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palazzo della provincia di agrigento

Agrigento, alla scoperta del Palazzo della Provincia

21 Ottobre 2024 //  by Elio Di Bella

Storia e caratteristiche fondamentali dell’Ottocentesco Palazzo della Provincia e della Prefettura

Da istituto di beneficenza a Palazzo della Provincia

Il palazzo della provincia fu uno dei primi edifici che, nell’800, vennero costruiti fuori della cinta muraria, cambiando radicalmente l’aspetto della città di Agrigento.

Al re Ferdinando II, in visita alla città di genti, veniva esplicitamente chiesto “… Che l’istituto di beneficenza si fondasse entro il palazzo Gioenino… (Giuseppe Picone, memorie storiche agrigentine, pagina 604).

La costruzione doveva essere adibita al reale ospizio di beneficenza di Agrigento; con il regio decreto del 16 maggio 1853 ne era stata approvata la spesa nel 1858, alla presenza del vescovo di Agrigento Domenico lo Iacono e dell’intendente borbonico Salvatore Vanasco venne posata la prima pietra

“… La Decuria ringraziava il Re… E nello stesso anno furono demoliti gli stazzoni, o le casse dei figuli, che occupavano parte del piano di Porta di ponte e deformavano l’ingresso della città…

E nel corso dell’anno stesso (1858), alla presenza del vescovo del novello intendente Vanasco, si gittava la prima pietra dell’ospizio di beneficenza il quale divenne magnifico palazzo della Provincia e della Prefettura… (Giuseppe Picone, memorie storiche agrigentine, pagine 630,631)”.

Costruito nel piano fuori Porta di Ponte

Relativamente all’aspetto che doveva avere il largo “Porta di Ponte” prima della costruzione del reale ospizio, ne parla ancora il notabile agrigentino e, P. Diana “… Il forestiero che veniva a Girgenti… Riceveva le prime brutte impressioni della città. Luridi e mal costruiti erano i casolari, detti stazzoni, de vasellai o meglio di fabbricatori di brocche… Alcuni sul suolo sul quale ora sorge maestoso il palazzo della Provincia…”.

Di autore ignoto, venne progettato per ospitare i reali Ospizi di beneficenza di Agrigento con lo scopo di soccorrere ed educare gli infelici dello Stato, nonché tutti giovani orfani indigenti.

Nell’anno 1860, l’edificio, ancora in costruzione, cambia di destinazione d’uso per ospitare l’archivio di Stato e successivamente venne adibito ad uffici della prefettura e della Provincia.

Le caratteristiche architettoniche

Venne così modificato il progetto architettonico iniziale che aveva pianta rettangolare con corte centrale e scalone d’onore collocato alla destra dell’ingresso principale e prevedeva il piano terra la sistemazione della cucina, del magazzino, del parlatorio e di alcune sale molto grandi atte ad ospitare le varie scuole di mestiere.

Al primo piano sarebbero state destinate le rimanenti aule scolastiche, la cappella e gli alloggi del Prefetto degli Studi, i dormitori invece sarebbero stati destinati al secondo piano.

Dalla sommità dell’edificio avrebbe campeggiato lo stemma reale borbonico. Sul tetto sorgeva anche un osservatorio meteorologico “… Dicembre 1870… Eclissi totale di sole.

A ben osservarlo vengono in Girgenti il principe di Lampedusa… mentre nell’osservatorio meteorologico, che sorge sulla sommità del palazzo della provincia… (Giuseppe Picone, memorie storiche agrigentine, pagina 684)”.

Descrizione architettonica

L’edificio è a pianta centrale, quadratica con un cortile porticato (loggiato) a tre pilastri parlato. Si estende su cinque piani tutti fuori terra, l’ultimo dei quali è prospiciente l’atrio e occupa solo parzialmente la superficie in pianta non affacciandosi verso l’esterno.

Nei prospetti esterni si individuano solo i primi quattro piani.

Le coperture sono a tetto con capriate in legno e tegole miste. I pavimenti sono in marmo e in mattoni rimaneggiati con ceramica, legno e materiali plastici.

Il portale d’ingresso

Il portale d’ingresso presenta due colonne laterali. I finestroni, sette per piano sulle facciate che si rivolgono a sud, est ed ovest e due sulla facciata nord, con motivi architettonici neoclassici che si evidenziano nei timpani, nei cornicioni marcapiano e di coronamento, nel portale è dal falso bugnato del prospetto esterno.

