// by Elio Di Bella
Da allora comunque la città non si è più ripresa. Come spiega che tutte le classifiche da anni vedono Agrigento nelle ultime posizioni ? “La nostra è una provincia in cui tante risorse umane si sono perse e si continuano a perdere a causa delle emigrazioni. Comunque questi dati statistici non hanno mai convinto molto. Non si tiene conto ad esempio dei dati che riguardano il risparmio. C’è molto denaro depositato nelle banche dagli agrigentini. Denaro che viene investito al Nord. Abbiamo poi realtà come l’Italkali che è una delle poche realtà industriali che danno utili alla Regione siciliana”.
Ma molti servizi non funzionano. “Non e sempre vero. Accanto alle ferrovie e alla rete delle comunicazioni dove viviamo una secolare emarginazione, abbiamo altri servizi che funzionano bene. L’ospedale, ad esempio. Abbiamo avuto le più valide intelligenze della medicina, come i professori Vincenzo Reale, Borsellino, Savagnone. In provincia abbiamo centri sanitari molto validi. Non si va più al Nord per guarire”.

Gaetano Trincanato è stato a lungo un politico ascoltato E per la politica ha fatto molte rinunce. Dice con un certo orgoglio : “Io per quarant’anni non ho trascorso una sola domenica in famiglia. Impegnato da martedì a venerdì in assemblea regionale, nei restanti giorni lavoravo per il partito e per gli elettori. E tanti ancora lo ricordano. Cosa sia oggi la politica non lo so. Per me è stata la realizzazione dei miei ideali e servizio per il bene comune”. Tira fuori dal cassetto della scrivania, con molta cura, una lettera di Amintore Fanfani, del 12 maggio 1964. Il grande vecchio della Dc elogia l’impegno di Trincanato e quello del gruppo dei fanfaniani in provincia di Agrigento. Mentre la rilegge pesa le parole e per nascondere l’emozione, si passa la mano sulla fronte e tira su i capelli, quei ciuffi bianchi, che gli danno ancora un aspetto ribelle. Dietro la scrivania, sulla parete, c’è un quadro. “E’ di Fanfani”, dice. “Eravamo davvero molto amici. Che grande statista ! Gli devo molto. C’era molto da imparare dalla sua rettitudine e dalla sua grande e lucida intelligenza”. E mentre torna a guardare il quadro, lo sguardo sembra fuggire verso un passato ancora molto vitale, lontano da possibili dubbi sulle scelte compiute. La sua voce allora parlando di quei giorni ogni tanto si spezza ed è lì che il politico cede all’uomo.
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