzioni di natura e di popolo, ci presenta la sua antichità, avvolta in densa caligine,
attraverso la quale, i primi poeti credettero di scorgere mille mostri ingiuriosi alla natura umana, e che sotto i nomi di giganti, ciclopi, arimaspi, lotofagi, vivevano in perenne lotta coi numi d’Olimpo.
Polifemo, Briareo ed Alfeo, ché giacciono sin oggi, sotto i monti granitici, ebbero le prime parti nelle scene della vita antica, e le loro gesta furono tramandate ai lontani nepoti, dai canti di Omero, di Esiodo e di Teocrito.
Prime Divisioni: Dall’Epoca Sicula ai Greci
E non i soli poeti dell’antichità diedero forma e figura ai siculi ciclopi e giganti, ma altresì scrittori gravi e storici accreditati, come Virgilio, Ovidio, Sfilo Italico, Plinio, Pomponio Mela,
Giustino, Nonno, Solino, Gellio, Sant’ Agostino, Sant’ Isidoro, accolsero con fede le omeriche rivelazioni e non esitarono ad affermare, che l’isola nostra fosse stata popolata da quegli omaccioni, i quali eran simili alle torri più grandi, ai campanili.
L’età antica
Non giungevano a lor fino ai ginocchi Aceri, cervi, pin, querele e castagni, e gli strappavan su come finocchi e in un sorso bevean paludi e stagni: parean cupole i nasi,
e fuor degli occhi Spalancati, rotondi, orrendi e magni gran vampa uscia come la notte fa la fiamma, quando abbrucia le città.
Come d’aglietti ovver di cipolline, facean mazzi di monti a otto a otto, e pigliavan l’Alpi e le colline con altri poggi e le mettean di sotto ed un che valicava ogni confine
e chiamar si facea mastro Nembrotto piluccava gli armenti, conte noi facciam dell’uva, e s’ingollava i buoi.
Mostruose creature
Costor, che le maremme d’ animali avean disfatte in una settimana e le pecore e’ becchi ( esche lor frati ) Con le corna inghiottite e con la lana,
cominciaro a gridare agli immortali abitator della magion sovrana, sonando le piattella, o messer’ osti, portate roba, e se vuoi costar costi.
Siffatti mostri ottennero luoghi onorevoli nella geografia degli antichi, e in tempi vicini a noi, guardo però gli studi dell’ anatomia comparata non erano così sviluppati,
come oggi, si credette che tutti gli avanzi della fauna antica, fossero ossa di giganti.
narrano gli storici
Narrano dunque gli storici, che i campi leontini e quelli etnei, accoglievano la massima parte dei ciclopi, quando Sicino, figlio di Briareo e marito di Cerere (Tucidide libro 6)
venuto con una numerosa colonia di Iberi nell’ isola, ne occupò le. contrade settentrionali e meridionali, che, dal nome’ di quel condottiero, furon dette Sicania.
I Siculi
Verso il 1284 a C. un altro popolo, venuto dal Lazio, scelse tutto il lato orientale dal Peloro a Pachino, e dal proprio nome di Siculo, chiamò Sicilia la parte da lui abitata; sicché, allora, l’ isola in Sicania e Sicilia venne divisa (Cluverio lib, 1).
Ma i nuovi venuti, forti per numero e per civiltà sopraffecero la potenza dei Sicani ed estesero a tutta l’ isola il loro dominio e il nome.
la immigrazione dei Fenici
Avvenne di poi la immigrazione dei Fenici, dei Morteti, dei Greci Foceti, Epiroti, Calcidesi, Dorii e Megaresi, che per forza d’ armi, invasero tutto il littorale, costringendo Siculi e Sicani ad intanarsi
nei luoghi montuosi dell’interno, ove, costoro, edificarono castelli fortissimi, più per la natura dei luoghi stessi, che per l’architettura;
e quindi tutto l’interno dell’isola, restò per qualche tempo siculo; Mentre greco divenne tutto il littorale da Peloro a Pachino e a Lilibeo.