Il Loggione

Accedendo all’edificio dal portone centrale, si accede al loggiato, la cui pianta d’anello disimpegna le stanze adibite ad uffici di fronte all’entrata principale del palazzo, la scala nobile o reale, è caratterizzata da quattro rampe con otto colonne che sostengono le volte.

Tali colonne al piano terra e al primo piano sono rivestite di gesso grigio ad imitazione marmo; ancora al primo piano il soffitto e adornato con dipinti raffiguranti gli stemmi araldici di Agrigento, Sciacca e Bivona ed un putto che tiene in mano il tempio di Giunone.

L’Ultimo piano

Suggestivo l’ultimo piano dove colonne in gesso decorato a finto bronzo sormontati da putti, incorniciano un soffitto con affreschi rappresentanti illustri agrigentini: Giovanni Agostino De Cosmi, Filippo Foderà, Michele Foderà e Tommaso Fazello.

Tornando nel cortile centrale, alla sinistra dell’ingresso principale, si accede alla scala di servizio due rampe che conduce ai quattro piani superiori che ospitano rispettivamente l’alloggio prefettizio, gli uffici della prefettura e quelli della provincia.

Il terzo piano

Da segnalare al terzo piano la bellezza degli affreschi del soffitto dell’aula consiliare “Giglia”, dove una suggestiva metafora dello stemma della provincia, capeggiato da una Italia dalle giunoniche fattezze, tende la mano a tre grazie che rappresentano Agrigento e le sue sottoprefettura: Sciacca e Bivona. Infine all’incrocio delle pareti con il soffitto si impongono alla vista le medaglie dei busti di Agatocle,  Piloo, Cleone ed Empedocle.

Di particolare attenzione è il soffitto della sala a biblioteca ubicata al piano terra del palazzo dove, un recente restauro evidenzia una spettacolare volta a botte in pietra viva

La Costruzione

La costruzione Palazzo della Provincia fu iniziata nel 1854 e ultimata nel 1868. Inizialmente destinato ad ospizio di beneficenza, con l’avvento dell’unità d’Italia e dopo fasi alterne, l’edificio fu assegnato all’Amministrazione Provinciale di Agrigento.

L’alloggio del Prefetto

Nello stesso palazzo sono ospitati anche l’alloggio del Prefetto e gli uffici della Prefettura. Sorge ai piedi della Collina di Girgenti che, assieme alla collina della Rupe Atenea, delimitavano a nord l’antica Città di Akragas. L’edificio, a pianta centrale, si estende su cinque piani fuori terra, l’ultimo dei quali occupa solo parzialmente la superficie in pianta.

Dal portale d’ingresso si accede al cortile porticato e, da questo, alla Biblioteca e alla Scala Reale.

L’AULA CONSILIARE

All’Aula Consiliare si accede dal terzo piano. In essa si possono ammirare gli affreschi raffiguranti lo stemma araldico della Provincia e la suggestiva metafora dell’Italia che tende la mano

a tre grazie che rappresentano Agrigento e le sue sottoprefetture: Sciacca e Bivona. All’incrocio delle pareti con il soffitto campeggiano le medaglie con i ritratti di Agatocle, Pileo, Cleone ed Empedocle

LA SCALA REALE

La Scala Reale è caratterizzata da rampe con otto colonne che sostengono le volte. Artisticamente apprezzabile è il soffitto con gli

stemmi araldici di Agrigento, Sciacca e Bivona ed un putto che sostiene il tempio di Giunone. Agli angoli sono raffigurati quattro illustri agrigentini Giovanni Agostino De Cosmi, Filippo Foderà, Michele Fodera e Tommaso Fazello

Galleria Scala Reale. Esposizione permanente

La Scala Reale ospita una esposizione permanente di illustri pittori italiani e stranieri del Novecento che negli anni cinquanta e sessanta, hanno partecipato a concorsi indetti dagli Enti turistici della Cita m occasione dell’annuale Sagra del Mandorlo in Fiore.

