L’immensa folla di popolo attratta al mare in occasione della grande festa marittima nel golfo di Napoli, rivolse il suo sguardo curioso sopra una piccolissima barca a vapore la quale, senza fare il più piccolo rumore, senza mandar fumo dalla sua piccola e lucente ciminiera scorreva veloce sull’onda, in mezzo a un nugolo di barchette e fra tanto numero di grossi legni, superando ogni difficoltà e manovrando con rara destrezza e precisione.
Quella barchetta snella, che pareva guidata da una forza misteriosa, era montata da una sola persona, la quale colla massima facilità badava contemporaneamente alla macchina e al governo della barca.
Quella stessa barchetta che tanta curiosità e tanto interesse aveva destato nel golfo di Napoli, fu vista ieri l’altro scivolare sulle acque del nostro porto.
Il proprietario signor Escher Wyss di Zurigo, inventore del nuovo sistema e costruttore della barca, la rimise a Palermo affidandola all’ingegnere Hermann Nicolai, il quale, invitando ad una passeggiata in mare alcuni amici nonchè il Comandante del porto con un ufficiale della Capitaneria, invitò anche cortesemente il nostro cronista marittimo, che ebbe agio così di esaminare la leggiadra barchetta e soddisfare ora alla promessa fatta ai nostri lettori dando loro quelle notizie che possono riuscire gradite intorno ad un nuovo trovato della meccanica.
La barchetta a vapore, che ai due lati della prora porta scritto a caratteri dorati la propria denominazione: Falchetto, è lunga metri 7,80, 1,80 larga. Di forma assai leggiadra, snella, in due banchi laterali, contiene comodamente una ventina di persone. Il suo peso totale è di 1000 chilogrammi.
A poppa, in un cantuccio, è collocata la sua piccola e semplicissima macchina la quale, ad onta della sua semplicità, dà 15 chilometri all’ora. La macchina è mossa dal vapore di nafta che si immette nella caldaia.
La distribuzione di quest’olio minerale è fatta per mezzo di due tubi alimentari i quali non ne iniettano che la sola quantità necessaria per la produzione del vapore nella caldaia e per la combustione nel fornello.
Con siffatto sistema assai semplice per cui non occorre neppure l’opera di fuochisti e di macchinisti, nè altre materie alimentari all’infuori della nafta, non si avverte nessuna puzza, nè scaturisce fumo. Quindi poichè anche il rumore della macchina è impercettibile, e la forma svelta della barca non smuove nella sua grande velocità, che una piccola massa d’acqua, la barchetta si vede scivolare sul mare quasi spinta da una forza misteriosa.
Coi molti pregi di questo nuovo sistema il più grande è poi certamente quello di accendere i fuochi, con un fiammifero ed ottenere il movimento in due soli minuti.
Semplicissimo è il movimento in avanti, ugualmente semplice, quasi contemporaneo, l’arresto e il movimento indietro, di modo che ad un paio di metri di distanza la barchetta lanciata a tutta forza in avanti si ferma e dà indietro.
Tutte queste prerogative, non disgiunta l’altra che evita le funeste e terribili conseguenze dello scoppio delle caldaie ci fanno pensare se oramai pel vapore non s’apra una novella èra!
La barca a vapore fantasma costituisce cosi uno dei più preziosi ninnoli del mare e certamente il più gradito divertimento degli sportmens.
Il sentirsi scivolare sull’onda quasi da una forza incognita produce un piacere ineffabile e costringe a sognare delle fatate barchette trovate dai voli di poeti fantasiosi, sulle quali si svolga il più dolce idillio marinaresco. (Giornale di Sicilia, 30 novembre 1888, n. 334).


A CATANIA IL PRIMO CAFÈ-CHANTANT un secolo e mezzo fa