Ma questi coloni, essendo tutti diversi fra loro, per origine e per costituzioni, divisero la Sicilia in tante repubbliche quante erano le colonie stesse, determinandone i confini.
La potenza di Siracusa
La potenza di Siracusa, in breve sottomise quasi tutti i popoli dell’isola, ed avrebbe esteso il suo dominio anche sulle città che ai siculi appartenevano,
se i Pepi o Cartaginesi, non fossero venuti dall’ Africa a diffondersi pei lidi occidentali ed australi di Sicilia,
I Cartaginesi
fondando l’impero Cartaginese, che per il fiume Lico, oggi Platani, veniva diviso dal Siracusano (Amico. Dizionario tipografico di Sicilia.).
La guerra punica, diede tre padroni alla Sicilia, divisa, perciò in tre parti, cioè: la parte Sud e Nord Est, dal fiume Salso al Simeto, ubbidiva a Gerone, re di Siracusa;
da Agrigento ad Imera settentrionale, dominavano i cartaginesi;
tutto il resto, ed era la maggior parte, veniva amministrata dai Romani, i quali, dopo la seconda guerra punica governarono pure la parte, che avean posseduto gli scacciati cartaginesi.
Dominio Romano e Suddivisione Provinciale
Nell’ anno 212 a C. caduta la potenza Siracusana, tutta l’isola piegò la cervice alle aquile romane, che la divisero in due Provincie, con capitali Siracusa e Lilibeo;
poscia ne fecero una provincia pretoria, indi una provincia proconsolare con due questori.
Divisioni durante il Periodo Bizantino e Saraceno
Sotto gl’ Imperatori greci, restò provincia unica, governata da un Patrizio o Stratego. All’ epoca dei Saracini fu divisa in tre valli, denominate Mazzara, Noto e Demone;
Riorganizzazione Normanna e Modifiche Sveve
però una tale divisione, rispettata dai Normanni, non piacque agli Svevi, i quali per mezzo del fiume Salso, divisero l’ isola in due provincie, in ciascuna delle quali stabilirono un magistrato di giustizia.
Influenza Angioina e Aragonesa sulle Divisioni
Gli Angioini conservarono l’operato degli Svevi, mutando solo il titolo dei magistrati, in quello di Vicari del re.
Transizioni Amministrative sotto i Castigliani
Gli aragonesi furono più larghi : ne formarono quattro valli, ovvero, aggiunsero alle tre valli stabilite dai Saraceni, una quarta detta Agrigentina o Ennese ,
ciò che non vollero i Castigliani, i quali soppressero la valle Agrigentina e lasciarono le prime tre, governate da un viceré con sede in Palermo.
Modifiche del XIX Secolo
Una tale divisione amministrativa durò sino al 1817 epoca in cui, con decreto reale, l’isola venne uguagliata in amministrazione, al Napolitano,
e per ciò divisa in sette valli, i cui centri furono stabiliti in Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Girgenti, Caltanissetta e Trapani, dalle cui città presero il nome.
I Borboni
Nel 1824 poi, quelle di Trapani, Girgenti e Siracusa, vennero aggregate alle altre quattro, essendo sembrata troppo minuta la partizione dell’ isola;
ma un anno dopo pei reclami delle tre città che erano state private della sede d’ un Intendente, si adottò la divisione in sette valli, che poi presero il nome di Provincie, suddivise in ventiquattro distretti.
I moti popolari
Pei moti popolari, avvenuti nel 1837 in Sicilia, a causa del colera, il Capoluogo dell’a Provincia di Siracusa, fu trasferito in Noto,
ove si mantenne sino al 1865, nel quale anno, per la legge del 21 Marzo, Siracusa ripigliò la sua sede di Prefettura e Noto restò, come prima del 1837, semplice capoluogo di Circondario.
fonte: Sebastaino Salomone, Le provincie siciliane, 1884