La collezione, caratterizzata da uniformità tematica legata al paesaggio della  Città e della Valle dei Templi ritratto durante il periodo della fioritura del mandorlo, comprende tra le wrficate opere di Gianbecchina,  Rizzo, Ittzinger e Farhat.

L’esposizione si pone in continuità con la scuola paesaggistica dell’Ottocento siciliano e sebbene con tendenze stilistiche tra di loro differenti, fa rivivere la grande tradizione dei viaggiatori stranieri che, a partire dal XVIII secolo, hanno rappresentato i luoghi e i volti della Città dei Templi.

Sala Presidenziale di rappresentanza.

La Sala Presidenziale di rappresentanza, sita al terzo piano con soffitte in stile neoclassico abbellito da decorazioni e stucchi ospita al suo interno pregiatissime tele di autorevoli maestri del novecento italiano come Michele Cascella e Gianbecchina

Sala Stampa. La contemporaneità del bronzo

La Sala stampa, ubicata al terzo piano, rappresenta il fulcro dell’attività politico-amministrativa dell’Ente.

Inaugurata nel 2010  ospita al suo interno sculture bronzee di grandi maestri siciliani oltre ad un quadro in ceramica di grandi  dimensioni raffigurante lo stemma araldico dellaProvincia Regionale di Agrigento, opera  della maestria delia scuola ceramista della Provincia

Vincenzo Gennaro. Nudo di donna, bronzo

Biagio Governali, il Bambino e la pace, bronzo altezza 1,50 m

Nino Contino, Busto di Luigi Pirandello, bronzo

IL Neoclassico

Di autore ignoto. Statua raffigurante divinità muliebre, gesso policromo

poterono

LO STEMMA ARALDICO

Lo stemma della Provincia di Agrigento, a forma di scudo, è suddiviso in tre riquadri che rappresentano gli emblemi araldici di Agrigento, Sciacca e Bivona, cioè le sedi della prefettura e delle due sottoprefetture da essa dipendenti fino al 1938, anno in cui venne ufficialmente riconosciuto come simbolo provinciale, dall’allora

Regno d’Italia. Nel primo riquadro, tre giganti sorreggono tre torri, alla base delle quali si legge la frase latina “Signat Agrigentum mirabilis aula gigantum “.

Nel secondo riquadro, il cavaliere Agatocle in armatura d’argento è raffigurato nell’atto di espugnare il castello di Sciacca, il terzo riquadro, infine, reca l’effige di un ragno in un prato verde e di una mezzaluna d’argento.

SPAZIO ESPOSITIVO “GALLERIA DEI PRESIDENTI”

Collezione documenti storici e decreti unità d’Italia

Con il Decreto 15 ottobre 1860 si ordina la votazione per plebiscito sulla preposizione: “Il Popolo siciliano vuole l’Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele Re costituzionale e sui suoi

legittimi discendenti”.

Nel decreto 14 maggio 1860 firmato Giuseppe Garibaldi, Comandante in capo delle forze Nazionali in Sicilia, l’Eroe dei due Mondi decretava di: “Assumere nel nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia la dittatura di Sicilia”.

È custodito nella stanza di rappresentanza del Presidente della Provincia il documento datato 15 aprile 1938 dove Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re D’Italia e di Albania Imperatore D’Etiopia concede, in virtù, dell’Autorità Reale e Costituzionale…alla Provincia di Agrigento la facoltà di usare uno stemma e un gonfalone…registrato alla Corte dei Conti e trascritto nei registri della Consulta Araldica.

Una citazione a parte merita il decreto datato Torino, 17 marzo 1861 con il quale Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme: “Assume per sé e i suoi successori il titolo di Re d’Italia”.

La collezione rappresenta un percorso culturale e narrativo che affonda le radici nella Storia Patria Italiana.

VITTORIO EMANUELE  II

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato;

Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Articolo  unico.

Il Re Vittorio Emanuele li assume per sfi o suoi successori il titolo di Re d’Italia.

Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella Raccolta degli Atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come Legge dello Stato.

Dato a Torino, addi 17 marzo 1861.

Collezione documenti Storici e Decreti Unità d’Italia

Testi a cura dell’Ufficio Stampa

Provincia Regionale di Agrigento

Categoria: Agrigento Racconta, Cultura, In 5 MinutiTag: agrigento, girgenti, Palazzo della Provincia, prefettura, provincia regionale di Agrigento

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